Cara bolletta, il risparmio è in conto terzi – Ae 42

Numero 42, settembre 2003Impianti energetici nuovi di zecca, efficienti e a costo zero? Oggi è possibile: grazie alle Energy Service Company, società quasi sconosciute in Italia, che coniugano profitti e tutela ambientaleOgni sindaco sogna i lampioni. Un impianto di illuminazione…

Tratto da Altreconomia 42 — Agosto 2003

Numero 42, settembre 2003

Impianti energetici nuovi di zecca, efficienti e a costo zero? Oggi è possibile: grazie alle Energy Service Company, società quasi sconosciute in Italia, che coniugano profitti e tutela ambientale

O
gni sindaco sogna i lampioni. Un impianto di illuminazione stradale nuovo di zecca e magari gratis, visto che di soldi in Comune ce ne sono sempre di meno.
Impossibile? Non proprio.

Il trucco c'è, ed è semplice. L'amministrazione locale -un Comune, una Provincia o una Regione- ha bisogno di migliorare, ingrandire o rifare un impianto energetico, (e può trattarsi di illuminazione stradale o di riscaldamento, oppure di condizionatori d'aria per il caldo estivo)? Bene, già oggi per tutti questi servizi, l'amministrazione paga una “bolletta” energetica, che comprende le forniture (l'elettricità o il metano, per esempio) ma anche la manutenzione e gli altri costi legati agli impianti.

Ed è proprio su queste “bollette” che lavorano le Esco (che sta per Energy Service Companies), aziende che del risparmio e dell'efficienza energetica fanno la loro bandiera e la loro scommessa. L'esperienza viene dal Nord America, dove funziona da decenni, ma, con un po' di lungimiranza, potrebbe affermarsi anche in Italia.

Vediamo come funziona.

L'Energy Service Companies fa una valutazione della “bolletta” pagata dall'amministrazione pubblica, e soprattutto degli impianti. In particolare misura il potenziale di risparmio energetico e gli interventi necessari per ottenerlo. Se questo margine è sufficientemente ampio, l'affare è fatto. La Esco ci mette la competenza e, soprattutto, i soldi: finanzia i lavori, si occupa delle forniture, della manutenzione e della gestione generale, direttamente o appaltando a sua volta.

Un servizio “chiavi in mano” che, all'amministrazione pubblica, costa esattamente quanto la vecchia “bolletta”.

Ma allora dov'è il trucco? Come fanno le Esco a guadagnarci?

In realtà i rientri economici (con relativi profitti) sono garantiti alle Esco dal risparmio (energetico, e quindi monetario) che il nuovo impianto riesce a generare, grazie alla razionalizzazione e all'utilizzo di tecnologie moderne ed efficienti, capaci di evitare sprechi. L'amministrazione paga alla Esco l'ammontare di bolletta che ha sempre pagato, ma in realtà parte di questi solrimangono alla Esco stessa: perché i consumi reali sono diminuiti, anche se le prestazioni rimangono le stesse. E più l'impianto è efficiente, maggiori sono i vantaggi: per la Esco, ma anche per l'ambiente (e quindi, alla fine, per tutti).

La conseguenza indiretta è infatti che si consuma meno energia perché gli impianti sono più efficienti, e inoltre si produce meno inquinamento. Dopo un certo numero di anni (sufficienti per ammortizzare i costi e garantire un margine di guadagno per per la Esco), la gestione torna all'amministrazione pubblica, che si ritrova un impianto energetico efficiente e capace di ampi margini di risparmio.

Questo meccanismo -semplice ed efficace- è chiamato anche “Finanziamento tramite terzi” (Ftt), e può essere molto flessibile. Ad esempio, i risparmi conseguiti possono anche essere ripartiti sin da subito tra amministrazione ed Esco, in percentuali variabili (anche al 50%, ma di solito le frazioni sono 70% alla Esco, 30% al cliente, oppure 90 e 10). Tutto dipende dal potenziale risparmio, dal tipo di contratto e dalla sua durata: se tutti i risparmi vanno alla società appaltatrice, ad esempio (e in questo caso si parla di “cessione globale” o “first out”), i rientri avvengono anche in due o tre anni, quindi in tempi brevi rispetto alla durata media dei contratti tra Esco e clienti (dai cinque ai sette anni).

I vantaggi per i clienti sono evidenti: assenza di rischi finanziari (tutto ricade sotto la responsabilità della Esco), opportunità di realizzare interventi senza risorse proprie, liberazione dalle problematiche connesse alla gestione.

Ma anche le Esco hanno ottime prospettive. Le amministrazioni locali sono clienti ideali, sempre a corto di finanziamenti e con impianti generalmente vecchi. Ma soprattutto pagano sempre le bollette, garantendo quel “flusso di cassa” indispensabile per un finanziamento di questo tipo.

Senza contare che questi contratti possono essere utilizzati anche dal settore privato: uffici e industria, ma anche condomini. Quel che conta è il potenziale di risparmio.

Niente male. Eppure l'Italia è in forte ritardo nel mercato delle Esco, rispetto al resto d'Europa. Oggi ci sono una cinquantina di società che fanno finanziamento tramite terzi (un parziale elenco si trova sul sito http://energyefficiency.jrc.cec.eu.int/html/list_esco.htm#ITALY); le prime risalgono addirittura agli anni '80. Ciononostante non esiste nel nostro Paese una definizione giuridica di Esco (a parte il tentativo della Regione Toscana, vedi box a lato).

I freni alla loro diffusione si trovano nella complessità contrattuale (soprattutto per le amministrazioni pubbliche, alle prese con appalti e capitolati), ma anche nella scarsa sensibilità ambientale, nelle inadeguate competenze tecniche, in una certa disattenzione politica. E nel fatto che pochi conoscono questa opportunità: dal 2002, per esempio, la Regione Lombardia ha istituito un fondo di 100 mila euro destinato alle amministrazioni locali per facilitare la diffusione del Ftt. Finora nessun Comune o Provincia ha fatto richiesta di quei soldi.!!pagebreak!!

“Esco” nero su bianco, la Toscana arriva prima
Ai toscani piace spiegarsi bene. L'unico testo dell'amministrazione pubblica che in Italia dia una definizione di Esco (cui altri enti possono ispirarsi) è l'”Accordo volontario settoriale per la riduzione delle inefficienze energetiche tramite le Esco”, approvato dalla Regione Toscana a novembre. L'accordo istituisce un elenco ufficiale di Esco e nasce per promuovere il Finanziamento tramite terzi (Ftt) sul territorio.

In base all'accordo, per esempio, nell'atto costitutivo della società “deve essere presente fra gli scopi (oggetto sociale) il risparmio energetico”. Ma una Esco deve dimostrare anche di avere capacità di progettazione, di realizzazione, di “management” energetico.

E deve presentare agli uffici regionali la documentazione (ad esempio fatture, ordinativi o certificazioni) che provi queste capacità e dimostri una precedente esperienza di Ftt. L'elenco delle Esco che sottoscrivono l'accordo è su www.rete.toscana.it/sett/pta/energia/mercato/menu.htm

In questo modo la Regione mira a ridurre il fabbisogno energetico di oltre 270 milioni di kilowattora, con investimenti di oltre 103 milioni di euro in una decina d'anni.

L'illuminazione dell'assessore
Un esempio per l'Europa. Ecco cos'è Trezzano Rosa, provincia di Milano, 4 mila abitanti.

Un caso eclatante: senza spendere una lira, il Comune ha fatto rifare l'impianto di illuminazione stradale, aumentando la luminosità del 5% e rispettando i limiti di legge sull'inquinamento luminoso. Merito di Luciano Burro (foto), giovane assessore all'Ambiente e all'Istruzione (è un ingegnere di 29 anni) che scopre il finanziamento tramite terzi grazie agli studi universitari. A fine 2001 viene indetta la gara di appalto, che si aggiudica la Tiesco, società di Novegro di Segrate (Mi).

Il contratto (firmato nel 2002) durerà 15 anni, in cui Tiesco finanzierà ogni aspetto (dalla realizzazione alla manutenzione) dell'impianto. I risparmi generati andranno divisi a metà col Comune. Risultato: 35% di risparmio complessivo (cioè oltre 250 mila euro in 15 anni) e l'istituzione di un fondo ambientale nel quale il Comune reinvestirà i risparmi.

In più, un premio ambito: il GreenLight Awards 2003, che l'Unione Europea consegna a chi (pubblici e privati) sviluppa progetti di risparmio energetico sull'illuminazione. Nel 2003 ne sono stati consegnati cinque in tutti gli Stati dell'Ue, e il Comune di Trezzano Rosa è stato l'unica amministrazione pubblica a ricevere il premio. www.comunetrezzanorosa.it !!pagebreak!!

Da Cremona al Piemonte, ecco gli altri pionieri
Prove di risparmio anche a Cremona, ma questa volta tocca al riscaldamento. A settembre si conclude infatti il contratto quinquennale con il quale la Provincia ha rimesso a nuovo gli impianti calore di 37 edifici, 27 dei quali sono scuole, attraverso il meccanismo del Finanziamento tramite terzi.

Importante la stesura del capitolato speciale d'appalto -in base al quale è stata fatta la gara nel 1998- che può essere preso a esempio da altre amministrazioni (si trova su www.energia.regione.lombardia.it/ftt/home.htm, con altri esempi elaborati dalla Regione Lombardia). La società cui appaltare i lavori è stata scelta in base a un punteggio relativo all'offerta di servizi, e non al ribasso dei costi.

Le soluzioni utilizzate per il risparmio sono state telegestione e telecontrollo, termoregolazione degli impianti, sostituzione dei generatori e, in tre casi, il teleriscaldamento.

Il consumo complessivo si è ridotto in media del 20%. Un “capitolato tipo” è stato elaborato anche dalla Regione Piemonte, fin dal 2001, riguardante l'illuminazione pubblica. Risponde agli standard del Programma europeo “GreenLight” (www.eugreenlight.org) cui la Regione aderisce, e si scarica all'indirizzo www.regione.piemonte.it/ambiente/energia/illumin.htm

Già da ora si può risparmiare il 15% di energia
Altro che rischio black out
Come fare l'elemosina seduti su una montagna di soldi. La situazione energetica italiana è un po' questa: lo spettro del black out e la paura di non avere abbastanza elettricità da un lato, un enorme potenziale di risparmio energetico dall'altro.

La parola magica è efficienza, e i numeri sono sbalorditivi. Non meno del 15% dell'energia che consumiamo (e vale sia per l'elettricità che per il riscaldamento) potrebbe essere risparmiato evitando sprechi e utilizzando tecnologie più appropriate, addirittura con benefici economici, oltreché ambientali. E senza sacrifici: stessi confort, elettrodomestici e tutto il resto, spendendo meno. Altro che nuove centrali.

Il paradosso è che gli strumenti legislativi per sfruttare questa immensa risorsa già ci sono. E anche da un po': sono del 24 aprile 2001 infatti due decreti dell'allora ministero dell'Industria (oggi Attività produttive), che individuano gli obiettivi per l'incremento dell'efficienza energetica (a sua volta promosso col decreto Bersani del 1999 e il decreto Letta del 2000, che liberalizzavano il mercato italiano dell'energia). Solo che sinora non sono stati resi operativi.

I due provvedimenti (due “gemelli”: uno per il gas, l'altro per l'elettricità) impongono alle aziende distributrici con più di 100 mila utenti (su tutto il territorio nazionale sono 8 per l'energia elettrica, come Enel, o Acea, e 22 per il gas, come Italgas o Asm) di realizzare attività di risparmio energetico presso i propri clienti. Regalare lampade a basso consumo, ad esempio, o proporre l'installazione di caldaie ad alto rendimento con forti sconti.

Le aziende distributrici hanno infatti un ruolo chiave nel settore, perché, oltre a veicolare l'energia, hanno a che fare direttamente con gli utenti, e quindi possono intervenire nei consumi finali. L'ammontare del risparmio “obbligatorio” che ogni distributrice deve generare è stabilito dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, e chi non riesce a raggiungerlo incorre in sanzioni.

In compenso, gli investimenti in risparmio vengono certificati con titoli di efficienza energetica, e rimborsati. Il che a conti fatti significa che l'operazione non comporta oneri per le aziende distributrici. Anzi, questi titoli (chiamati “certificati bianchi”) possono essere rivenduti in un mercato apposito, ove chi non ha raggiunto l'ammontare di risparmio obbligatorio li acquista per evitare sanzioni. A questo mercato hanno accesso anche le Esco, il che potrebbe essere un forte stimolo al loro sviluppo.

Le risorse per l'attuazione dei decreti arriverebbero da un incremento della bolletta per i consumatori (si parla di 0,05 centesimi di euro ogni kilowattora, meno dell'1%), che ciononostante risparmierebbero, perché a loro sono destinati gli interventi di efficienza. A regime, i decreti permetterebbero un risparmio energetico annuo attorno al 2/3% -che equivale grosso modo all'incremento dei consumi- e una riduzione netta della bolletta energetica (a parità di di servizi forniti) nell'ordine dei 100/200 milioni di euro l'anno. La partenza -che i decreti individuavano col 2002- slitterà probabilmente al prossimo anno.!!pagebreak!!

Spegnete quella lucina!
Una lucetta da 52 milioni di euro l'anno. Se tutti spegnessimo il televisore senza lasciarlo in stand-by (in quella condizione, cioè, per cui può essere riacceso col telecomando, e un led rosso ce lo ricorda), la bolletta energetica nazionale si ridurrebbe di 306 milioni di kilowattora, che in euro fanno 52 milioni. Senza contare tutti gli altri apparecchi (computer, stereo etc.). Il calcolo, non molto complicato, lo ha fatto l'Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori,
www.aduc.it) che si chiede: perché il ministero non organizza una campagna di sensibilizzazione?

Secondo uno studio europeo (http://perso.club-internet.fr/sidler/page22.html), ogni casa italiana in media potrebbe risparmiare più di 1.200 kilowattora l'anno (oltre un centinaio di euro, tra il 20 e il 25% dei circa 400 che spende ogni famiglia) grazie a interventi di efficienza su frigoriferi, lavatrici e lampadine, oltre che su stand-by. E nei momenti di picco il risparmio arriverebbe al 31%.

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