Venite a vedere prima del ponte – Ae 37

Numero 37, marzo 2003L'idea di un turismo ragionato: per toccare con mano la devastazione che il progetto potrebbe provocare. Senza neppure la certezza che “l'opera del regime” possa poi essere davvero realizzataViviamo in tempi di guerra permanente, con il fiato…

Tratto da Altreconomia 37 — Marzo 2003

Numero 37, marzo 2003

L'idea di un turismo ragionato: per toccare con mano la devastazione che il progetto potrebbe provocare. Senza neppure la certezza che “l'opera del regime” possa poi essere davvero realizzata

Viviamo in tempi di guerra permanente, con il fiato sospeso di fronte ai Tg, e spesso dimentichiamo che un'altra guerra si combatte da tempo, in modo subdolo e sistematico, contro gli ecosistemi e le culture locali. Grandi dighe (come quelle che in Cina si stanno costruendo con la deportazione di milioni di persone), deforestazioni massicce (come, ad esempio, quella che in Vietnam ha abbattuto 800 mila ettari di foreste per produrre caffè, facendo crollare il prezzo e producendo fame e miseria dall'Africa all'America Latina), oleodotti e pozzi di petrolio che hanno distrutto per sempre i ricchi ecosistemi della foresta amazzonica o la costa dell'Africa del Nord-Ovest.

È una guerra condotta spesso in nome dello “sviluppo” e con una grande campagna sui mass media per contrastare le resistenze delle popolazioni locali.

Anche a casa nostra , nel Bel Paese, fra i tanti casi che si possono citare vale la pena soffermarsi su un megaprogetto che rischia di far saltare uno degli ecosistemi e dei paesaggi marini più significativi del Mediterraneo: il Ponte sullo Stretto di Messina. Un progetto di cui si parla da almeno trent'anni, ma che si è definitivamente materializzato con il governo Berlusconi. Anzi, per questo governo questa è l'opera pubblica più importante che lascerà il segno.

E certamente lo lascerà se non verrà bloccata questa follia determinata non solo dal business, ma anche da un autentico e certificato delirio di onnipotenza.

Vediamo alcuni dati essenziali. Il ponte sullo Stretto di Messina, messo al primo punto nel programma di grandi opere della Casa delle Libertà (di distruzione?) ha un costo previsto di circa 5 miliardi di euro che, si sostiene, solo in parte ricadrà sui conti pubblici. Il ponte, a campata unica, posto a 64 metri dal livello del mare, largo 60 metri, lungo 3,3 chilometri, diventerebbe il ponte sospeso più lungo del mondo e probabilmente, dopo la morte, verrebbe intitolato al Cavaliere. Propagandato come l'opera di ingegneria più importante del pianeta, come un asse strategico di collegamento con l'Africa (ed in questo caso si tratta di capire se la Sicilia è stata scambiata o inclusa nel continente africano), dovrebbe servire allo sviluppo del Mezzogiorno, e di quest'area in particolare, diventando un attrattore turistico di prima grandezza.

Il governo è partito a razzo sulla progettazione con un costo previsto di 2000 miliardi di vecchie lire, naturalmente a carico dei cittadini italiani. Ed i primi dati sugli studi di fattibilità sono stati consegnati pochi giorni fa dalla “Società Stretto di Messina”. 15 faldoni, alti più di due metri, pieni zeppi di lucidi e calcoli, compresi quelli che riguardano l'impatto ambientale, sono stati presentati sulle televisioni nazionali. Risultato: si può partire, i problemi tecnici verranno risolti in corso d'opera, l'ambiente verrà un po' disturbato, ma i benefici compensano il disturbo. Peccato che proprio in questi giorni, un altro studio, ben più modesto (di sole 350 pagine) sia stato presentato dal professor Paolo Rabbiti, ex-consulente della Regione Lombardia e docente di sistemi informativi territoriali all'Università di Venezia.

Il professor Rabbiti era stato incaricato dal presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, di coordinare un gruppo di lavoro per studiare l'impatto complessivo del ponte (in termini economici, tecnologici, ambientali, etc. ). Incredibile , ma vero, lo zio Totò, come lo chiamano a Palermo, ha fatto autogol. Rabbiti ha fatto il suo mestiere, incurante della volontà politica del committente, ed ha presentato un dossier che si potrebbe definire decisamente inquietante. “L'area che interessa la costruzione -si sostiene nel dossier- si trova su una zona di faglie attiva e quindi soggetta a continui cambiamenti della crosta terrestre (movimenti sismici ed allontanamento della Sicilia verso nord-ovest)”. Altro elemento di forte preoccupazione riguarda il vento. All'altezza di dove si vorrebbe costruire il ponte si registrano forti venti, dovuti al fatto che la morfologia dello Stretto di Messina funziona da imbuto e l'area interessata al ponte è collocata proprio alla fine. In termini scientifici si parla di effetto Flutter, vale a dire lo sbattimento che la struttura subisce a causa della presenza delle “minigonne laterali”. Non si tratta di un richiamo erotico, bensì del fatto che per far scolare l'acqua dalla superficie di 60 metri di larghezza occorre dare una pendenza del 2%, e questa configurazione, quando soffiano forti venti -che sullo Stretto possono giungere anche a 160 chilometri l'ora- può portare al collasso la struttura. E se non bastasse ecco riemergere, nello studio del professor Rabbiti, una delle più grandi faglie del Mediterraneo che attraversa proprio quest'area. Insomma, effetto Flutter, torsione della Sicilia che si sposta in direzione opposta della Calabria (1 centimetro ogni cinque anni!), fenomeni sismici (45 terremoti di grande intensità registrati nella storia di quest'area), e, come se non bastasse, investimento infelice e dannoso anche sul piano economico. Il dossier del prof. Rabbiti riporta parte della ricerca condotta dal professor Alberto Ziparo, docente di pianificazione territoriale all'Università di Firenze, che nel volume “Il ponte insostenibile” mostra, fra l'altro, come il movimento merci e passeggeri nello Stretto di Messina sia in calo nell'ultimo decennio -le merci viaggiano sempre più via mare ed i passeggeri preferiscono sempre di più l'aereo per raggiungere l'isola- e quindi il business plan elaborato dai tecnici della “Società Stretto di Messina” non sia credibile prevedendo un aumento della domanda di attraversamento dello Stretto e quindi un ritorno più rapido del capitale investito. È per questo che ancora non si trovano dei privati che vogliano investire in questa operazione, sostiene giustamente Ziparo. Inoltre, l'altezza del ponte prevista nel progetto è di 64 metri, ma lo Stretto è attraversato da navi porta-containers, dirette al porto di Gioia Tauro, che sfiorano i 90 metri.

Un turismo “politico” che diventi poi narrazione
Per capire che cosa sarà il ponte, in termini di infrastrutture e impatto sul territorio, bisogna conoscere quello che è uno dei più affascinanti scenari del Mediterraneo, un posto unico al mondo per la straordinaria forza di una natura magica e dirompente, un luogo ricco di storia e di miti. Il problema infatti non è tanto il ponte, con la sua silhouette elegante (almeno nei disegni), ma le imponenti infrastrutture che devono essere costruite sulle coste: gallerie, autostrade e viadotti per portare auto e treni all'altezza del ponte (64 metri).

Da qui nasce l'idea di un turismo “prima del ponte” in questi luoghi: un turismo anche “politico”, perché l'idea è che chi tornerà a casa possa raccontare -perché li ha visti con i suoi occhi- la bellezza del territorio e il pericolo del ponte. E così -con il passa parola- possa crescere una sorta di opposizione popolare e cosciente nel Paese.

Il programma di massima del viaggio lo trovate nel box dell'altra pagina. Noi di Altreconomia stiamo preparandoci per il tour -rivolto anche ai nostri lettori- della settimana del 25 aprile o di quella, successiva, del 1° maggio. Se svolete venire con noi scriveteci a lettori@altreconomia.it. Anfitrione e ospite speciale del viaggio sarà Tonino Perna, professore di sociologia, presidente del Parco nazionale dell'Aspromonte e grande conoscitore della storia e degli uomini di questa terra. Oltre che inesausto sostenitore di economie solidali.

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