Opinioni

Chi si nutre di Expo

Nell’attesa di espositori e turisti, Expo 2015 attrae l’attenzione della magistratura milanese. Ancora una volta, un’inchiesta della Procura di Milano mostra la debolezza di un evento che ha negato il proprio slogan ("Nutrire il Pianeta, Energia per la vita"), consumato suoli agricoli e stracciato cronoprogrammi. Dopo l’anomalia nota di Infrastrutture Lombarde ecco il turno di Vie d’acqua, parcheggi e altre infrastrutture

È giudiziario il pianeta che sta nutrendo -sino ad oggi- l’evento Expo 2015, previsto a Milano dal primo maggio al 31 ottobre del prossimo anno. L’ultimo anello è infatti quello rappresentato dall’inchiesta condotta dalla Procura di Milano che ha comportato gli arresti di sette persone, per reati contestati che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino all’associazione a delinquere. Tra questi anche Angelo Paris, direttore della pianificazione acquisti di Expo 2015 Spa, mentre a Antonio Rognoni -ex dg di Infrastrutture Lombarde Spa, coinvolto in un’altra inchiesta sugli appalti nelle opere pubbliche, sempre a Milano- sono toccati gli arresti domiciliari. La tesi degli inquirenti è che l’orientamento di alcune opere collegate alla manifestazione -le Vie d’acqua, i parcheggi e il progetto Architettura di servizio– sarebbe stato alterato da un flusso di tangenti.
 
Il fragore dell’inchiesta ricopre -e cancella- i recenti annunci da parte della società Expo 2015 Spa (che ancora tace), della Prefettura di Milano, delle istituzioni del territorio e del Viminale circa l’abbassamento della soglia dei controlli sugli appalti di pochi giorni fa (da 100mila a 50mila euro d’importo). 
 
Il flusso di tangenti avrebbe avuto come punto di partenza anche l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, amministratore delegato del Gruppo omonimo attivo nel settore costruzioni aggiudicatosi l’appalto delle Vie e di Architettura di servizio del capoluogo lombardo.
 
Un Gruppo con un portafoglio lavori pari a 2,8 miliardi di euro (dati bilancio 2013), da realizzare per il 60% in Italia e per il 40% fuori dal nostro Paese. In Italia si occupa di infrastrutture ed edilizia: dalla presenza presso il petrolchimico Enichem di Ferrara alla ristrutturazione degli hangar di Aviano, dallo snodo Termini della linea metropolitana di Roma al serbatoio Diga Maccheronis di Nuoro. All’estero conta cantieri aperti in Libia (dove opera tramite la Delma Spa) nella cittadina di Al Abyar, o Azzawia, Bengasi e Marsa Brega, passando per la Tanzania e giungendo fino in Kenya -dove è in corso la riabilitazione di un lotto di strada lungo 60 chilometri tra Eldoret e Wabuye-. Gruppo Maltauro è attivo anche a Capoverde, nell’Isola di Fogo, dove si è aggiudicato un appalto da 28 milioni di euro per il rifacimento di 68 chilometri di una strada di “contornamento” del vulcano. 
 
Scorrendo il Rapporto annuale 2012 di Sace Spa, il gruppo assicurativo acquisito nel 2012 interamente da Cassa depositi e prestiti, si legge in un box dedicato ai traguardi raggiunti che Sace avrebbe “garantito per 42,9 milioni di euro un performance bond emesso nell’interesse della vicentina Maltauro per i lavori di ampliamento e manutenzione della base aerea di Al Udeid a Doha commissionati dal Ministero della Difesa del Qatar”.
 
Il Procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha dichiarato in conferenza stampa che “la nostra preoccupazione è stata quella di agire con rapidità per permettere a Expo 2015 di ripartire dopo aver fatto pulizia”. Il punto, però, è che la “festa con sette miliardi di invitati” (come recita la campagna promozionale di Expo 2015), oltre ad aver già consumato almeno 1.000 ettari di suoli agricoli e non aver destato alcun interesse tangibile da parte dei 21 milioni di visitatori ottimisticamente previsti (Ae 160), è finita da un pezzo.

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