Ambiente e diritti, per Costituzione – Ae 40

Numero 40, giugno 2003Sono sei le Stiftulgen tedesche, nate dalle ceneri del Terzo Reich e dalla necessità di educare ed educarsi alla democrazia. Tra ecologia e immigrazione, l'esperienza della Fondazione BöllBerlino – Vera Lorenz ha un viso maturo, accogliente. Arriva…

Tratto da Altreconomia 40 — Giugno 2003

Numero 40, giugno 2003

Sono sei le Stiftulgen tedesche, nate dalle ceneri del Terzo Reich e dalla necessità di educare ed educarsi alla democrazia. Tra ecologia e immigrazione, l'esperienza della Fondazione Böll

Berlino
– Vera Lorenz ha un viso maturo, accogliente. Arriva mezz'ora dopo, “ma voi italiani non siete sempre in ritardo?”. La seguo su per le scale a chiocciola, nella grande mansarda per gli incontri pubblici. Veste come le donne engagée tedesche, un pastrano nero, scarpe rosse larghe e comode, calze millerighe, collana etnica sulla maglietta slavata. La vista da qui è mozzafiato, lei ha già iniziato a parlare, mentre i simboli dell'ex città dell'Est mi trafiggono gli occhi e mi battono nella testa. Quando ritrovo il filo della sua voce, sta raccontando che l'anima della fondazione è l'educazione alla democrazia. Conferenze, dibattiti pubblici, progetti di sviluppo, libri: il filo conduttore è la politica intesa come strumento per sviluppare una coscienza democratica in un Paese che ha conosciuto la dittatura nazista. Democrazia intesa come partecipazione alla vita politica, economica e culturale del Paese, con un occhio di riguardo alle donne, gli immigrati, a quelli che hanno sempre contato meno.

Siamo nella Fondazione Heinrich Böll, una delle sei fondazioni politiche in Germania, una realtà peculiare di questo Paese, che nasce dalle ceneri del Terzo Reich: dopo la sconfitta e la lenta ricostruzione si era andato rafforzando la necessità di educare ed educarsi alla democrazia, per vigilare sulla libertà e non permettere il ritorno del nazionalsocialismo. Nelle scuole venne introdotta l'ora di politica per avvicinare i ragazzi ai valori fondamentali dello Stato e stimolare il senso critico, mentre per giovani e adulti vennero creati dei luoghi di “formazione politica permanente.”

La fondazione Böll è vicina al partito dei Verdi e si è specializzata sui temi dell'ecologia, la democrazia di genere e lo sviluppo, ritagliandosi, con le sue ricerche e iniziative un ruolo di rilievo nel panorama nazionale e internazionale. I fondi (ingenti: 35 milioni di euro nel 2002), arrivano dal governo federale e per garantire la massima trasparenza i bilanci sono pubblicati nei rapporti annuali distribuiti gratuitamente tra le altre brochure informative. La sede è a Berlino, la città che ha patito di più e più a lungo le conseguenze della dittatura, quella hitleriana prima e quella sovietica poi, ma in ogni Land, anche in quelli dell'ex Ddr, dove il promesso miracolo socio-economico non si è ancora realizzato e le spinte estremiste sia di destra che di sinistra sono in aumento, c'è una sede regionale dove il ritmo frenetico degli incontri e delle conferenze segna le giornate, rafforzando i legami con le università e le altre istituzioni locali.” Una rete che la Fondazione ha tessuto per potere catalizzare esperienze e conoscenza ed essere all'avanguardia nella ricerca scientifica e culturale: in preparazione del summit di Johannesburg, la Fondazione ha riunito i massimi esperti di ecologia per preparare il Jo' Burg-Memo, il documento che è stato portato al summit mondiale sullo sviluppo sostenibile e racchiudeva la voce della società civile.

La fondazione occupa cinque piani di un palazzo in stile liberty, dentro i Hackesche Höfe, un dedalo di cortili, comunicanti con gallerie, dove si concentrano studi di architetti, musicisti e un teatro di sperimentazione. Un agglomerato culturale, diventato negli ultimi tempi meta dei turisti alla ricerca di un angolo raccolto negli spazi immensi della città. Per raggiungerla bisogna andare a Mitte, il “centro”che fino al 1989 era inglobato nella Besatzungszone russa, e dirigersi verso il quartiere ebraico, quello del passato, della sinagoga bruciata durante la notte dei cristalli, e quello del presente, dei ristorantini alla moda dove si mangia kasher a prezzi esorbitanti. È la zona intellettuale della Berlino della ex-Ddr, dove abitava Bertolt Brecht, puntellata di librerie e caffè letterari, rigattieri e il più grande centro autogestito d'Europa; a soli due passi da Alexanderplatz con la torre della televisione e il ricordo dei palazzoni anonimi e i ristoranti vuoti, ritoccati dai recenti lavori di restyling. !!pagebreak!!

“Le altre fondazioni portano il nome di grandi politici tedeschi, noi abbiamo scelto Heinrich Böll, uno scrittore che ha incentrato la sua narrativa sui temi civili della denuncia della guerra e la difesa dei diritti umani”, dice Vera. “Per questo uniamo la passione per l'educazione democratica e l'ambiente con la letteratura.” Nella casa natale di Heinrich Böll trovano ospitalità scrittori, pittori e compositori perseguitati nei loro Paesi, nello spirito che lo scrittore aveva manifestato numerose volte, come quando ospitò Aleksandr Solzenicyn, dopo l'espulsione dall'Unione Sovietica nel 1974.

Oggi tra gli ospiti ci sono Adem Gashi, giornalista e scrittore kossovaro, che ha subito il carcere e a cui è stata bruciata la casa con la libreria di oltre quattro mila volumi, e Hasiba Abdulrahman, scrittrice e attivista per i diritti umani in Siria, incarcerata e torturata per il suo impegno con Amnesty International.

La fondazione ha anche il compito di assegnare borse di studio per i giovani che vogliono frequentare l'università ma dispongono di pochi mezzi. “Ogni anno sosteniamo cento nuovi ragazzi che desiderano approfondire le scienze politiche, la sociologia, la letteratura e le scienze naturali e diamo loro la possibilità di partecipare alle ricerche e le attività che realizziamo in fondazione, affiancando i nostri esperti.”

Il lavoro della fondazione travalica i confini nazionali: sono 130 i progetti di cooperazione avviati in 60 Paesi del mondo: a Gerusalemme sostiene il centro multiculturale Kol Ha'Isha, dove donne israeliane, palestinesi, credenti e laiche, seguono incontri sui diritti delle donne e organizzano azioni contro la discriminazione in famiglia o sul lavoro; ad Addis Abeba collabora con l'ufficio nazionale per la difesa ambientale, organizzando workshops, seminari e campagne mediatiche, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle tematiche ecologiche, mentre a Lima sostiene la Asociacion Pro Derechos humanos che produce il programma radiofonico “Accion Urgente” sulle violazioni dei diritti umani.

Tutte le attività sono documentate nei rapporti che ogni anno la fondazione prepara e consultabili nella sala archivio: una fila di scaffali, al piano interrato, sui quali sono strizzati centinaia di volumi, che contengono le ricerche, gli atti delle conferenze e i rapporti preparati per i grandi appuntamenti mondiali.!!pagebreak!!

Un memorandum per lo sviluppo sostenibile
Il Jo'Burg-Memo si sviluppa intorno alla domanda “Sì allo sviluppo, ma che tipo di sviluppo e per chi?” Il testo si concentra sul rapporto intricato tra ecologia e giustizia e spiega come si possono cambiare i paradigmi di uno sviluppo non sostenibile, presentando delle proposte concrete alternative. Scritto a più mani da esperti di tutto il mondo coordinati da Wolfgang Sachs, il memorandum contiene la richiesta di re-integrare il mercato dentro regole sociali e ambientali e distribuire le risorse in modo equo. A questo indirizzo web si può scaricare la versione italiana:
www.worldsummit2002.org/memo/memomain.htm

Fondare il dialogo
Le fondazioni politiche sono un pezzo importante della cultura politica della Repubblica federale tedesca. Nella stessa Costituzione il loro compito è specificato a chiare lettere: educare alla democrazia e stimolare il dialogo politico nell'interesse del bene comune.

Le fondazioni affiancano i partiti che hanno dato loro vita, finanziando con fondi pubblici, borse di studio, ricerche e progetti di sviluppo all'estero, mantenendo comunque una gestione indipendente e non lasciando che il partito influenzi le loro attività.

È lo Stato federale che provvede al loro finanziamento, stabilito in base alla percentuale di rappresentatività in Parlamento del partito al quale sono legate; il totale annuo si aggira sui 300 milioni di euro. In fondo si tratta di una forma di sostegno ai partiti -introdotto fin dagli anni cinquanta- per assicurare il consolidamento della democrazia, in modo trasparente. Le sei fondazioni sono la Friedrich Ebert Stiftung (www.fes.de) vicina alla Spd, la Konrad Adenauer Stiftung (www.kas.de) vicina alla Cdu, la Friedrich Naumann Stiftung (www.fnst.de) vicino alla Fdp, la Hans Seidel Stiftung (www.hanns-seidel-stiftung.de) vicina alla Csu, la Böll Stiftung (www.böll.de) vicino ai Verdi e la Rosa Luxemburg Stiftung (www.rosaluxemburgstiftung.de) vicina alla Pds.

Il legame coi centri
La Fondazione BöIl collabora con alcuni istituti di ricerca di ecologia e sviluppo sostenibile. Il più grande è il Wuppertal Institut (
www.wupperinst.org), una Spa il cui unico azionista è il Land Nordrhein-Westfalen. Altri centri di ricerca sull'ambiente sono l'Institut für ökologische Wirtschafsforschung (www.ioew.de) a Berlino, l'Institut für sozial-ökologische Forschung (www.isoe.de) a Francoforte, l'Institut für Umweltwirtschaftsanalysen (www.iuwa.de) a Heidelberg, il Klaus Novy Institut (www.kni.de) a Colonia e il Frauenhofer Institut (www.isi.fhg.de) a Karlsruhe, che in Rete hanno messo materiale scaricabile in lingua inglese. !!pagebreak!!

Böll, scrittore delle macerie
“Sono nato a Colonia, dove il Reno si ingrossa e dirompe verso le nebbie del Mare del Nord; dove Hitler venne accolto con lanci di vasi di fiori e Göring deriso pubblicamente.

Io stavo, insieme a mille bambini delle scuole sull'attenti, quando con la sua uniforme bianca (ne cambiava fino a tre in un'ora) attraversò la città, famosa in tutto il mondo per il suo Duomo gotico, anche se dovrebbe esserlo per le sue chiese romaniche; la città che ospitava la più antica comunità ebraica della Germania e la sacrificò.

Sono nato a Colonia, il 21 dicembre 1917, mentre mio padre era di guardia sul ponte, nell'anno di guerra quando la fame era diventata insopportabile e l'imperatore

si era fatto costruire una statua nel centro della piazza. Il mio primo ricordo: l'armata di Hindenburg che torna a casa, grigia, ordinata, mesta. Più tardi la falegnameria di mio padre: odore di colla e trucioli, dentro il cortile di una casa popolare, nella quale abitavano più persone che in un paese, cantavano, litigavano, appendevano la biancheria sulle assi.

Ricordo anche i miei primi soldi: una banconota da un miliardo di marchi, con la quale comprai una stecca di zucchero; mio padre che va in banca con un camioncino per ritirare i soldi con i quali pagare i suoi garzoni; i compagni di scuola che mi supplicano per un tozzo di pane -i loro padri erano disoccupati-; e poi disordini, scioperi, bandiere rosse quando con la bicicletta giravo per i quartieri più popolosi; solo pochi anni dopo i disoccupati erano stati assorbiti, erano diventati poliziotti, soldati, boia, fabbricatori di armi – il resto sparì nei campi di concentramento; e le statistiche erano di nuovo giuste, il marco girava a fiotti; il conto è stato pagato solo molto dopo, da noi, che diventati uomini, abbiamo cercato di decifrare la maledizione senza trovare la formula. Volevo scrivere da sempre, tentai presto, ma trovai le parole solo più tardi.” (tratto da “Über mich selbst”, Kiepenheuer & Witsch, traduzione di A.M.)

Heinrich Böll (1917-1985) è uno degli autori tedeschi più popolari del dopoguerra. La sua Germania è quella della Trümmerliteratur (letteratura delle macerie), quella del sentore di morte e dell'assenza di speranza, ma è anche quella dell'anno zero, che tenta di risorgere con il suo miracolo economico nel quale lo scrittore vede solo il trionfo del capitalismo sui deboli. Nel 1972 ricevette il Premio Nobel per la letteratura. Un libro da non perdere: Opinioni di un clown (1963).

Formazione e partecipazione per donne e immigrati
La formazione politica degli immigrati è una delle attività che la fondazione porta avanti: oggi in Germania vivono quasi 2,1 milioni di turchi, ma molti adulti, che hanno ottenuto la cittadinanza, non hanno sfruttato il loro diritto di voto durante le ultime elezioni del settembre 2002, perché non hanno mai esercitato i loro diritti, oppure perché non si sentono cittadini a tutti gli effetti. Un problema di cui si è occupata Anne Ulrich (nella foto), oggi responsabile dell'ufficio per la democrazia di genere nei Länder della ex Ddr, dove fino a pochi anni fa il pluralismo politico era soffocato dall'autoritarismo. Oltretutto, “la politica era cosa per soli uomini”, tutta la nomenclatura era al maschile e così “abbiamo avviato delle iniziative che incoraggino le donne a partecipare attivamente alla vita politica del proprio comune, Land o Paese. Sono progetti che realizziamo anche in altri Paesi dell'ex-blocco comunista, in collaborazione con le istituzioni e le ong locali e una volta all'anno ci incontriamo per verificarci e immaginare nuove attività”. Oggi Anne sta organizzando un evento che si slega da queste attività, ma ha il sapore di una nuova sfida: una conferenza sulla corruzione nei Paesi europei, che è una minaccia per la democrazia; un appuntamento al quale, “il caso Italia” occuperà uno spazio rilevante. !!pagebreak!!

Berlino, città bifronte
Tra ricostruzione e rassegnazione
Da quando è tornata ad essere la capitale della Germania unita, gli enti pubblici, le fondazioni politiche come la Böll Stiftung, ma anche le imprese, hanno cominciato freneticamente a cercare “casa” a Berlino. L'ingente stanziamento di fondi pubblici e privati ha permesso alla città di ricostruire intere aree in tempi brevissimi, ma proprio questo, forse, costituisce il limite di un luogo come Potsdamer Platz, l'antico centro nevralgico degli affari, dove le stratificazioni del tempo sono state cancellate e i palazzi del Sony Forum svettano come futuristici totem.

In qualche modo, però, ci sta tutto in questa città, dove sul vecchio Reichstag, la sede del Parlamento, è stata innalzata una cupola di vetro e acciaio, a simbolo della trasparenza della nuova politica del Paese. Dietro gli ultimi steccati di tavole, ripari di tela di sacco, armature metalliche, ponti di legno sospesi a funi, la città sta assumendo i tratti definitivi della sua fisionomia: una Berlino all'avanguardia nelle arti e nell'architettura alla quale hanno collaborato i migliori architetti del mondo come Koolhaas, Hejduk e Piano.

Basta però allontanarsi pochi chilometri dal centro, Mitte, il cuore rimesso a nuovo dove si trova la Fondazione, per vedere un'altra città e capire che di Berlino ce ne sono due. Dodici anni di lavori qui non sono stati sufficienti. I palazzoni scatolari e collettivisti sono stati pitturati con allegri colori pastelli, ma per le strade e nei bar si respira un'aria di triste rassegnazione, diversa da quella un po'eccentrica dei locali trendy del centro.

Le statistiche sono impietose: a Berlino il tasso di disoccupazione è al 18 per cento (il doppio di quello tedesco) e 800 mila persone vivono di sussidi sociali e se questi numeri fossero suddivisi tra Est e Ovest, sarebbe il primo a stare peggio. L'indebitamento pubblico supera i 35 miliardi di euro, ma nonostante tutto, la capitale tedesca continua a pensare in grande e sfornare nuovi progetti: una città bifronte, perennemente in bilico tra passato e futuro.

Se pensate di trascorrere un fine settimana a Berlino durante le prossime vacanze estive, ecco due luoghi da non perdere. Il nuovo museo ebraico, inaugurato nel 2001, è un percorso nel dolore e nella conoscenza. Sorge a Kreuzberg, il cuore della Berlino turca, un imponente complesso di acciaio, vetro e cemento, massiccio, trafitto da cinque grandi feritoie. L'interno è una metafora della storia del popolo ebraico, dove una serie di “vuoti” danno il senso della perdita dell'umanità, della cultura e delle persone. Nella storia degli ebrei berlinesi, di nascita o di adozione, ci sono Albert Einstein, Rosa Luxemburg, Felix Mendelssohn, Marc Chagall, Arnold Schönberg e Billy Wilder. Una parte dell'esposizione è dedicata alla rinascita della comunità berlinese dopo la riunificazione, che oggi esprime la propria identità in maniera più forte che nel resto della Germania; negli ultimi anni sono fioriti centri culturali, scuole, biblioteche, ristoranti kasher, musei e sinagoghe.

E poi il Reichstag, sede del Parlamento tedesco, che l'architetto britannico sir Norman Foster ha trasformato in un edificio ultramoderno, preservandone l'aspetto storico esterno. La parte più sorprendente è la cupola di vetro che lo sormonta e alla quale si accede utilizzando un ascensore e poi salendo una rampa a spirale che gira intorno a un imbuto rivestito di specchi che precipita dentro l'aula parlamentare. Arrivati in cima la vista a 360° sulla città è mozzafiato.

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