Alluminio riciclato, l’ecologia nella lattina – Ae 46

Numero 46, gennaio 2004Da una scatola di sardine può nascere un radiatore, o una bicicletta. Una “magia” per cui l'Italia è al primo posto in Europa. Pratica buona anche per l'ambiente, con un risparmio energetico del 95 per centoAnche i…

Tratto da Altreconomia 46 — Gennaio 2004

Numero 46, gennaio 2004

Da una scatola di sardine può nascere un radiatore, o una bicicletta. Una “magia” per cui l'Italia è al primo posto in Europa. Pratica buona anche per l'ambiente, con un risparmio energetico del 95 per cento

A
nche i metalli si reincarnano. Per esempio la lattina dalla quale state bevendo: prima era un cerchione di automobile, o forse una scatoletta di sardine. Credeteci.

Ecco un record tutto italiano: quasi la metà del milione e 750 mila tonnellate di alluminio in circolazione nel Paese vengono dal riciclo.

Cioè prima avevano un'altra vita. Nel 2002 delle quasi 60 mila tonnellate di imballaggi in alluminio immessi al consumo, ne sono state recuperate -per essere riutilizzate- oltre la metà. Ce ne scoliamo ogni anno un miliardo e 800 mila di lattine come la vostra: il 40% sono state fatte con metallo riciclato.

Il record, comunque, è vero: l'Italia ha il primato europeo nel riciclo dell'alluminio, ed è terza al mondo per valore assoluto, dietro solo a Stati Uniti e Giappone.

Il merito, però, è un po' suo. Dell'alluminio, cioè: ce ne è in abbondanza ovunque, ma non esiste allo stato puro, bensì in lega con altri minerali (lo si ricava soprattutto dalla bauxite).

E dell'alluminio non si butta via niente: una volta ottenuto, è riciclabile al 100% senza che alteri le sue caratteristiche, e può essere riutilizzato infinite volte. Infatti si parla di alluminio “secondario”, più che riciclato, perché non modifica il suo aspetto come accade per la carta, il vetro o la plastica.

L'alluminio è facile da riconoscere, da raccogliere e lavorare. Ha svariate applicazioni (oltre le lattine, bombolette spray, vaschette, tubetti, tappi, cerchioni di automobili, caffettiere, parti meccaniche, edilizia…) e in epoca di progresso tecnologico è sempre più utilizzato: lo Shuttle ad esempio è costituito al 90% di alluminio, ma anche sugli aerei civili l'80% del peso ha la stessa provenienza.

Nel mondo se ne producono ogni anno 31 milioni di tonnellate, 7 dei quali sono riciclate. Per questo la lattina che gettate oggi potrebbe ritornare a essere lattina, o finire nel radiatore della vostra nuova auto. Se fosse un'unità di misura, si potrebbero fare due conti. Ad esempio: con 37 lattine si fa una caffettiera (e non si scappa: tutte le caffettiere in alluminio in Italia provengono dal riciclo). Con 640 lattine si fa un cerchione d'auto, con 360 una bicicletta completa di accessori. Oppure 130 se volete un monopattino. Ma ne bastano tre, di lattine, per farsi un paio di occhiali. Tra l'altro: avete notato che il peso delle lattine è diminuito di circa un quinto rispetto a una decina di anni fa? Anche questa è attenzione ambientale: meno metallo impiegato, meno energia sprecata, meno inquinamento.

Forse perché in Italia non ci sono miniere di bauxite, l'impegno nel recupero dell'alluminio l'abbiamo preso sul serio, anche se non da molto. Forse perché è davvero conveniente: riciclarlo ha un costo energetico inferiore del 95% rispetto alla produzione da zero. Per un chilo di alluminio da bauxite vengono impiegati 14 chilowattora, per il riciclo solo 0,7.!!pagebreak!!

Ma la convenienza è soprattutto ambientale: grazie al riciclo sono state evitate emissioni per 254 mila tonnellate di CO2, che è un gas serra, con un risparmio energetico di 92 mila tonnellate equivalenti petrolio.

L'alluminio riciclato in Italia viene totalmente dal recupero degli imballaggi per uso domestico, cioè dalla raccolta differenziata che ciascuno di noi fa a casa propria, separando le lattine, la stagnola e le altre confezioni contenenti alluminio dall'umido, dalla carta e dal vetro.

Della filiera che trasforma i nostri rifiuti d'alluminio in prodotti nuovi e lucenti si occupa il Cial, il Consorzio Imballaggi Alluminio (ne parliamo qui a lato). Il Cial fa parte del Conai (vedi pagina 31) ed è nato per rispondere al nuovo modello di gestione dei rifiuti voluto dal Decreto Ronchi del 1997.

L'idea del provvedimento è che devono essere i soggetti privati che operano nella filiera degli imballaggi a farsi carico, sotto l'aspetto organizzativo ed economico, del raggiungimento di specifici obiettivi in fatto di recupero e riciclo. Infatti sotto l'insegna del Cial si raccolgono produttori e utilizzatori nazionali di alluminio.

Dopo la raccolta differenziata, concordata tra Cial e i Comuni, gli imballaggi arrivano negli impianti di separazione, dove l'alluminio viene diviso da altri metalli o materiali, come la plastica. Poi viene pressato e portato in fonderia (sono 25 quelle accreditate), dove viene trasformato in lingotti per essere rivenduto.

Una parte del recuperato passa anche nei termovalorizzatori, che bruciano i rifiuti per produrre energia (e l'alluminio fuso è lo scarto del processo).

La raccolta dell'alluminio è attivata in 3.600 comuni, per una popolazione potenziale di 36 milioni di persone. Il Cial versa un corrispettivo in euro per ogni chilogrammo di alluminio recuperato, concordato attraverso una convenzione nazionale con 450 operatori. Il compenso varia in funzione della “qualità” del materiale recuperato, ovvero della più o meno elevata presenza di scarti mescolati alla materia prima (il minimo è di 17 centesimo di euro al chilo). Nel 2002 tutte le quasi 30 mila tonnellate di alluminio recuperato sono state riciclate.

Numeri importanti, specie se confrontati col passato. Nel 1998, ad esempio, l'immesso al consumo di alluminio era di 57 mila tonnellate (nel 2002 quasi 60 mila) ma solo 7 mila venivano recuperate e riciclate (oggi 30 mila). Rispetto al 2001 l'incremento è stato del 32%.

Per il 2003, allo scopo di stimolare la raccolta e promuovere ulteriormente la differenziazione dei rifiuti, ci sono stati anche incentivi economici, in relazione alle “rese” di raccolta rispetto alla popolazione di riferimento. Tradotto, per i Comuni che hanno raccolto più alluminio “pro capite” sono stati pagati fino a 46 centesimi di euro al chilo, compreso un “extra bonus” riservato a quelle aree di “emergenza ambientale” come la Sicilia, la Campania, la Puglia e il Lazio dove la raccolta è più difficoltosa e che costituiscono il maggior “bacino” per i prossimi anni, quando per volere dell'Unione europea verranno innalzati gli obiettivi di recupero e riciclo per gli Stati membri. !!pagebreak!!

Tutte le qualità del metallo leggero
Circondati dalla stagnola? L'alluminio, non tutti lo sanno, è il terzo elemento più presente in natura, dopo ossigeno e silicio. Solo che non si trova allo stato puro, ma sempre unito ad altri elementi, come la bauxite, il principale minerale da cui si ricava, che costituisce circa l'8% della superficie terrestre. L'alluminio ha molte caratteristiche che lo fanno preferire ad altri metalli. La prima è la leggerezza: a parità di volume, pesa un terzo del rame e dell'acciaio. Una seconda caratteristica è la duttilità, per cui l'alluminio è facile da lavorare e adatto a processi di produzione sia ad alta che a bassa temperatura. Per questo viene utilizzato spesso per gli imballaggi. Ma non solo: l'alluminio permette la trasmissione di energia anche a lunga distanza (è utilizzato per le condutture ad alto voltaggio) e vanta anche un'elevata conducibilità termica (per cui è utilizzato nei radiatori) e sonora. E infine, l'alluminio è amagnetico: per questo lo si usa per fabbricare radio e stereo.

Il patrimonio del recupero sta in 3.600 Comuni
La nascita del Consorzio Imballaggi Alluminio (Cial) è legata al Decreto Legislativo 22 del 1997. Con questo provvedimento, l'Italia si dota di un nuovo sistema per la gestione dei rifiuti, basato sulla raccolta differenziata, il riciclo e il recupero, e non più sulla discarica. È all'interno di questo sistema che il Cial ha il compito di avviare a riciclo e recupero gli imballaggi di alluminio, alla fine del loro “ciclo di vita”, provenienti dalla raccolta differenziata fatta dai Comuni.

Il Consorzio riunisce quindi la filiera industriale degli imballaggi in alluminio destinati al consumo, sull'intero territorio nazionale: si tratta dei produttori della materia prima e dei fabbricanti e utilizzatori di imballaggi. Per questo i suoi obiettivi “aziendali” sono lo sviluppo della raccolta differenziata degli imballaggi di alluminio, l'avvio al recupero attraverso il riciclo, il monitoraggio delle attività di prevenzione orientate al contenimento della produzione dei rifiuti. Per realizzare i suoi “compiti”, il Cial stipula apposite convenzioni con i Comuni, o con imprese da essi delegati (soprattutto le aziende di nettezza urbana), facendosi carico dei costi della raccolta attraverso il riconoscimento di un corrispettivo prestabilito. I soci consorziati del Cial sono 109, mentre sono quasi 450 gli operatori e gestori ambientali convenzionati. La raccolta viene effettuata in oltre 3.600 Comuni (metà dei quali nel Nord), coinvolgendo una stima di 36 milioni di persone. Altre info: www.cial.it !!pagebreak!!

7 milioni di rifiuti solidali
L'alluminio per finanziare il Terzo settore. Da oltre sei mesi, il Cial (col patrocinio del ministero del Lavoro e dell'Osservatorio nazionale sui rifiuti) ha dato vita al progetto “Raccolta solidale”, rivolto a tutte le onlus, le cooperative sociali e le associazioni. L'idea è quella di invitare le realtà del terzo settore a farsi promotrici della raccolta differenziata, garantendo loro un compenso da destinare al loro finanziamento. Il potenziale è notevole: solo per la raccolta delle lattine usate si apre un mercato da più di 7 milioni di euro l'anno. Cial infatti si impegna a contribuire con 57 centesimi di euro ogni chilo di alluminio recuperato da queste realtà, che ricevono mediamente un quinto in più rispetto alle normali aziende di recupero, che ricevono 47 centesimi al chilo. In sostanza si tratta di un modo per unire i benefici ambientali della raccolta differenziata e del riciclo con quelli sociali legati alle attività delle imprese del Terzo settore.

A oggi sono stati avviati una settantina di progetti diversi: le prime consegne di alluminio e i conseguenti compensi arriveranno nei primi mesi dell'anno.

Nel 2003 recuperati 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti
Tutti i nomi del Consorzio
I rifiuti dateli al Consorzio. Il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) è il consorzio privato, senza fini di lucro, costituito dai produttori e dagli utilizzatori per recuperare e riciclare i materiali degli imballaggi: acciaio, vetro, carta, alluminio, plastica, legno. Risponde agli obblighi imposti dal decreto 22 del 1997, noto come “Decreto Ronchi” dal nome dell'allora ministro per l'Ambiente, che a sua volta recepiva una serie di direttive europee. I sei consorzi che costituiscono il Conai sono Cial (alluminio), il Consorzio nazionale acciaio, Corepla (plastica), Comieco (carta e cartone), Rilegno (legno) e Coreve (vetro). I consorzi (cui aderiscono i produttori e gli importatori) associano le principali imprese che determinano il ciclo di vita dei rispettivi materiali. Conai indirizza e coordina le attività dei sei consorzi, incaricati del recupero e del riciclo, e garantisce il raccordo tra questi e la pubblica amministrazione. Anche i rapporti tra ciascuno dei consorzi e i Comuni coi quali lavorano sono regolamentati dall'accordo quadro che il Conai ha stipulato con l'Anci, l'Associazione nazionale dei comuni italiani.

Il Conai è il più grande consorzio d'Europa, con circa 1 milione e 400 mila aziende iscritte.

Il “Programma di generale di prevenzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi” è il documento che Conai predispone ogni anno, definendo le linee guida e le azioni che verranno perseguite poi dai sei consorzi, per il raggiungimento degli obiettivi decisi per l'anno.

Nel 2002 sono stati raggiunti, e superati, gli obiettivi previsti dalla legge, che stabiliva un ciclo quinquennale: 6 milioni e 300 mila tonnellate di rifiuti recuperati, pari al 56% del totale immesso al consumo. Percentuale che va ben al di là del 50% indicato alla legge, obiettivo che nel 1997 era stato giudicato piuttosto ambizioso. Non solo: degli imballaggi recuperati, 5 milioni e 700 mila tonnellate sono state poi riciclate. È il 50,5% di quanto immesso al consumo, anche in questo caso ben al di là del 45% indicato dalla direttiva europea (che prevedeva un minimo di 25%). I risultati sono significativi se si tiene conto che solo nel 1998 le percentuali erano attorno al 30%. Gli imballaggi recuperati e non riciclati finiscono di solito nei termovalorizzatori, per essere bruciati e produrre energia.

Il primato per il riciclo spetta al legno, che ha una percentuale di riciclo che tocca quasi il 60%. In ultima posizione la plastica, che a fronte di un 45% di materia recuperata riesce a riciclarne solo la metà (cioè un quarto rispetto all'immesso al consumo). Per il 2003 è previsto un ulteriore incremento dei quantitativi, che sulla base dei preconsuntivi si attestano attorno ai 6 milioni e 400 mila tonnellate di rifiuti di imballaggi recuperati, pari al 56% dell'immesso al consumo.

Per ulteriori informazioni si può fare un salto sul sito www.conai.org

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Matrec, quando il riuso diventa design

Dalla sedia all'automobile. Per farsi un'idea di quel che si può realizzare con i materiali di riciclo, oltre a rivolgersi ai vari consorzi si può fare un salto su
www.matrec.it.

Matrec (che sta per Material Recycling) è una banca dati nazionale sui principali temi dell'eco design, dei materiali e dei prodotti riciclati. Una sorta di portale rivolto alle aziende e ai liberi professionisti, ma anche alle università e agli enti locali e nazionali: il principale obiettivo è quello di supportare le imprese e i progettisti nello sviluppo di prodotti a ridotto impatto ambientale. Matrec è nato nell'ottobre del 2002, inizialmente focalizzandosi sulla plastica, anche a seguito di un accordo col consorzio di riciclo Corepla. Poi ha ampliato il suo campo di lavoro agli altri materiali. Sei le sezioni che compongono il sito: prodotti, tecnologie, materiali, eco-design , newsletter e eco-prodotti. È da quest'ultima potete accedere alla carrellata di prodotti ottenuti con materiale riciclato.

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