Città eque fatevi avanti – Ae 72

Fairtrade alla conquista: dalle amministrazioni pubbliche alle diocesi. E poi botteghe specializzate, stazioni solidali e palloni “giusti”. In occasione della fiera “Tuttaunaltracosa”, ecco cosa bolle nella pentola dell’equo Garstang è una piccola cittadina come tante: cinquemila anime scarse, in agosto…

Tratto da Altreconomia 72 — Maggio 2006

Fairtrade alla conquista: dalle amministrazioni pubbliche alle diocesi. E poi botteghe specializzate, stazioni solidali e palloni “giusti”. In occasione della fiera “Tuttaunaltracosa”, ecco cosa bolle nella pentola dell’equo

Garstang è una piccola cittadina come tante: cinquemila anime scarse, in agosto una mostra agricola (pare tra le più rinomate della regione) e, nel corso dell’anno, un festival “vittoriano” e un altro dedicato all’arte; si racconta poi che durante la guerra civile inglese il re Carlo II abbia passato una notte in un pub della città. Poco altro.

Ma di una cosa Garstang può andar fiera di sicuro: grazie all’attivo gruppo locale di Oxfam, questo piccolo centro del Lancashire, Inghilterra del Nord, nel 2000 è diventato la prima “città equa e solidale” al mondo, per espresso volere della popolazione che ha votato la mozione durante un’assemblea pubblica, aprendo così la strada alla campagna nazionale lanciata poi dalla Fairtrade Foundation. Oggi alla “Fairtrade Towns campaign” hanno aderito in 238 tra contee, città, villaggi, quartieri; l’iniziativa è stata replicata anche in Francia, è partita da poco in Italia e sta raccogliendo adepti in Irlanda (una città “certificata” e 34 in lista d’attesa), Belgio, Canada e, presto, in Norvegia e Usa.

Il commercio equo va quindi sempre più alla conquista delle amministrazioni pubbliche locali che, per aderire alla campagna, devono dimostrare che in città il fairtrade è già una presenza “viva”: i prodotti solidali devono essere utilizzati in un certo numero di “luoghi di lavoro pubblici” (dagli uffici comunali, per esempio, alle aziende), il gruppo locale di sostegno alla campagna deve garantire un impegno continuativo e i prodotti equi devono essere facilmente reperibili in diversi punti vendita della città, individuati con precisione in rapporto alle dimensioni della popolazione: un punto vendita ogni 2.500 abitanti per una cittadina di 10 mila abitanti, uno ogni 5 mila per le città fino a 200 mila abitanti e così via.

Una strada lunga e tortuosa, a volte, come quella che hanno dovuto percorrere i “pionieri” di Garstang: il gruppo locale di Oxfam ha iniziato a promuovere il commercio equo già nel 1992, ma con scarsi risultati. Dopo cinque anni, i tentativi di portare i prodotti “giusti” in caffè e ristoranti è fallito, e anche con le chiese non va benissimo: gli attivisti regalano ai sei luoghi di culto cittadini del caffè equo istantaneo, con l’invito ad acquistarne ancora, ma soltanto tre accettano (tra questi, la Chiesa Metodista, che già nel 1991 aveva dato vita a “The mustard seed”, una vera e propria bottega del mondo). Col tempo, però, il lavoro di Oxfam inizia a dar frutti. Nel 1999 viene lanciata una campagna in sostegno ai produttori di cacao del Ghana -con il coinvolgimento delle scuole locali- che porta al gemellaggio tra Garstang e l’africana New Koforidua, dove lavorano i produttori equi di Kuapa Kokoo (
www.kuapakokoogh.com). Con queste e altre azioni (pranzi sociali, degustazioni di prodotti) il commercio equo viene sempre più apprezzato dalla popolazione che, il 27 aprile del 2000 in una votazione pubblica, dichiara Garstang “città equa”.

Comprare fairtrade è un buon modo per reindirizzare i quattrini, considerando che un cittadino britannico nel corso della sua vita spende mediamente 90 mila pound (circa 130 mila euro) nei supermercati, avvantaggiando molto spesso multinazionali e un sistema commerciale che sfrutta i produttori del Sud.

Oggi a Gargastang il 70% della popolazione locale dichiara di riconoscere i prodotti del commercio equo (contro il 20% a livello nazionale), che sono reperibili in 15 punti vendita (oltre alla bottega, la stazione di servizio, un parrucchiere, la grammar school, un bar…). Info:
www.garstangfairtrade.org.uk.

“Fairtrade towns” ha sempre più aderenti, dalle Isole Shetland in Scozia fino a città di un certo peso, come Edimburgo e, addirittura, Londra (fairtradelondon.org.uk). Qui gli obiettivi da raggiungere, date le dimensioni della città, sono piuttosto alti. Se approvare una risoluzione in favore del commercio equo è più facile (il sindaco Ken Livingstone si è impegnato personalmente già nel 2003), lo è meno raggiungere gli obiettivi “pratici”: in rapporto ai suoi quasi 7,5 milioni di abitanti, per diventare una Fairtrade town a tutti gli effetti, Londra deve garantire che almeno 740 negozi e 370 società di catering vendano e servano prodotti del commercio equo. Per semplificare il lavoro, vengono quindi “certificati” i singoli distretti cittadini che si muovono autonomamente per ottenere lo status di “fairtrade borough”. Al momento l’obiettivo è stato raggiunto da sei distretti su 32.

Esperienze analoghe, si diceva, sono quella francese, promossa da Max Havelaar France, che ha lanciato la campagna “500 villes s’engagent pour un commerce équitable”, sottoscritta al momento da 153 città, quella belga, con Oxfam e Max Havelaar Belgique impegnate nelle campagne “Ça passe par moi” e “Ça passe par ma commune”, per il sostengo del commercio equo a livello individuale e comunitario.

In Italia la campagna si chiama “Città equosolidali”, è stata lanciata a novembre ed è promossa Fairtrade TransFair Italia, Assemblea generale del commercio equo italiano (Agices), Coordinamento delle Agende 21 locali e Coordinamento enti locali per la pace, ma hanno aderito anche alcune tra le principali organizzazioni del commercio equo nazionale: Ctm altromercato, Commercio alternativo e Associazione Botteghe del mondo. Chi vuole diventare una città equa, deve approvare una mozione o una delibera in sostegno al commercio equo, deve utilizzare all’interno della pubblica amministrazione (nei distributori di bevande, per esempio, o per i catering) e nelle mense scolastiche, e organizzare attività informative sul fairtrade. A oggi hanno aderito le Provincie di Cremona e Ferrara, il Comune di Roma e il Comune di Concorezzo (Milano). Per alcuni di questi, come Ferrara e Cremona, si è trattato di una naturale evoluzione del percorso già intrapreso nell’ambito dei programmi di Agenda 21 o negli acquisti pubblici verdi (green public procurement, vedi Ae n. 58). A Cremona, tra le altre iniziative, il nuovo capitolato d’appalto per la fornitura di distributori automatici prevede che il 50% dei prodotti sia equo e/o biologico, Ferrara ha acquistato duemila borse eque di cotone prodotte in Bangladesh facendole personalizzare con il logo dello sportello “Ecoidea”, a Roma il Comune ha erogato contributi per l’apertura di nuove botteghe del mondo e prodotti del commercio equo (banane, snack) sono presenti nei menù delle mense scolastiche.

Info
www.cittaequosolidali.it

Solidali per legge

Fairtrade per legge. Ne discute da tempo l’Agices, l’Assemblea generale del commercio equo italiano che nella sua riunione del 13 e 14 maggio discuterà una bozza di proposta di legge per regolare il settore, definendo chiaramente cosa bisogna intendere per commercio equo e chi ha davvero le carte in regola per farlo. Al centro del testo il rapporto tra i produttori del Sud del mondo e gli importatori del Nord e l’istituzione di un albo per le organizzazioni di commercio equo e di un’Authority che monitori il rispetto dei criteri. Info. www.agices.org

Se la giustizia è a fumetti

Il sogno di Nelson è un mondo più giusto. Il tredicenne protagonista del fumetto La notte di San Nessuno (qui sopra la copertina) disegnato da Gianluca Foglia, in arte “Fogliazza”, una notte fa un sogno che lo porta in Africa, Asia e America Latina, dove scopre il mondo dello sfruttamento minorile, ma anche l’alternativa del commercio equo. Realizzato da Associazione botteghe del mondo con il Pime di Milano, il libro sarà presentato il 19 maggio a Tuttaunaltracosa.

Ctm si apre all’Europa

Tra le novità principali del commercio equo italiano, va segnalato il crescente protagonismo di Ctm altromercato in Europa. Da tempo la Koperattiva Kummerc Gust di Malta è socia del consorzio e dal 2004 anche l’Associação de Comércio Justo portoghese è entrata a farne parte (e grazie alla consulenza di Ctm aprirà due botteghe a Lisbona e Porto che si aggiungono alle cinque botteghe attuali). Ora, grazie alla collaborazione con Fairtrade Hellas, Ctm si “sposta” in Grecia; mentre, a breve, entrerà nel capitale sociale di Solidarmonde, centrale d’importazione di commercio equo francese, per collaborare, insieme alla federazione Artisans du Monde, a un progetto di rilancio del fairtrade d’Oltralpe. Scelte internazionali di cui abbiamo chiesto i dettagli al direttore di Ctm Gianluca Mazza (nella foto).

Da cosa nasce questa necessità?

In questa fase a livello europeo si stanno confrontando diversi modelli di commercio equo: quello basato sui prodotti a marchio, che di fatto sta portando sempre più verso un fairtrade sbilanciato sulla grande distribuzione, e quello che fa riferimento a Ifat, che valorizza un’organizzazione di commercio equo e non un singolo prodotto. Di questo modello Ctm è tra i soggetti più rappresentativi in Europa, insieme con Oxfam che, come noi, crede in una centrale d’importazione che si regge su una rete di botteghe del mondo.

È in gioco la definizione futura di commercio equo?

Esatto. Per questo ha senso che il “modello Ctm”, basato appunto su un consorzio di botteghe, possa essere esportato: crediamo che sia il più adatto per aiutare i produttori marginalizzati e ci interessa che sul mercato il principale canale di vendita del fairtrade siano le botteghe del mondo.

Che cosa non funziona nel sistema dei prodotti a marchio?

Ripeto, di fatto è un sistema più spostato sulla grande distribuzione, un commercio equo che chiunque può fare, rispettati certi parametri. E sappiamo cos’è accaduto di recente con la certificazione fairtrade di un caffè Nestlé e di come certe piantagioni di banane legate a multinazionali stiano cercando di farsi certificare.

Ma anche Ctm altromercato vende alcuni prodotti nei supermercati…

Sì, ma la decisione è stata presa dalle botteghe socie perché la nostra proposta di commercio equo sia visibile anche in questo canale e perché queste vendite generano risorse economiche aggiuntive che vengono reinvestite nella rete di botteghe del mondo socie, che restano comunque il cuore del consorzio.

In sacrestia caffè solidale

Non solo amministrazioni pubbliche: la Fairtrade Foundation UK ha lanciato anche le campagna Fairtrade Diocese. Gli attivisti che vogliono ottenere la denominazione per la propria area devono incoraggiare parrocchie, chiese, comunità religiose a utilizzare prodotti del commercio equo per le proprie riunioni, pubblicizzandone l’uso. E assicurare che tè e caffè solidali vengano utilizzati in almeno metà delle chiese della zona.

Camicie, mobili e consegne a domicilio

Le botteghe del commercio equo si specializzano e diversificano l’offerta.   E nascono nuovi soggetti dedicati alle economie solidali. In occasione della fiera nazionale “Tuttaunaltracosa” (Milano, 19-21 maggio), diamo un’occhiata ad alcune novità del settore.

Raggio Verde, in quel di Biella, ha messo in piedi “BeCotton”, una filiera tessile che sposa materie prime eque e biologiche (filo di cotone o tessuto) e una lavorazione tutta locale, in un’area dove le molte aziende terziste presenti rischiano grosso a causa della delocalizzazione in terra asiatica delle produzioni dei grandi marchi: polo, felpe e accessori che sposano Nord e Sud del mondo. Ma la bottega si è anche inventata una “Borsa della spesa” con consegna a domicilio di prodotti locali (“Quelli dei fornitori del nostro servizio catering”, spiega Michele Saccomano) e il confezionamento di conserve e marmellate ricavate dalle eccedenze degli stessi produttori (raggioverde.com).

Si moltiplicano poi le botteghe dedicate a prodotti specifici e c’è chi, per esempio, decide di puntare su mobili e complementi d’arredo, come “L’altrabottega” a Brescia (foto qui sotto) o “Plaza de Arte”, punto vendita appena aperto a Sanremo dalla cooperativa sociale Terre Solidali, che gestisce anche “Sottosopra”, la bottega storica della città. Spiega Sergio che il nuovo negozio ligure nasce anche da una questione di spazio: “Il primo negozio -dice- misura una trentina di metri quadrati, e l’artigianato era davvero sacrificato”. Plaza de arte, invece, è grande il doppio e si affaccia su piazza San Siro, in pieno centro storico. Ottima posizione per vendere mobili e artigianato artistico non soltanto ai clienti equi abituali, ma anche ai turisti che affollano la Riviera soprattutto nel periodo estivo. E adesso anche Sottosopra sfrutta i suoi spazi per un’offerta più mirata: alimentari equi, prodotti biologici (anche freschi), pannolini ecologici e detersivi alla spina (otto tipi da appositi erogatori).

Info:
www.sottosoprasanremo.it

Così “L’altrabottega”, che per differenziarsi dalle due sorelle bresciane (entrambe Botteghe della solidarietà) ha pure cambiato nome, con l’idea di diventare quasi una boutique del mobile etnico, per una clientela che non ha problemi ad aprire il portafogli per cifre consistenti (coopsolidarieta.org).

La nuovissima “EquAzione” (inaugurazione il 7 maggio), nasce invece dall’esperienza pluriennale della comunità di base delle Piagge, a Firenze, e si propone come “bottega delle economie solidali”. Quindi non un punto vendita dell’equo e stop: per i prodotti fairtrade ha un occhio di riguardo, ma sugli scaffali tiene anche i manufatti dei laboratori che occupano parte degli abitanti del quartiere (legno, cucito, pasta di sale), prodotti riciclati (libri, soprammobili), editoria indipendente. EquAzione nasce da una scommessa della comunità e da otto donne che hanno messo in piedi una coop ad hoc, raccolto i denari e ottenuto un finanziamento dal Comune. Info: tel. 055-373737, equazione_2005@libero.it

Mondiali con i palloni giusti

Ai prossimi mondiali di calcio in Germania (9 giugno-9 luglio) occhio ai palloni. L’appello arriva da News!, il network europeo delle botteghe del mondo, che ha pubblicato un rapporto su Pakistan, India e Cina: il settore è ancora caratterizzato da molte situazioni difficili, sia rispetto ai bambini impiegati nella produzione che per quanto riguarda salari e sicurezza dei lavoratori. Soltanto in Pakistan, tra il 2003 e il 2004 sono stati prodotti 35 milioni di palloni. Una risposta arriva da Commercio alternativo, che importerà palloni equi certificati Transfair, in collaborazione con l’ong Iscos-Cisl. Info: www.worldshops.org

La nuova fermata di Chico

Nuovi binari per Chico Mendes. Nella seconda metà di maggio la bottega milanese aprirà un nuovo negozio all’interno del nuovo spazio commerciale della stazione ferroviaria di Porta Garibaldi, appena ristrutturata. Quarto punto vendita cittadino in partnership con Ctm altromercato, sarà una bottega “tradizionale”, con offerta di artigianato e alimentari e tra le più grandi d’Italia, con quasi 200 metri quadrati di superficie.

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