Opinioni

Cento passi dopo 35 anni

Il ricordo di Peppino Impastato. Intellettuale e scrittore, militante ammazzato da Cosa nostra il 9 maggio 1978. Il casolare dove fu assassinato è un rudere. L’appello al governatore Crocetta _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 150 — Giugno 2013

In un Paese in cui la memoria è un vizio di qualcuno piuttosto che una virtù collettiva, c’è una data che è bene ricordare: il 9 maggio 1978. Quel giorno è cambiata la storia d’Italia. Nel centro di Roma, in via Caetani, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, mentre a Cinisi, un borgo alle porte di Palermo, situato di fronte all’aeroporto di Punta Raisi -oggi intitolato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino- veniva assassinato un giovane giornalista e attivista politico, candidato al consiglio comunale: Giuseppe Peppino Impastato.
Trentacinque anni fa i brigatisti colpivano al cuore la democrazia italiana uccidendo colui che avrebbe dovuto guidare un governo di solidarietà nazionale, destinato a dare vita ad una nuova stagione politica in Italia, mentre i mafiosi di Cosa nostra, su ordine di don Tano Badalamenti, uccidevano uno dei loro più determinati oppositori che aveva fatto della cultura la sua arma principale.
Cento erano i passi che separavano la casa di Badalamenti da quella della famiglia Impastato, ma praticamente nulla era la distanza fisica tra Peppino e la mafia. Il padre e lo zio, infatti, erano membri della locale famiglia mafiosa. Eppure, nonostante questa situazione, Peppino trovò il coraggio di rompere e di condurre una dura e seria battaglia contro quel mondo. Lo fece non solo grazie alla sua tenacia e alla sua intelligenza ma, in particolare, grazie al sostegno che aveva ricevuto da sua madre Felicia, una donna determinata, forte e coraggiosa.
La storia di Peppino, il suo impegno e il suo omicidio, non sarebbero stati conosciuti se non ci fossero stati dei giudici che hanno lavorato con determinazione per la ricerca della verità e, prima ancora, se mamma Felicia, il fratello Giovanni e gli amici del Centro siciliano di documentazione presieduto da Umberto Santino non avessero condotto una lunga ed estenuante battaglia per contrastare la tesi ufficiale delle autorità, secondo la quale Peppino sarebbe morto nel tentativo di collocare un ordigno sui binari della ferrovia. Tutto questo è stato scritto e documentato in una relazione della Commissione parlamentare antimafia.
Perché la memoria non resti semplicemente ricordo, ma sia strumento di un corale e rinnovato impegno, il 9 maggio scorso, Avviso Pubblico -l’associazione che dal 1996 mette in rete gli enti locali impegnati in progetti di formazione civile contro le mafie- e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, hanno promosso la seconda edizione de “I 100 passi dei Sindaci”. Diversi amministratori locali provenienti dalla Sicilia e da tante regioni italiane hanno percorso con le fasce tricolori quel pezzo di strada che dà il titolo al bellissimo film di Marco Tullio Giordana.
Sindaci, assessori e consiglieri comunali e provinciali hanno marciato in corteo insieme ai bambini delle scuole e ai loro cartelloni colorati in memoria di Peppino. Quei 100 passi sono stati percorsi per dire no alla mafia, all’omertà, alla violenza e per ricordare a ciascuno di noi che non può esserci mafia senza rapporti con la politica, ma che ci deve essere una politica senza rapporti con la mafia.
Questo principio lo ha ribadito con forza Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico, nel corso del suo intervento presso il casolare di Contrada Feudo in cui fu ucciso Peppino. Un casolare ormai abbandonato all’incuria e alla decadenza che, al contrario, deve diventare un luogo di memoria civile. Per questo motivo, Avviso Pubblico ha deciso di sostenere la raccolta di firme on line promossa dalla “Rete 100 passi” (www.rete100passi.it/#!iniziative-attivity/c253t) per chiedere al Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, di stanziare delle risorse finalizzate alla realizzazione di questo progetto. In quest’occasione è stato realizzato anche un video intitolato Munnizza. —
 

* Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso Pubblico, enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie”, www.avvisopubblico.it

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