Opinioni

Contro la verità delle ricette economiche

A differenza di molti ambiti, come quello dei cambiamenti climatici, il "sistema" invita a non applicare rigore né scetticismo rispetto ai meccanismi che regolano l’economia. Come se fossero "dati" incontrovertibili. Contro il "pensiero unico", Francesco Gesualdi, Tonino Perna e Roberto Mancini, tre firme di Altreconomia, hanno deciso di presentare la propria candidatura al Parlamento europeo. Il commento di Pietro Raitano  

Tratto da Altreconomia 159 — Aprile 2014

Ogni giorno, le principali decisioni economiche vengono prese sulla base di elementi non più accurati del lancio di una monetina. Mesi, anni dopo, gli errori divengono lampanti, ma le conseguenze di questi sono irreversibili.

Il problema coi barbari, si dice, è che li puoi combattere e sconfiggere, ma poi quel che resta sono lo stesso macerie. 
Il tema è quello delle regole, e in questo il “sistema” economico (nella sua accezione odierna, chiamata liberismo), non differisce nella sua strategia dalle religioni, o meglio dai poteri religiosi. L’uno e gli altri osteggiano le norme: il primo in nome della libertà e dell’efficienza, i secondi in nome dei propri valori. Entrambi -liberismo e poteri religiosi- pretendono privilegi cui non dovrebbero aver diritto.  
A guardar bene, per l’economia sembra vigere una sorta di “doppio standard”: a questo campo non si applica il rigore e lo scetticismo estremo che invece incontriamo in altri campi. Ad esempio per il cambiamento climatico, per il quale oltre 20 anni di studi scientifici e lavoro accurato non impediscono ancora oggi di incontrare chi esprime dubbi e confutazioni rispetto alle previsioni che siamo in grado di fare. Sostenere che non ci sono verità (salvo nelle ricette economiche) ma un “brodo” di incertezza consola tutti e ammorba noi cittadini, spingendoci (frenandoci) nell’inazione. È per questo che ci siamo abituati a realtà incredibili: il modo in cui trattiamo i migranti, le guerre dimenticate, la povertà e la fame, il razzismo strisciante, la precarietà del lavoro, i tempi della giustizia, l’inquinamento. Un giorno forse qualcuno ci chiederà: ma voi dove eravate? Perché un conto sono i servi del potere: stanno dalla parte giusta, ma solo temporaneamente, e sempre servi rimangono; spacciano incoerenza -che vuol dire non mantenere gli impegni, magari quelli per cui sei stato votato- per autocritica -che invece è ammettere onestamente di essersi sbagliati-. (Ma qui nessuno ammette gli errori, nessuno chiede scusa, nessuno pensa di dover dare spiegazioni rispetto a comportamenti incoerenti, negati fino a un attimo prima.) 
E un conto siamo noi. Noi abbiamo bisogno di parole chiare, certe, non fumose. Di prese di posizioni nette, ragionate, ragionevoli. Radicalità, non incertezza, non mediazione, non annacquamento. 
Gli impegni si rispettano, la parola data va mantenuta. 
Fra poco arriveranno le elezioni europee. Come abbiamo già scritto, sono le prime in cui gli elettori conteranno davvero. E come sappiamo, e la tragedia ucraina ci insegna, non c’è molto tempo per salvare l’Europa: tornano i venti di guerra e nessuno può pensare di chiamarsi fuori o salvarsi da solo. Non faremo campagna elettorale per nessuno, ma saremmo ipocriti se facessimo finta di nulla: pertanto salutiamo soddisfatti  la candidature di tre persone che fanno parte della storia di Altreconomia. Francesco Gesualdi e Tonino Perna -che hanno fondato questa rivista- e Roberto Mancini, che ne è una firma irrinunciabile da tanti anni. Dopo una vita spesa per “l’altra economia”, ciascuno ha voluto spiegare le ragioni della propria scelta. Ognuno poi si faccia la sua idea.
“Un Paese sotto ipnosi e un continente impazzito -ha scritto Mancini-: sono l’Italia delle larghe intese e l’Europa ridotta ad agenzia di funzionari a disposizione dei mercati. La menzogna dice che bisogna ridurre i servizi e i diritti perché costano troppo, e favorire i mercati. È vero il contrario: quindi i pericoli maggiori vengono dalla credulità e dalla rassegnazione di massa”. “Non possiamo continuare a concepire l’economia -scrive Gesualdi- come un campo di battaglia dominato dalle imprese in perenne lotta fra loro e mentre combattono riducono in poltiglia diritti, dignità, sicurezza, salute, ambiente. Esiste un’altra possibilità che è quella di sottomettere l’attività delle imprese al rispetto di regole invalicabili di tipo salariale, previdenziale, occupazionale, ambientale”. “Si scontrano visioni contrapposte nella fase più fragile e delicata vissuta dalla UE, dal momento della sua costituzione -scrive invece Perna-. Tra la grande coalizione che diventa sistema, e l’uscita dall’euro, ben più pericolosa, c’è la via del cambiamento radicale delle politiche economiche di Bruxelles, restando nell’euro e dando più peso ai Paesi del Sud Europa: ristrutturare il debito, introdurre il reddito minimo, garantire scuola e sanità per tutti, come diritti di cittadinanza”. —

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