Opinioni

Com’è difficile amministrare

Nel 2011 Avviso pubblico ha censito oltre trecento atti d’intimidazione e minaccia mafiosa nei confronti di sindaci e funzionari pubblici. Trentatrè, invece, i Comuni sciolti per mafia nel 2012

Tratto da Altreconomia 146 — Febbraio 2013

Prima delle elezioni, parliamo di politica. Di chi la fa sul campo, misurandosi quotidianamente con i cittadini. E con problemi che incontra chi cerca di governare per la salvaguardia del bene comune, subendo minacce criminali e di stampo mafioso. Sono gli “Amministratori sotto tiro”, come li definisce Avviso pubblico -l’associazione che dal 1996 ad oggi ha messo insieme più di 220 enti locali impegnati in progetti di prevenzione e di contrasto alle mafie- nel rapporto presentato a Roma a dicembre, da cui emerge uno scenario agghiacciante (lo trovate sul sito www.avvisopubblico.it). Tra il 2010 e il 2011 il numero delle intimidazioni e delle minacce nei confronti di sindaci, assessori e consiglieri comunali è aumentato del 27%, passando da 212 a 270: una media di una minaccia ogni trentaquattro ore.
Gli atti intimidatori non si registrano soltanto nel Mezzogiorno -dove si conta comunque il maggior numero dei casi- ma anche nelle regioni centro-settentrionali (Lazio, in Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige).
La Calabria è saldamente ai vertici di questa triste classifica, con il 37% delle minacce censite (85 casi). In questa regione le sindache di Monasterace, Rosarno, Isola Capo Rizzuto e Decollatura sono state più volte il bersaglio di rappresaglie criminali, tanto da spingere la prima cittadina di Monasterace Maria Carmela Lanzetta a minacciare le dimissioni, successivamente ritirate, insieme a quelle di tanti sindaci della Locride.
Dopo la Calabria, nella classifica nazionale delle minacce troviamo la Sicilia (68 casi) e la Sardegna (36 casi). A ruota Campania (25 casi) e Puglia (20 casi) e -novità- nel 2011 si sono registrate ben nove minacce anche in Lombardia, in particolare nelle province di Como e di Lecco. A Fino Mornasco (Co), nella piazza principale del paese è stata piantata una croce di legno alta due metri e ad essa è stata legata una bomba priva di carica con la foto del sindaco, Giuseppe Napoli. A Lecco, invece, è stata assegnata una scorta al sindaco Virginio Brivio. La sua “colpa”? Aver revocato la licenza al bar gestito da un appartenente alla famiglia Coco Trovato.
Ad essere minacciati non sono solo i politici, ma anche i funzionari pubblici. Avviso Pubblico ha censito 33 casi in tutta Italia: ad essere oggetto di minacce e di intimidazioni di tipo mafioso sono soprattutto i dipendenti che operano nel settore degli appalti, della polizia municipale, degli uffici addetti alla gestione dei rifiuti e dei servizi sanitari. La casistica delle minacce subite, in alcuni casi anche più di una volta dalle stesse persone, vede l’invio di buste con proiettili, incendi di auto e di abitazioni, danneggiamenti a fondi agricoli di proprietà, sino a giungere all’aggressione fisica e al tentato omicidio, per ricordarci -se ce ne fosse bisogno- che le mafie, quando le persone non si piegano alle loro volontà, usano la violenza. Dal 1893 al 2010 sono state uccise per mano criminale quasi cinquanta persone, tra politici e funzionari pubblici. Il primo fu Emanuele Notarbartolo, sindaco di Palermo; l’ultimo, Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (Sa). Quando non si colpiscono direttamente le persone, gli avvertimenti riguardano le cose: auto dei vigili urbani e magazzini incendiati, scuole comunali devastate, furti in uffici pubblici. A Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, hanno addirittura tentato di incendiare il portone del Municipio, e l’edificio non è andato distrutto grazie al fortuito passaggio di un cittadino. È andata peggio, sicuramente, in Sicilia, a Butera (Cl) dove in poche ore l’intero parco mezzi del Comune è finito in cenere, per un danno superiore al milione di euro.
Il rapporto di Avviso Pubblico ha acceso un faro anche sul fenomeno dei Comuni sciolti per mafia. Nel corso del 2012, ben 25. Il secondo dato più alto dopo i 33 scioglimenti del ‘93, l’anno dopo le stragi di Capaci e di via d’Amelio. “Le mafie si sconfiggono con la buona politica -ha affermato Andrea Campinoti, presidente di Avviso pubblico e sindaco di Certaldo (Fi)-. Sostenere queste donne e questi uomini con strumenti e risorse anche straordinari, senza lasciarli soli, è un dovere a cui nessuno può sottrarsi”. Un messaggio chiaro ai cittadini elettori e ai futuri deputati e senatori nel nostro Parlamento. —

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