Opinioni

Il costo sociale dell’illegalità

Le inchieste degli ultimi mesi mostrano il legame tra corruzione e mafia. Questi fenomeni sono corresponsabili del venir meno della partecipazione politica in Italia: è il momento di reagire

Tratto da Altreconomia 167 — Gennaio 2015

Milano, Venezia, Roma. Passando per Palermo, Catanzaro, Latina, Torino e Perugia. Non è un itinerario turistico quello che abbiamo appena citato, ma la strada lastricata che porta alle inchieste su Expo, Mose e “Mafia Capitale”, passando per le minacce ai pubblici ministeri Pierpaolo Bruni e Lucia Aielli, all’annunciata volontà omicida di Totò Riina nei confronti del giudice Nino Di Matteo e di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, alla capacità della ‘ndrangheta calabrese di infiltrarsi persino nella terra di San Francesco.
Mafie e corruzione, corruzione e mafie. Invertendo l’ordine degli addendi il risultato è sempre lo stesso. L’Italia è un Paese dove l’illegalità e le mafie stanno dilagando. Non sono solo alcuni magistrati a denunciarlo. Da tempo, lo sta sostenendo anche la Banca d’Italia. Ai primi di novembre il governatore Ignazio Visco, a Milano, durante convegno ha dichiarato: “La criminalità organizzata, la corruzione e l’evasione fiscale non solo indeboliscono la coesione sociale, ma hanno anche effetti deleteri sull’allocazione delle risorse finanziarie e umane e sull’efficacia delle riforme in atto. Rendono impossibile la costituzione di un ambiente favorevole all’attività d’impresa, e quindi all’occupazione, e riducono la possibilità di crescita dell’economia”.
I costi dell’illegalità sono pesanti: ineguaglianza, inefficienza, sprechi, disoccupazione, mancato sviluppo umano oltre che economico.

Per questo occorre spezzare qualsiasi rapporto tra mafie e politica, tra mafie ed economia e tra mafie e pubblica amministrazione, a partire dagli enti locali sino a giungere ai livelli nazionali ed internazionali. Non serve, però, parlare soltanto di inasprimento delle pene. È indispensabile un forte impegno per un radicale cambiamento culturale, che ponga al centro dell’azione politica, amministrativa, economica, imprenditoriale e sociale il valore e l’importanza del rispetto delle regole. Regole da intendersi non solo ed esclusivamente come divieti, comandi e obblighi ma, prima di tutto, come strumenti capaci di garantire i diritti fondamentali delle persone, pari opportunità e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e alle istituzioni.
Questo impegno per il cambiamento ha bisogno di tempo e deve vedere tutti partecipi, anche i cittadini, i quali devono essere coscienti che l’esercizio del diritto/dovere di voto, se utilizzato con responsabilità, è un’arma indispensabile e potente per sconfiggere mafie, corruzione e malaffare. Spesso, infatti, la cattiva politica è figlia di una cattiva cittadinanza.

I partiti devono a loro volta dimostrare la volontà e la capacità di fare pulizia al loro interno, sospendendo immediatamente le persone oggetto di indagine, garantendo la massima collaborazione con gli inquirenti, attivando serrati controlli interni, pubblicando sui loro siti internet le fonti di finanziamento e le modalità di impiego delle risorse raccolte, prestando la massima attenzione nella selezione degli iscritti e dei candidati a ricoprire incarichi pubblici.
Pur comprendendo la rabbia e lo sconforto che permeano lo stato d’animo della maggior parte degli italiani, pensiamo che sia sbagliato cadere nella generalizzazione, sostenendo che “tutti i politici sono uguali”, che la politica è abitata esclusivamente da persone disoneste e interessate al loro esclusivo tornaconto personale. Nel suo rapporto “Amministratori sotto tiro”, da alcuni anni Avviso Pubblico racconta la fatica e i rischi che tante donne e tanti uomini che amministrano le loro comunità con spirito repubblicano e costituzionale devono affrontare quotidianamente.
Facciamo nostro il monito di Piero Calamandrei e mettiamolo in pratica: “La sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo è il pericoloso stato d’animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere”. —

* Pierpaolo Romani è il coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie”, www.avvisopubblico.it

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