Diritti / Opinioni

Le vite volate via dall’Italia avvelenata

Il nostro Paese respinge da Sud i migranti e spinge fuori da Nord i laureati e i diplomati. È ora di stare dalla parte della soluzione e non del problema. La rubrica di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 206 — Luglio/Agosto 2018

In Italia abbiamo bisogno di un governo che combatta corruzione e ignoranza. Siamo d’accordo o no su questo? Senza questa lotta restiamo in un tunnel dal quale non vediamo alcun paesaggio, non riconosciamo i fatti e attorno a noi faccendieri e malavitosi travestiti continuano a fare il loro comodo che non è il bene del Paese.

E tutti noi, se silenti, finiamo non solo per accettare, ma anche per acconsentire. Il caso dello stadio della Roma e delle sue presunte corruzioni sono l’ennesimo simbolo di un Paese che non riesce a immaginare una rigenerazione al di fuori del “cerchio magico” cemento-grandi opere-corruzione.

Il caso vergognoso della nave Aquarius è il simbolo di una Italia che sragiona e che preferisce alimentare la paura razzista e ignorante piuttosto che darsi un grande progetto culturale di lavoro, accoglienza e integrazione. Da un Paese così non c’è da stupirsi se i giovani se ne vanno. Già perché mentre noi respingiamo (e ammazziamo) gente nel Mediterraneo, altre vite volano via da questo Paese dopo essersi messe in tasca una laurea. Ma di questo non diciamo nulla. Nel solo 2016, 25.000 laureati hanno lasciato il Paese anche loro respinti, ma dal puzzo di marcio (+9% rispetto al 2015, dati Istat). E a questi vanno aggiunti 56.000 diplomati. E quando se ne va un laureato, permettetemi un pizzico di cinismo, non perdiamo solo speranza, ma anche investimenti.

Il costo pubblico per formare un laureato è di 30.000 euro l’anno (CNVSU) più 6.000 euro l’anno spesi mediamente da ogni famiglia per mantenere lo studente. Per 6 anni di studi (ma sono di più, purtroppo), significa 216.000 euro a laureato. Perderne 25.000 all’anno, significa perdere 5,4 miliardi di euro. Ma c’è di peggio. Una ricerca Ocse ci dice che per 1 euro investito per formare un laureato, l’Italia ne riceverebbe 5 in termini di benefici pubblici. Quindi i 5,4 miliardi persi valgono in realtà 27 miliardi di mancati benefici generabili da quei laureati. Di tutto ciò non si dice nulla, mentre siamo pieni di urlatori indignati perché l’Italia spende tra i 3,5 e i 4,5 miliardi l’anno per il soccorso e l’accoglienza dei migranti (in parte sono risorse dell’Ue). Quegli urlatori incolpano falsamente i migranti della mancanza di lavoro per gli italiani, perché questo è un modo ignorante per raccogliere voti ignoranti. A nessuno di quei 25.000 laureati un solo migrante ha preso il posto di lavoro.

27 miliardi di euro: i mancati benefici pubblici generabili dai 25mila laureati italiani che ogni anno costringiamo a lasciare il Paese

Sono tutte preoccupazioni montate per creare scompiglio e nascondere la nostra incapacità a progettare lavoro estirpando il cancro della corruzione e della mancanza di idee diverse dalle solite. La verità è che siamo vittime di noi stessi e di un terrorismo politico che affonda le sue urla nell’ignoranza ed è incapace di progettare il cambiamento perché, probabilmente, il cambiamento non lo vuole proprio. Alla fine si continua a fare il “nero”, a non fare lo scontrino, a preferire farsi pagare vacanze o cene in cambio di una buona parola per uno stadio, una strada o una lottizzazione. Meglio togliersi da torno i laureati perché pensano troppo. Si preferisce tacere su corruzione e atteggiamenti corruttivi e considerare ancora normale, e perfino giusto, presentare un nipote o un genero a un potente. Un paese che rimane così e respinge da Sud i migranti e spinge fuori da Nord i laureati, pensa davvero di andare lontano? Bisogna trovare il coraggio di stare per davvero dalla parte della soluzione e non del problema. Ognuno per quello che può, deve.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “100 parole per salvare il suolo” (Altreconomia, 2018)

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