19 aprile 2007. Sveglia Europa: mobilitazione contro gli Accordi di partenariato economico con i Paesi africani


Il 19 aprile la Campagna “L’Africa non è in vendita!”* ha tenuto tre azioni parallele di fronte all’ambasciata tedesca a Roma e ai consolati di Napoli e Milano
. Una mobilitazione per dire no agli Accordi di partenariato economico (Ape o Epa) e denunciare l’atteggiamento della Commissione europea (la Germania è Presidente di turno dell’Ue) nei negoziati con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico -i cosiddetti Paesi Acp- che Bruxelles vorrebbe chiudere entro il 31 dicembre 2007. Sullo sfondo del rumore comune alle altre piazze è stata inscenata una vendita di pezzi di Africa tramite la firma di un “CONTRATTO DI SVENDITA” tra i singoli cittadini acquirenti e il rappresentante della Ue, il commissario al commercio Peter Mandelson. 

L’Europa, infatti, sta negoziando con molta discrezione con 77 sue ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico degli accordi commerciali che vogliono aprire ai nostri prodotti la maggior parte dei mercati di questi Paesi, in particolare agricoli e industriali, senza tener conto delle conseguenze per lo più negative di tali provvedimenti.

Gli Epa erano nati come accordi di cooperazione, ma i Paesi ricchi, primi fra tutti quelli dell’Unione europea, si ostinano a pensare che la priorità dell’Africa stia nell’integrazione nei mercati globali, nonostante gli evidenti fallimenti delle politiche di libero commercio nel portare un accresciuto benessere in ogni contesto e per tutte le fasce della popolazione. Un’evidenza che diventa drammatica nel caso dei Paesi africani, gli unici ad aver applicato con rigore negli ultimi due decenni le ricette di aggiustamento strutturale e di liberalizzazione imposte dalle istituzioni finanziarie internazionali, con risultati economici e sociali fallimentari e una povertà in aumento.

Facciamo qualche esempio per chiarire quali potrebbero essere gli impatti degli Epa. Secondo uno studio della Ong britannica Christian Aid, gli Accordi di partenariato economico faranno sì che il Ghana perderà circa 23 milioni di dollari in flussi commerciali con i Paesi dell’Africa Occidentale, qualora dovesse aprire il proprio mercato all’Unione europea nello stesso momento dei suoi partner regionali. Lo Zambia, invece, dovrà fare a meno di circa 16 milioni di dollari, ovvero l’equivalente della sua spesa annuale per contrastare il virus HIV/AIDS.

Secondo Alberto Zoratti, di Fair, “l’apertura indiscriminata al mercato internazionale legherà ancora una volta di più i destini dei produttori e dei piccoli coltivatori africani alla speculazione e agli interessi delle grandi imprese. Ci domandiamo -continua- se questo è lo sviluppo sostenuto dall’Unione Europea, che sacrifica i mercati locali (compresa la sperimentazione di filiere alternative) ed intere comunità sull’altare degli interessi economici dei soliti noti”.

“Gli Epas non rappresenteranno la soluzione per i problemi di sviluppo per i Paesi Africani, bensì il problema” assicura Roberto Sensi di Mani Tese. “Le liberalizzazioni commerciali inchioderanno il continente all’esportazione di materie prime seguendo un copione ormai noto iniziato durante gli anni ottanta e novanta con i Piani di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Non è pensabile che entro l’anno questi accordi vengano chiusi. Serve più tempo per elaborare alternative, come previsto dallo stesso Trattato di Cotonou” continua.

Julius Moto della East Africa Farmer Federation (EAFF), che ha curato l’analisi di medio termine condotta dai movimenti contadini sui negoziati Epa per l’Africa Orientale, ha spiegato al vice ambasciatore tedesco Garbe le conseguenze negative di un’apertura dei mercati per i Paesi Africani. “Milioni di contadini perderanno la loro fonte di sostentamento schiacciati dalla concorrenza straniera ed esclusi dai mercati locali”.

L’iniziativa odierna rientra nell’ambito della mobilitazione europea per sensibilizzare l’opinione pubblica sullo scottante tema degli Epa. Il 19 aprile si sono tenute azioni in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Polonia, Spagna e Regno Unito. Inoltre, una serie di mobilitazioni e azioni ha avuto luogo anche nella Repubblica Dominicana, Barbados, Haiti, Santa Lucia, Trinidad, Kenya, Uganda, Papua Nuova Guinea, Isole Samoa, Nanuato, Isole Solomon, St. Vincent, Senegal Nigeria, Ghana, Burkina Faso, Sud Africa, Tanzania, Malawi; Namibia, Zambia, Mozambico.

In Italia “L’Africa non è in vendita!” è una campagna promossa da Beati i Costruttori di Pace Campagna Riforma Banca Mondiale, Crocevia, [Fair], Legambiente, Mani Tese, Terra Nuova, WWF, la Campagna Europa Africa e Tradewatch, osservatorio italiano sul commercio internazionale.

Per maggiori informazioni, per i materiali e per i contatti: www.faircoop.it/epa07.htm

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