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Cultura e scienza / I nostri libri

Zappa e cervello, nuovi simboli del lavoro con la terra

L’illustrazione di copertina di “Maledetta Zappa” è di Squaz (Pasquale Todisco), fumettista, illustratore e docente presso la Scuola Internazionale di Comics di Milan. Su instagram è squaz70 © Squaz

Un libro importante, che non solo traccia un solco narrativo tra la vita passata e quella tutta nuova di Filippo e Cecilia, ma approfondisce il significato della loro scelta agricola, il rapporto tra natura e cultura, l’ecologia fattiva

Tratto da Altreconomia 245 — Febbraio 2022

“Se è riuscito a noi, potrebbe riuscire a chiunque”. Il messaggio è chiarissimo. “Maledetta zappa” racconta la scelta di vita di Filippo e Cecilia: diventare agricoltori, per la precisione viticoltori, reinventando un’impresa agricola alle porte di Venezia. Ma questa non è la narrazione di una campagna idilliaca, tutt’altro: “Il nostro approccio alla vita e al lavoro in campagna è stato innanzitutto far fronte all’onda d’urto causato […] dall’allargamento dell’autostrada A4 Torino-Trieste”. Preservando l’esistenza di un angolo di biodiversità e di selvatico a pochi metri dal guard rail e dai tir.

Un libro che è quindi -prima di tutto- profondamente politico: “L’impegno ecologista non è un’intenzione che deve rimanere nel cassetto. È una reale possibilità di riappropriazione pubblica del territorio e della Terra”. Un libro che è -in secondo luogo- la storia in trasparenza di una generazione: Filippo Baracchi (1983) e Cecilia Irene Massaggia (1985) sono due millennial del Nord-Est. Il loro ingresso nella vita adulta -raccontano- pur essendo ben preparati e laureati si scontra con le successive crisi economiche, politiche e sociali globali. I due ragazzi si trovano ad avere a che fare -come tanti coetanei- con la complessità del contesto contemporaneo e con la precarietà del lavoro. E decidono di fare una scelta non convenzionale e concreta. Il loro obiettivo è rivitalizzare un territorio (e un terroir) da decenni abbandonato e renderlo sostenibile e produttivo, quasi prezioso, come il loro vino, un merlot omonimo dell’azienda “Le Crede”.

Filippo e Cecilia non rivangano però il passato per rimpiangerlo o denigrarlo: piuttosto, con la loro prima persona plurale divertita e cristallina ci offrono uno spaccato -spesso divertente- delle loro precedenti esperienze lavorative -in particolare nel cinema e nella produzione cinematografica-  viste come palestra di vita e di organizzazione. Il libro vuole testimoniare che anche nella scelta agricola e contadina risultano indispensabili proprio quella cultura, creatività, capacità di risoluzione dei problemi, di progettazione e di lavoro di squadra che hanno fatto parte della loro formazione. La zappa e la laurea sono così due strumenti complementari: “Per i greci -ricordano- l’arte era strettamente collegata alla capacità di creare, il processo intellettuale e creativo era legato a doppio filo con il processo pratico e operativo”.

Filippo Baracchi (1983) e Cecilia Irene Massaggia (1985), autori di “Maledetta zappa”

“Maledetta Zappa” segue così i primi passi in campagna di Cecilia e Filippo, il trasloco, l’impatto con le gente del luogo, con i Consorzi agrari e la burocrazia, la costruzione del progetto passo dopo passo. E racconta anche la bellezza e la fatica della manualità nella vigna e nell’orto (la zappa è pur sempre maledetta), il piacere di avere dei compagni di viaggio (gli alberi, gli animali, il cane Pascal e i caprioli che compaiono al tramonto) e porta fino al lettore i profumi della campagna. Per arrivare a una riflessione non sdolcinata sull’immagine di sé e sulle scelte profonde, dettata anche dalla forma di “meditazione” che alcuni lavori agricoli possono rappresentare. Un percorso da cui -insomma- si può apprendere e che si può replicare.

Un libro generativo, tanto che inaugura la nuova collana “Storie” di Altreconomia: nei suoi titoli troverete racconti di libere scelte, nuovi stili di vita e “impollinazioni” positive. Li affronteremo attraverso la narrazione, in prima persona, di scelte personali improntate a una visione del mondo generosa e attenta all’uomo e alla natura.


La terra è una bella storia

Altreconomia mette le mani nella terra, da sempre. Frantuma le zolle a suon di parole, rivolta i luoghi comuni, rende fertili gli incontri tra persone. I libri dedicati all’agricoltura e ai territori del pensiero da arare sono tanti.

Qui ne ricordiamo solo alcuni.

La guida del viaggiatore contadino. 50 itinerari verdi, 200 ospitalità bio e cucine dell’orto”, per esempio, racconta mete e percorsi di turismo agricolo per chi vuole scoprire la bellezza, i saperi e i sapori del mondo rurale nell’“infinito” nascosto del nostro Paese.

L’Italia è bella dentro. Storie di resilienza, innovazione e ritorno nelle aree interne”, (Luca Martinelli, con un testo di Franco Arminio) restituisce invece parola e valore a territori preziosi dove vivono ancora 12 milioni di persone e dove la terra aspetta di essere curata e coltivata, ma è spesso inaccessibile ai giovani agricoltori.

Che cosa c’è sotto. Il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo” (Paolo Pileri) ci invita a diventare partigiani del suolo, è una risorsa straordinaria e non rinnovabile (per generare 2,5 centimetri di suolo fertile ci vogliono 500 anni), un bene comune che ci nutre, ci sostiene, ci fa respirare.Il catalogo della terra potrebbe continuare a lungo, ad esempio con la guida

L’Italia di vino in vino. Itinerari a piedi e in bici alla scoperta dei vignaioli biologici e naturali.

Oppure con “Biologico, collettivo, solidale”, che racconta il modello partecipativo della Cooperativa agricola Iris.

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