Opinioni

2012, un’estate di fuoco

Mafie scatenate: intimidazioni contro le cooperative che lavorano le terre confiscate, gli amministratori pubblici più esposti contro la criminalità, l’informazione indipendente _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 141 — Settembre 2012

L’estate italiana 2012 è stata una stagione calda per quanto concerne le mafie. Il fuoco e le pallottole criminali sono stati utilizzati per intimidire e minacciare persone e realtà da tempo impegnate a denunciare il malaffare e a promuovere la cultura della legalità. Una cronologia può aiutarci a non dimenticare.
Una vera e propria strategia della distruzione e della tensione è iniziata -già ai primi di giugno- contro le cooperative di Libera (www.libera.it) impegnate nella coltivazione di terreni confiscati ai mafiosi. Il primo rogo doloso, il 2 giugno, si è registrato in Sicilia, a Castelvetrano (Tp), “feudo” del latitante numero uno di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Venti ettari di uliveto sono andati in fumo, alla vigilia della consegna del terreno a Libera.
Il 6 giugno, a Belpasso (Ct) le fiamme dolose hanno mandato in fumo oltre 2mila piante di aranci e cento alberi di ulivo coltivati su un terreno confiscato alla famiglia Riela dalla cooperativa “Beppe Montana Libera Terra”.
L’11 giugno, durante la finale degli europei tra Italia e Spagna, a Mesagne (Br), in Puglia, sono stati dati alle fiamme ben undici ettari di grano biologico coltivati dalla cooperativa “Terre di Puglia Libera Terra”. Il 12 giugno altre fiamme dolose hanno distrutto decine di ettari di uliveti coltivati su terreni confiscati in Sicilia, a Castelvetrano e a Partanna, la città di Rita Atria, la giovane testimone di giustizia suicidatasi nel 1992, pochi giorni dopo l’omicidio del “suo” giudice, Paolo Borsellino. Il 2 luglio il fuoco mafioso è stato appiccato in Campania, a Pignataro Maggiore (Ce), dove lavorano i ragazzi della cooperativa “Le terre di don Peppe Diana”. Sono andati in fumo dodici ettari di grano, coltivati su un terreno confiscato alla camorra.
Le minacce e le intimidazioni non hanno risparmiato gli amministratori locali, in particolare in Calabria. Il 1° luglio, a Monasterace, ignoti hanno incendiato l’auto di Clelia Raspa, capogruppo della maggioranza che sostiene Maria Carmela Lanzetta, la coraggiosa sindaco che si era dimessa a marzo dopo che ignoti avevano sparato alla sua auto. Nel 2011, alla Lanzetta era stata bruciata la farmacia. Sempre ai primi di luglio, a Polistena, colpi di arma da fuoco sono stati sparati contro l’auto di Domenico Muià, assessore ai Lavori pubblici.
Sulla base dei dati raccolti da Avviso Pubblico, dall’inizio del 2012 in Italia si sono registrati oltre venti atti intimidatori nei confronti di amministratori locali e funzionari. La Calabria detiene il triste primato: qui sono stati minacciati ed intimiditi anche gli amministratori locali dei comuni di Rosarno, San Giovanni in Fiore, Isola Capo Rizzuto, Scalea e Santa Domenica Talao.
Alla periferia di Napoli, invece, nell’arco di poche ore alla fine di giugno sono stati compiuti tre efferati omicidi. A Ponticelli, un giovane di 21 anni è morto in ospedale dopo essere stato ferito da colpi di arma da fuoco. A Miano, un diciottenne noto alle forze dell’ordine e con precedenti per fatti di droga, è stato assassinato in un agguato dalle modalità camorristiche. Altre due persone sono state assassinate in pieno giorno nel quartiere Barra. A Casoria, infine, Andrea Nollino, un barista incensurato di 42anni, è stato ucciso durante un conflitto a fuoco in strada tra camorristi mentre apriva il suo esercizio commerciale.
Ma la eco di cinque morti in due giorni, in una delle città più importanti d’Italia, è stata “una notizia” solo per alcune ore sui media nazionali.
Secondo l’Osservatorio “Ossigeno per l’informazione” (www.ossigenoinformazione.it) dall’inizio dell’anno si sono registrati più di 90 casi di intimidazione verso giornalisti. Questa estate, è stata ancora la Campania la terra dove sono accaduti gli episodi più inquietanti. Alla fine di giugno, l’auto di Alessandro Parisi, fondatore del battagliero blog “Freebacoli” è stata incendiata, mentre ai primi di luglio il corteo funebre di un boss di Ercolano ha deviato il suo percorso per sostare alcuni minuti davanti alla sede della web radio intitolata a Giancarlo Siani, giornalista vittima di camorra che ha sede in un palazzo confiscato. Un messaggio intimidatorio, successivo al sabotaggio dell’auto della direttrice di Radio Siani, Amalia De Simone. In Campania minacce inquietanti sono arrivate alle redazioni dei quotidiani “Metropolis”, “Roma” e “Cronache di Napoli”. Perché le mafie non esitano ad esercitare la violenza e l’intimidazione per fermare chi denuncia e si impegna per il cambiamento. E l’assenza di omicidi eccellenti o di stragi eclatanti non deve indurci a pensare che la criminalità sia stati sconfitta. Nei territori, in particolare del Sud, le mafie continuano ad uccidere e a intimidire. Se non lo vediamo è solo perché siamo più distratti. —

* coordinatore nazionale di "Avviso pubblico, enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie", www.avvisopubblico.it

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia