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Esteri / Reportage

Mare dei Caraibi: Antigua e Barbuda riapre la lotta contro le grandi navi

Il leggendario approdo English Harbour, dove nel XVIII secolo venne allestita la più importante base della Royal Navy su indicazione dell’ammiraglio Horatio Nelson - © Alberto Caspani

Il turismo è un pilastro dell’economia delle isole, ma per aggiudicarsi i visitatori stranieri le autorità sacrificano gli standard di tutela ambientale. I governi, intanto, chiedono alle compagnie una più equa ripartizione degli introiti

Tratto da Altreconomia 217 — Luglio/Agosto 2019

Né sole, né uragani. A fare il bello e cattivo tempo, nei Caraibi, sono oggi le ritorsioni delle grandi compagnie da crociera. L’ultima è arrivata per mano di Carnival Cruise Line: non appena Gaston Browne, primo ministro di Antigua & Barbuda, ha osato denunciare lo sfruttamento economico imposto al suo Paese dalla potente “Florida Caribbean Cruise Association” (FCCA - f-cca.com), che rappresenta ben 18 compagnie americane, le conseguenze sono state pesantissime. Lo scorso 12 marzo la linea statunitense ha cancellato tutti i suoi 4 sbarchi invernali ad Antigua, senza concedere neppure una possibilità di confronto o mediazione al governo dell’ex colonia britannica. Analogamente si sono comportate Holland America Line e Seabourn, mettendo poi pressione sulle altre compagnie del blocco. Hanno preso contatti con nuovi scali, siglato accordi lampo, privando “l’isola dalle 365 spiagge” di entrate fondamentali per la propria economia. Una nave dalla capienza media di 4mila passeggeri, sec

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