Approfondimento

Cornette virtuali – Ae 73

Anche il computer squilla, ormai non è più una novità. Gli utenti dei servizi telefonici VoIp sono in costante aumento, così come gli operatori e il giro d’affari vorticoso. Ecco come sta cambiano il nostro modo di comunicare Il computer…

Tratto da Altreconomia 73 — Giugno 2006

Anche il computer squilla, ormai non è più una novità. Gli utenti dei servizi telefonici VoIp sono in costante aumento, così come gli operatori e il giro d’affari vorticoso. Ecco come sta cambiano il nostro modo di comunicare

Il computer squilla, e voi rispondete. Non è più una cosa tanto bizzarra: lo era forse un anno e mezzo fa, quando per la prima volta (Ae n. 58) parlammo della possibilità di parlare a prezzi vantaggiosi o addirittura gratuitamente attraverso Internet, da una parte all’altra del mondo.

Oggi i servizi VoIp (Voice over Internet protocol) sono una realtà conosciuta e utilizzata, con decine di operatori e un vorticoso giro di affari che cresce di giorno in giorno.

Anche in Italia. “Il nostro Paese è partito un po’ in ritardo, ma ora cresce velocemente” ci spiega Enrico Noseda, 38 anni, country manager di Skype qui in Italia. Skype è un programma molto noto che può essere scaricato gratuitamente dalla rete. Tutte le persone che hanno Skype e una connessione Adsl parlano tra di loro gratuitamente. Pagano solo se chiamano telefoni normali.

La società è nata nel 2003: oggi 100 milioni di persone hanno Skype. Metà degli utenti sono arrivati da quando, nel settembre 2005, Skype è stata acquistata dal colosso delle aste on line eBay, per la cifra record di 4 miliardi di dollari. Da allora, il “programmino” un po’ hacker capace di far tremare i giganti della telefonia tradizionale mondiale è diventato una società da 140 milioni di dollari di fatturato l’anno. E il “nome utente Skype” inizia a essere stampato nei biglietti da visita insieme all’indirizzo di posta elettronica.

Noseda mi accoglie nella sede italiana di eBay, dietro la Stazione Centrale di Milano, dove Skype Italia ha la sua sede (aperta a inizio maggio).

Un palazzo di 11 piani, in passato appartenuto alla Galbani. Quattro piani sono occupati dalla società californiana, per la quale lavorano una sessantina di persone. Per ora Noseda è l’unico dipendente di Skype Italia (“le segretarie non sono nella filosofia Skype”). Sul computer che si è portato dietro mi fa vedere come funziona Skype: “il luogo fisico dove si lavora è irrilevante”, mi spiega.

Perché Skype sbarca in Italia? “Oggi l’Italia è tra i primi dieci Paesi al mondo per numero di utenti.

È primo per crescita mensile in Europa, terzo nel mondo. I numeri danno da soli la risposta”.

Ogni giorno in Italia almeno 200 mila persone scaricano il “programmino” (
www.skype.it). Ma non si può sapere quanti sono gli skyper italiani: “Sono vincoli decisi da eBay. Posso solo dire che sono milioni”.

Dei cento milioni di utenti nel mondo, il 10% almeno utilizza anche i servizi di Skype a pagamento. Ovvero chiama dal computer telefoni normali, o da questi si fa chiamare sul computer. Stessa percentuale per gli utenti italiani.

“Costa meno più vai lontano. Le chiamate locali e verso i cellulari sono meno convenienti. Il nostro obiettivo è abbassare le tariffe sul mobile, aumentare il numero di utenti e la percentuale di quelli che sono anche clienti” continua Noseda.

Prima di passare a Skype, era direttore commerciale per Parla.it, operatore VoIp di France Telecom.

Il suo compito adesso sarà quello di “localizzare partnership globali”,

di prendere accordi con aziende produttrici di telefoni, cuffie e microfoni “Skype certified” su cui incassare royalty, studiare metodi di pagamento (come le carte prepagate) adatti alla clientela italiana refrattaria all’uso di carta di credito su internet. Il target principale sono le piccole e medie aziende, per le quali l’Italia ha già il primato mondiale per numeri di clienti. Ma niente pubblicità: “Skype non ha mai investito in pubblicità. Solo marketing virale, cioè passaparola. Questo ci permette di mantenere al minimo i costi, e continuare a fornire gratuitamente un programma che permette di parlare gratuitamente da computer a computer. Noi non saremo mai, né qui né altrove, un tradizionale operatore telefonico”. Tuttavia anche Skype dovrà fare i conti con le nuove disposizioni dell’Autorità che riguardano i servizi VoIp (vedi box a pagina 28). Con lei, gli altri operatori che le fanno concorrenza: Tiscali Voce, Parlino (di Tele2), Jajah, Vira gli ultimi nati. Ciascuno ha la sua caratteristica: Tiscali e Parlino funzionano un po’ come Skype e hanno tariffe simili, con Vira non serve il Pc ma un adattatore, mentre Jajah non richiede nemmeno di scaricare alcun programma.

Tra le indicazioni dell’Autorità, l’appello all’interoperabilità, per cui ad esempio un utente Skype dovrà poter parlare gratis con un utente Tiscali, se entrambi utilizzano il computer. “Per ora l’interoperabilità non è un problema prioritario” dice Noseda. “Senz’altro faciliterà la diffusione del VoIp, ma i grandi operatori non hanno vantaggio a farla. Sono i piccoli a spingere. La soluzione è che tutti scarichino Skype”.

Porgo a Noseda il numero di maggio di Ae. Riconosce Alex Zanotelli nella foto in copertina. Scopro che è correntista di Banca Etica. Camminando negli uffici ho visto del tè del commercio equo e solidale. Allora obietto: la sede legale di Skype è nel Lussemburgo, un paradiso fiscale. Skype appartiene a eBay, gigante planetario dell’e-commerce e quasi monopolista delle compravendite on line. A eBay appartiene anche Paypal, l’azienda da cui nei primi tre mesi del 2006 sono passati 8,8 miliardi di dollari in transazioni, un altro quasi-monopolio. Lo stesso programma che si scarica è gratuito, ma non è open source (un’alternativa “libera” è WengoPhone,
www.openwengo.com).

Non è che dopo aver creato milioni di utenti, farete pagare anche per parlare tra computer e computer, rendendo difficile (se non impossibile) passare a un operatore alternativo mantenendo il proprio nome o numero Skype?

“Lo escludo del tutto. Skype è nato per far parlare la gente gratuitamente in tutto il mondo e così sarà sempre”.

“Nomadici” o tradizionali lo Stato fissa le regole

VoIp esiste, anche per lo Stato. A fine marzo l’Autorità per le garanzie delle comunicazioni (www.agcom.it) ha pubblicato una delibera con la quale detta le regole per chi fornisce servizi di telefonia attraverso internet.

L’Autorità distingue due tipologie di operatori. Nella prima ricade chi offrirà il servizio della telefonia tradizionale: chi si affiderà a questi ultimi avrà un numero di telefono geografico (con lo 0 nel prefisso). Gli altri operatori invece daranno numeri di telefono “nomadici”, non riconducibili cioè a un luogo in particolare. Per questi il prefisso sarà il 5.

Anche per le nuove numerazioni gli utenti avranno diritto alla portabilità del numero in caso di cambio dell’operatore, e dovranno essere sempre in grado di chiamare numeri di emergenza, come il 113 o il 118.

Il paradiso (fiscale) della telefonia

Il “programmino” Skype nasce nel 2002 dalle menti di Niklas Zennström e Janus Friis, già noti per aver creato il software Kazaa (il peer to peer che permette di scambiare file in rete). La società Skype nasce nel 2003, ma è il 12 settembre 2005 la svolta: Skype viene venduta a eBay, leader mondiale delle aste on line. Valore dell’affare: oltre 4 miliardi di dollari, pagati a Niklas e Janus in parte in contanti e per il resto in azioni.

Zennström è oggi amministratore delegato della società, che ha sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Nel primo trimestre 2006 l’azienda ha fatturato 35,2 milioni di dollari (il 41% in più del trimestre precedente).

Il sito eBay invece è stato creato nel 1995 da Pierre Omidyar a San Jose, in California. Oggi l’azienda che organizza aste e vendite on line ha 11 mila dipendenti e ha fatturato nel 2005 4,5 miliardi di dollari (
www.ebay.com) .

Dal 2002 a eBay appartiene anche Paypal, il più utilizzato sistema di pagamento per acquisti attraverso internet. Nel 2005 sono passati attraverso il sistema Paypal pagamenti per 27 miliardi di dollari (
www.paypal.com).

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia