Buoni semi, frutti giusti – Ae 63

Numero 63, luglio/agosto 2005Sette famiglie per sette aziende agricole locali: e con ortaggi e frutta tipici riapre anche la bottega dell’equo. Perché lo sbocco al mercato è un problema per i piccoli del Sud del mondo e per quelli del…

Tratto da Altreconomia 63 — Luglio/Agosto 2005

Numero 63, luglio/agosto 2005
Sette famiglie per sette aziende agricole locali: e con ortaggi e frutta tipici riapre anche la bottega dell’equo. Perché lo sbocco al mercato
è un problema per i piccoli del Sud del mondo e per quelli del Nord
 
Galeotta fu la bottega. Questa storia nasce qualche anno fa, in quel di Liguria, tra le cime più elevate dell’Appennino ligure in Val d’Aveto e il mare di Chiavari.
Franca, Fabio, Nicola, Silvy e tre Massimo sono piccoli agricoltori in difficoltà.
Sette famiglie per sette aziende agricole, tagliate fuori dalla grande distribuzione e dai circuiti commerciali tradizionali (alcune storie le raccontiamo nei box in queste pagine).
Producono patate, farina di castagne, olio di oliva e formaggi e li vendono qua e là ai mercatini di prodotti biologici, mentre intorno a loro le valli si spopolano e i giovani corrono giù nelle città per trovare un lavoro. Fino all’incontro con la bottega Zucchero Amaro di Chiavari.
“Io ho sempre fatto acquisti in negozio”, dice Raffaella dell’azienda agricola Mooretti, “ma quando i miei prodotti non venivano più pagati giustamente e non c’erano sbocchi sul mercato, ho cominciato davvero a capire come si sente un piccolo produttore in crisi nei Paesi in via di sviluppo. E così la mia spesa in bottega è diventata sempre più frequente e a un certo punto è nata un’amicizia con i responsabili della bottega e con chi incontravo abitualmente a comprare banane o caffè.”
Nasce così, spontaneamente, un piccolo gas -un gruppo di acquisto solidale- perché chi va in bottega per acquistare zucchero e fagioli secchi del commercio equo, o pasta e sugo di una qualche cooperativa etica, vuole anche fare una spesa “altra” di formaggio, frutta e verdura fresca.
Il primo ordine (siamo a settembre 2002) è di appena 20 euro -tre chili di patate, un chilo di cipolle, un chilo di bietole, tre chili di zucchine, tre chili di fagiolini- ma aumenta di settimana in settimana (oggi del gas fanno parte oltre 100 famiglie).
L’ordine viene inviato una volta alla settimana e i prodotti ritirati in bottega, che diventa il punto d’incontro tra gli agricoltori e i loro clienti, oltre allo spazio dove imparare quando è la stagione delle mele e scambiarsi suggerimenti per nuove ricette dal sapore antico. 
“Per noi della bottega -spiega Claudio Solari, presidente della cooperativa Zucchero Amaro- è stato un incontro importante, perché abbiamo potuto conoscere chi produce quello che mangiamo, la qualità e la storia dei prodotti. E sostenere concretamente un’economia che non riesce a competere con l’agricoltura industriale e la grossa distribuzione”.
A un certo punto Zucchero Amaro fa un passo in più, offrendo agli agricoltori di aprire un negozio vero e proprio a Lavagna nei locali dove, fino a pochi mesi prima, si trovava la bottega del commercio equo. Oltre le famiglie del gas, sono infatti sempre più numerose le persone che hanno sentito parlare dei prodotti di questi agricoltori e desiderano acquistarli, e serve un luogo dove fare una spesa consapevole.
Per la bottega e gli agricoltori si prepara una nuova sfida. Iniziano le riunioni serali, ci si chiede cosa fare, se fondare una cooperativa, come gestire il negozio, dove reperire i fondi.
Intanto i proprietari dei locali di Lavagna assicurano di non volere affittare ad altri il negozio, di prendersi pure il tempo che  serve, e che saranno felici se i loro locali resteranno un punto di riferimento in città per fare acquisti con uno stile diverso. E dieci membri del gas decidono di donare 200 euro a testa per creare un piccolo fondo comune dal quale attingere per sistemare il negozio, nell’attesa di un contributo provinciale e di un sostegno del Gruppo di azione locale dell’Appennino ligure (un’iniziativa a livello europeo per la promozione dello sviluppo sostenibile  nelle aree rurali). 
Arriviamo così allo scorso 25 maggio, quando con la firma davanti al notaio nasce la cooperativa “Agri-cultura dell’equo”, alla quale aderiscono tutti e sette gli agricoltori e Zucchero Amaro. Ormai tutto è anche pronto per l’apertura del negozio (che si chiamerà come la cooperativa) ai primi di luglio, in tempo per la stagione turistica (via Dante 30, in pieno centro storico, nei pressi della chiesa).
Sugli scaffali ci saranno i prodotti alimentari del commercio equo e solidale e frutta, verdura, carne e formaggi freschi dell’entroterra. E anche varietà antiche e tradizionali della montagna genovese, come la patata “quarantina” o la farina di castagne.
Sarà, insomma, un luogo dove non si compra solo una merce, ma dove si potranno fare due chiacchiere con i produttori e restituire al cibo il giusto valore sociale. Soprattutto non sarà una boutique: il  prezzo sarà trasparente per comprendere come è composto e quanto incidono i costi e le ore di lavoro degli agricoltori.
Se sarà più alto di quello dei supermercati, varrà la pena di farsi raccontare quello che sta dietro ai prodotti coltivati sui monti, nel rispetto della natura e della biodiversità.
Fare la spesa qui significa anche sostenere la sopravvivenza di questi piccoli produttori e contribuire a mantenere in vita una parte di terra con la sua storia, la sua cultura e la sua economia, che altrimenti sarebbe andata perduta per sempre. 
 
Solo un’avvertenza: se andate in bottega  munitevi di una borsa per la spesa, perché i sacchetti di plastica qui non sono i benvenuti. Altrimenti trovate sacche di stoffa, zainetti etnici e cesti di paglia del commercio equo, per fare una spesa anche più rispettosa dell’ambiente.  
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Patate giù dai monti
Al Mooretti, una delle sette aziende agricole che hanno creato la cooperativa, coltivano antiche varietà di patate della montagna genovese, come la “quarantina”, la “prugnola” e la “morella”. E poi legumi, cereali, ortaggi e frutta. L’azienda alleva anche bovini di razza bruna, che pascolano liberi in montagna; con il latte (che viene mischiato anche con le spezie del commercio equo e solidale) si producono formaggi freschi e stagionati. Come lo stracchino aromatizzato col chili. L’azienda, a quasi mille metri in montagna, è portata avanti da Massimo e Raffaella, che vi abitano con i loro due bambini. (Per info sulle esperienze di  queste pagine:
verdeaveto@tiscali.it)
 
Potere alle castagne
A Zerli, nell’entroterra di Chiavari, in un castagneto di 5 mila metri quadri, Franca Damico con la mamma e lo zio raccolgono -a mano- le castagne. Poi le portano nel seccatoio dove sono fatte seccare a fuoco e fumo per un mese continuo. Una parte viene venduta intera, il resto macinata a pietra per farne farina. Il resto sono scarti (per il maiale) e bucce per il fuoco nel seccatoio l’anno dopo. Dietro a questa produzione vive un pezzo di azienda e un bosco, che altrimenti sarebbe abbandonato. E che oggi, invece, è pulito, e nel quale pascolano le pecore che danno il latte per fare il formaggio, le foglie per il letto degli animali e la legna per il fuoco.
 
Miele e non solo
Alla Mellifera si fa il miele. Fabio Nervo e suo padre hanno 60 alveari dai quali ricavano miele d’acacia, millefiori, castagno e melata. Nelle annate giuste, anche miele di erica. In inverno, invece, producono miele con pasta di nocciola, di pistacchi o di frutta secca. Da qualche mese hanno iniziato a sperimentare anche la produzione di idromele e di aceto di miele. Non solo miele, però.
Nei loro campi coltivano anche piselli, broccoli, basilico, peperoni, melanzane, pomodori, zucchine e zucche.
Fabio, tecnico apistico, è diventato coltivatore diretto nel 2004, dopo avere fatto per anni l’impiegato, e oggi vive alla Mellifera con Maria Teresa e Irene di due anni.

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