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Ambiente / Intervista

Acqua inquinata: l’avvocato che combatte contro i “Pfas”

Robert Bilott ha condotto una battaglia legale durata 19 anni contro il colosso DuPont, in West Virginia, costretto a risarcire 3.550 richieste di lesioni personali dovute a contaminazione da sostanze chimiche tossiche. È stato in Veneto, ospite della rete di realtà vicentine impegnate da anni nella lotta contro l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche

Quanto vale l’accesso all’acqua non inquinata? In West Virginia, negli Stati Uniti orientali, questo valore è stato calcolato in 671 milioni di dollari, più altri che serviranno a rispondere alle 3.550 richieste di lesioni personali dovute alla contaminazione da acido perfluoroottanoico (Pfoa). È quanto ha dovuto pagare il colosso agroindustriale DuPont (www.dupont.com), ritenuto responsabile dell’inquinamento da questa sostanza chimica tossica usata per fabbricare il Teflon, usato per rivestire le padelle antiaderenti, ma anche nella produzione di vernici e tessili.

Uno dei protagonisti di questa storia è l’avvocato Robert Bilott (www.taftlaw.com/people/robert-a-bilott) che proprio per il suo impegno nella battaglia legale sui Pfoa durata 19 anni contro DuPont ha ricevuto a metà novembre a Copenaghen il prestigioso riconoscimento “Right Livelihood Awards”, un premio nato nel 1980 per “onorare e supportare persone coraggiose e organizzazioni che offrono soluzioni visionarie ed esemplari alle cause profonde dei problemi globali” (http://www.rightlivelihoodaward.org/laureates/robert-bilott/).
Bilott è stato invitato in Veneto da una rete di realtà vicentine (Mamme no Pfas, Gruppo genitori e cittadini attivi stop Pfas di Montecchio Maggiore, Greenpeace, Medicina Democratica e la Rete Gas Vicentina) impegnate da anni nella lotta contro l’inquinamento da Pfas, che coinvolge circa 100 Comuni e una popolazione di 350mila persone. A monte di questa vicenda veneta c’è la Miteni, del gruppo “International Chemical Investors”, che dal 1964 -quando ancora si chiamava RiMar, “Ricerche Marzotto”- ha avviato la produzione di intermedi fluorurati a Trissino (VI) (https://casacibernetica.files.wordpress.com/2017/02/punto_pfas_numero_uno_stampa_def.pdf). L’abbiamo incontrato.

Avvocato Bilott, quando ha iniziato il suo lavoro sui Pfoa in West Virginia?
RB Era il 1991 quando conobbi la storia di un allevatore di Parkersburg le cui mucche stavano morendo una dopo l’altra. Le allevava su un terreno di proprietà della DuPont, che in quella città di 30mila abitanti sulle rive del fiume Ohio, al confine con l’omonimo Stato, aveva una ditta molto grande per la produzione del Teflon, un marchio registrato dalla multinazionale nel 1938. Il Teflon è prodotto a partire dal Pfoa, l’acido perfluoroottanoico (uno dei composti chimici noti come Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche, ndr). Fino al 2000 DuPont avrebbe acquistato i Pfoa dalla 3M Company (Minnesota Mining and Manufacturing Company), in Minnesota, per poi iniziare a produrli in proprio dal 2002.
Ho iniziato a studiare i documenti della ditta e ad approfondire il caso: dai primi anni 50 la DuPont usava i Pfoa nello stabilimento del West Virginia e dal 1984 questo composto chimico è stato trovato nell’acqua potabile. Una popolazione di 70mila persone che viveva sui due lati del fiume, tra l’Ohio e il West Virginia, era stata per lunghi anni esposta a queste sostanze, ma c’era allora pochissima informazione, nessuno ne parlava. Mentre le agenzie governative si muovevano molto lentamente, a partire da due comunità locali abbiamo avviato una class action contro DuPont, con la richiesta di avere accesso all’acqua pulita e un’indagine epidemiologica indipendente per verificare lo stato di salute degli abitanti.

L'intervento di Robert Bilott all'incontro pubblico del 1° ottobre 2017 a Lonigo (VI) - © casacibernetica.wordpress.com
L’intervento di Robert Bilott all’incontro pubblico del 1° ottobre 2017 a Lonigo (VI) – © casacibernetica.wordpress.com

Che cosa stavano facendo le comunità esposte all’inquinamento quando le ha incontrate?
RB Al tempo non c’era consapevolezza della gravità del problema, nè informazione su cosa fossero i Pfoa. Con gli abitanti abbiamo iniziato a studiare, approfondire, conoscere gli effetti sulla salute: assicurarsi che la comunità possa avere accesso alle informazioni è stato il primo passo per vincere questa battaglia. Nel 2005 -quando il Governo statunitense iniziava a indagare sulle responsabilità della DuPont- abbiamo fatto 12 diversi test medici e 69 persone hanno partecipato per fornire informazioni mediche a scienziati indipendenti, che hanno lavorato a lungo per capire gli effetti dei Pfoa su chi aveva bevuto negli anni l’acqua inquinata. Dopo sette anni di studi, il gruppo di esperti ha concluso che vi era un legame con sei malattie: cancro ai reni e ai testicoli, colite ulcerosa, malattia della tiroide, ipertensione indotta dalla gravidanza e colesterolo alto. Intanto, dal 2006, la DuPont si era impegnata ad azzerare la produzione e l’uso di Pfoa entro il 2015, obiettivo raggiunto, stando alle dichiarazioni della multinazionale, nel 2013.

Oggi esiste ancora lo stabilimento di Parkersburg?
RB Sì, è una fabbrica molto grande, lunga due miglia, situata sul fiume al confine tra i due Stati. È stata la prima fabbrica di Teflon del mondo. Nel 2015 il settore produttivo del Teflon si è staccato dalla DuPont ed è nata Chemours (www.chemours.com). Questa ditta non produce Pfoa “né li usa in nessuno dei suoi prodotti”, ma nel 2009 DuPont aveva iniziato a convertire la produzione verso una nuova sostanza chimica che potesse sostituirli, il GenX. Il GenX è prodotto a Wilmington, in uno stabilimento nel North Carolina, e poi lavorato a Parkersburg. Ma sulla sicurezza di questo prodotto restano ancora molti dubbi, tanto che lo scorso giugno una comunità del North Carolina ha rilevato inquinamento da GenX nell’acqua (https://theintercept.com/2017/06/17/new-teflon-toxin-found-in-north-carolina-drinking-water/).

Che cosa ci insegna questa storia?
RB Che non possiamo focalizzarci su una sostanza chimica alla volta, ma guardare nel loro complesso a questi prodotti. Non possiamo vincere una causa importante sui Pfoa e, dieci anni dopo, ricominciare da capo a proposito del GenX o di un’altra sostanza che causa danni simili sulla salute. In questo senso, mi sembra che l’Italia stia seguendo la giusta direzione. Sono processi molto lunghi: basti pensare che il caso dei Pfoa in West Virginia è scoppiato nel 2001 e le prime linee guida dell’Epa (l’agenzia federale per l’ambiente, “Environmental Protection Agency”, ndr) sono arrivate nel 2016.

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