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Vaccino anti Aids: parla Barbara Ensoli

Il destino della componente preventiva del vaccino, la genesi dell’operazione Vaxxit, il traguardo del 2018, le risorse pubbliche ad oggi investite e i "ritardi" determinati da Altreconomia e osservatori critici. Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale Aids dell’Istituto superiore di Sanità, prende la parola dopo la nostra inchiesta sul "vaccino italiano contro l’Aids" e il "ripensamento" dell’ISS a concedere alla ricercatrice l’opzione esclusiva su parte dei brevetti. Una decisione, quest’ultima, giudicata duramente. I video della conferenza tenuta a Bologna lo scorso 10 luglio

“Io do fastidio”, “sono l’anticristo”, “ho anche paura fisica”. Il 10 luglio Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale AIDS, al centro dell’inchiesta di Altreconomia sul “vaccino italiano contro l’AIDS”, è tornata fragorosamente a parlare. E per farlo ha scelto Bologna, ospite dell’associazione Plus-onlus, tramite una “conferenza di carattere scientifico-divulgativa” tenutasi dinanzi a una platea ridotta ma attenta.
 
All’origine dell’appuntamento vi erano quelle che Sandro Mattioli, presidente dell’associazione organizzatrice, ha bollato come “polemiche giornalistiche”. La vicenda sintetizzata impropriamente da Mattioli è la seguente.
 
Le puntate precedenti
 
Nel lontano 1998 il gruppo di ricerca dell’Istituto superiore di sanità (ISS) coordinato da Barbara Ensoli annuncia al mondo di aver trovato la ricetta al male del millennio: un vaccino contro l’Aids. 16 anni dopo, però, la componente “preventiva” del vaccino anti-Aids si blocca. 
 
Il 4 marzo 2014 l’utilizzo del rimanente segmento “terapeutico” viene concesso con delibera ad hoc dal consiglio di amministrazione dell’ISS con “opzione esclusiva” a favore di una piccola società chiamata Vaxxit Srl
 
Poco dopo arriva la nostra inchiesta "Aids, dov’è il vaccino", preparata in aprile e pubblicata nel numero 160 di Altreconomia (maggio 2014), centrata anche sulle sorti dei 49 milioni di euro stanziati per la “ricetta” dell’ISS. Quel che emerge, allora, è che il socio di maggioranza di Vaxxit (con il 70% delle quote) è proprio la dottoressa Barbara Ensoli -vice presidente della Commissione nazionale per la lotta contro l’Aids e direttrice del Centro nazionale Aids in seno all’Iss-. Accanto a lei, sino a metà aprile, la società 3 I Consulting Srl, con il 30%. L’amministratore di quest’ultima si chiama Giovan Battista Cozzone, esperto di brevetti che dal maggio del 2009 ha prestato una consulenza quadriennale per conto (e perciò nell’interesse) dell’Istituto superiore di sanità in materia di “trasferimento tecnologico”. 
 
Il 27 maggio di quest’anno Emilia De Biasi, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato, presenta un’interrogazione parlamentare al governo chiedendo conto del cammino del vaccino, a partire dalle novità messe in fila da Altreconomia. Il governo, nella persona del sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, respinge al mittente ogni sospetto: nessun abuso, spiega il 12 giugno 2014 in commissione De Filippo, anche perché nessuna decisione vincolante è stata assunta dal consiglio di amministrazione dell’Istituto presieduto, oggi come allora, da Fabrizio Oleari.
 
Lo stesso Oleari che due giorni prima della replica dell’esecutivo a De Biasi, cioè il 10 giugno, aveva contraddetto se stesso quando -dinanzi al consiglio di amministrazione dell’ISS- dichiarava “non idonea” la precedente deliberazione di marzo e disponeva la verifica della fattibilità di uno spin-off giudicato coerente soltanto tre mesi prima.
 
Il 2 luglio scorso Vittorio Agnoletto -medico e co-autore del libro “Aids, lo scandalo del vaccino italiano”- e Fernando Aiuti -immunologo- vengono auditi “informalmente” dai senatori guidati da De Biasi, a proposito proprio dello stato dell’arte del progetto di ricerca in seno all’Istituto superiore di sanità.
 
Pochi giorni dopo interviene un’altra novità. Il 7 luglio, sul sito di Altreconomia, si dà conto del mutamento della compagine societaria della Vaxxit Srl. Dal Delaware al Canada, passando per la Nuova Zelanda e il Sud Africa: otto nuovi soggetti sono entrati nella società il 17 marzo scorso, con quote minime, non oltre l’1%. 
 
Il 28 aprile 2014 l’avvenuto cambiamento societario ha preso infatti forma, con l’iscrizione della “modifica” presso la Camera di commercio. Poco meno di un mese dopo, il 22 maggio 2014, Vaxxit Srl diventava “attiva”, sempre presso la Camera di commercio.
 
Come scritto, la valutazione della coerenza tra la costituzione di Vaxxit Srl e il disciplinare di spin-off dell’Istituto superiore di sanità riprende il 10 giugno. Con un elemento poco chiaro, scolpito all’articolo 4 del “Disciplinare per partecipazione dell’ISS e suo personale ad iniziative spin-off” votato il 10 dicembre 2012 dal cda dell’Istituto. Quell’articolo stabilisce i “doveri” del ricercatore/tecnologo che voglia costituire la società di spin-off, in questo caso la Vaxxit Srl. Tra questi, si legge, gli toccherà comprovare “il dettagliato business plan societario, contenente tra l’altro anche dati ed elementi utili ad identificare la specifica futura compagine sociale e le rispettive quote di partecipazione”. Tralasciando il pur interessante profilo (e destino) del piano economico e finanziario, va tenuto conto che all’epoca del 4 marzo 2014, quando il cda presieduto da Fabrizio Oleari certifica la “coerenza” di Vaxxit Srl (come detto allora ancora “inattiva”), le quote di partecipazione però erano del tutto in fieri e gli otto nuovi soci ancora fuori gioco.
 
Ultimo atto a Bologna: la versione di Ensoli e Cozzone
 
È a questo punto che Barbara Ensoli e Giovanni Battista Cozzone hanno optato a Bologna per la strada della replica, punto su punto.
 
Per prima cosa Ensoli ha toccato il punto delle componenti del cosiddetto “vaccino”: quella preventiva -come detto bloccata ancora in fase 1 per “componente vaccinale (proteina Env, Novartis) non conforme alla nuova linea guida europea”– e quella terapeutica -ancora in fase 2, in corso in Sud Africa-. A chi le contesta di aver coniato un ossimoro (“vaccino terapeutico”) la guida del Centro nazionale Aids ha risposto con un “discorso filosofico”. “Si chiama preventivo perché va nel soggetto sano, si chiama terapeutico perché va nel soggetto già infettato -ha detto Ensoli-. Mica deve essere un prodotto vaccinale differente”. Determinante, secondo la ricercatrice, è il “concetto patogenetico”. “Dov’è la differenza?” si è chiesta Ensoli, se a testare il “meccanismo” sia un soggetto sano o uno già infettato. “Il terapeutico ti dà una spiegazione rapida” mentre il preventivo è costoso. “Sapete quanto costa un trial così? 150 milioni di euro”. “Trovo veramente stupefacente –ha dichiarato sul punto il dottor Vittorio Agnoletto– che siano state fatte simili affermazioni. La differenza tra un vaccino preventivo e quello cosiddetto terapeutico è abissale: il primo viene somministrato alla popolazione sana ed è in grado di bloccare la diffusione dell’infezione; il secondo è uno strumento in più a disposizione delle persone già infettate da opporre all’azione del virus. Vi è una differenza totale, come tra il giorno e la notte. La verità è che la ricerca sul vaccino preventivo è ferma e nessuno ha il coraggio di dirlo, di spiegare che la grande ‘illusione’ diffusa a piene mani dal 1998 ad oggi è miseramente crollata. Non c’è all’orizzonte alcun vaccino in grado di difenderci dal rischio di contagiarsi con l’HIV. Aver il coraggio di affermare questa verità significherebbe anche andare a verificare come e quanti soldi pubblici sono stati spesi e questo non lo vuole fare nessuno, perché altrimenti forte sarebbe il rischio di identificare precise responsabilità anche nei piani alti della struttura sanitaria pubblica e della politica. Senza contare quante sono le persone che, credendo all’arrivo imminente del vaccino, hanno abbassato le soglie d’attenzione, abbandonando i necessari comportamenti preventivi. E anche questi sono costi e sofferenze individuali e collettive tutt’altro che lievi”
 
 
E ancora a proposito di milioni di euro, Barbara Ensoli ha voluto dedicare poi una parentesi anche alle risorse ad oggi investite in Sud Africa, teatro “bellissimo” dello studio terapeutico. Dei 21 milioni stanziati dal ministero degli Esteri, il progetto di ricerca -a detta di Ensoli- ne avrebbe catalizzati 7,8.
 
 
L’iter del “vaccino”, però, è travagliato. E una slide mostrata da Ensoli ne è la dimostrazione. Nel 1995 “mio figlio aveva quattro anni” ma nonostante tutto il pubblico “si è comportato benissimo”: con “tante difficoltà e tanti nemici e ostacoli”. “Siamo arrivati qui” -ha detto Ensoli, indicando il 2014. “Noi vogliamo completare e andare in fase 3, e portare a registrazione questo vaccino per le popolazioni. Cascasse il mondo. Io non butto una vita di 30 anni di ricerca, di risultati e di fondi pubblici. E soprattutto per i pazienti: questo vaccino andrà ai pazienti”. 
 
 
Quello che Ensoli definisce “casino”, però, si è scatenato intorno alla nascita della società Vaxxit Srl, cui la ricercatrice dell’Istituto superiore di Sanità ha ceduto proprio il brevetto della componente terapeutica per “ottenere i fondi dai capitali di rischio”. “È l’unica strada” per non “buttare via tutto” si è difesa Barbara Ensoli. Che si è poi rivolta duramente all’Istituto che per decenni ne ha supportato l’operato: è un istituto di “dinosauri” l’ISS, che si sarebbe addirittura “cagato sotto” a proposito dell’iniziale dichiarazione di “coerenza” di Vaxxit al disciplinare di spin-off del 4 marzo 2014 poi di fatto congelata il 10 giugno scorso. “Ha ragione Renzi -ha detto Ensoli- scappiamo dai burocrati”.
 
 
Burocrati, case farmaceutiche e grandi potentati. Ecco i nemici del vaccino secondo l’analisi di Barbara Ensoli, che ha ricordato di far parte dell’European Research Council (Erc). “Io porto innovazioni” ha sostenuto, auto definendosi “anticristo”. “Io sto andando contro il mondo scientifico americano”, “io sono scomoda”, “mi odiano, non mi amano”. “Ho anche paura fisica”, ha sostenuto ancora Ensoli. 
 
 
Chi aiuta Ensoli a far fronte ai detrattori sono i membri della sua squadra. Coloro i quali sono entrati a far parte della compagine sociale della Vaxxit Srl. Dal fratello Fabrizio Ensoli all’ex marito Aurelio Cafaro. Fino a Simone Marcotullio, dell’associazione Nadir. All’accusa di una gestione nepotistica Ensoli ha replicato che “questa è gente con cui ci facciamo un culo insieme su questo vaccino”. “Abbiamo fatto cose bellissime” che delle anonime gelosie hanno distrutto, “tutte”.
 
 
“Tutte” sono anche le “cazzate” scritte e riportate secondo Barbara Ensoli a proposito dei costi della sua ricerca. Le risorse ad oggi investite, infatti, sarebbero pari a 26,8 milioni di euro. “Due dall’Istituto superiore di Sanità”, “17 dal ministero della Salute” e “7,8 dal ministero Affari esteri”.
 
 
Nel settore pubblico, però, non “c’era una lira”. Ecco da dove è nata la decisione di Barbara Ensoli di cedere il brevetto Tat alla Vaxxit Srl. “No, santa madonna, io quest’ultimo brevetto che faccio lo do a Vaxxit”, ha raccontato Ensoli. Perché del resto uno “strumento societario per poter funzionare deve avere qualcosa dentro, un brevetto, sennò i venture capital non ti si filano”. Ed “è la stata la migliore cosa che abbia fatto nella mia vita”, un’azione “sacrosanta” in linea con la “prassi del mondo”.  
 
 
Fatto il brevetto sarà poi la volta dell’individuazione del prezzo del “vaccino”. Ad illustrare i meccanismi -che vedono al centro la risposta all’esigenza di profitto del “venture capitalist”, chiamati a metter mano a 40 milioni di euro- è stato Giovanni Battista Cozzone, socio di Vaxxit Srl, esperto di brevetti che dal maggio del 2009 ha prestato una consulenza quadriennale per conto dell’Istituto superiore di sanità in materia di “trasferimento tecnologico”. 
 
 
Ed è stato lo stesso Cozzone a fornire un identikit dei nuovi soci della Vaxxit Srl. In particolare di Ferghana Securities Inc., domiciliata nello Stato Usa a fiscalità agevolata del Delaware, con la quale Cozzone -a suo dire- lavora da tempo. “Nessuna controindicazione”, inoltre, sul doppio ruolo ricoperto da quest’ultimo nella veste di consulente dell’Istituto superiore di Sanità e socio fondatore della Vaxxit Srl (tramite la sua società 3 I Consulting Srl, che al primo luglio detiene il 28,35% delle quote). Nessun conflitto d’interessi -secondo Cozzone- che però ha riconosciuto che mai, prima di Vaxxit, avesse preso direttamente parte ad uno spin-off attraverso un veicolo societario da lui stesso partecipato.
 
 
Secondo Ensoli però c’è una sola condizione per conoscere “tutta la verità” sul suo operato e sul destino del “vaccino”: e cioè che il giornalista riveli le sue fonti. “Chi le dà le informazioni dall’interno dell’Istituto?”, “risponda lei, a me, a una domanda”, è scattata ad un certo punto il direttore del Centro nazionale Aids dell’Istituto superiore di Sanità. Ensoli non riesce a capacitarsi del passo indietro dell’ISS e dell’interruzione della strada segnata di Vaxxit, ritenuta inizialmente “coerente” con il disciplinare di spin-off dell’Istituto. “Noi ci siamo comportati in maniera totalmente trasparente e leale” dato che “si parla di questa start-up e di Vaxxit dal 2011”. Il perché del ripensamento? “Me lo chiedo anche io -ha detto Ensoli-, secondo me si sono cagati sotto per quello che avete fatto o per qualche altra misteriosa azione”. Misteriosa e imprevedibile, visto che, a detta di Ensoli, “erano tutti entusiasti, e l’approvazione unanime”. “Quella fantastica delibera del 4 marzo” aveva fatto “tutti felici: l’Istituto ed io”. Ad un certo punto, però, ha proseguito Ensoli, “parto per il Sud Africa, mi arriva una telefonata” secondo cui “vogliono depotenziarla”. E se a detta di Ensoli dall’ISS “non mi è stata mai data una motivazione”, Vaxxit Srl e il direttore del Centro nazionale Aids (e cioè Barbara Ensoli) hanno “fatto una diffida”. Lo scontro è aperto.
 
 
Il percorso del vaccino preventivo è interrotto ma Ensoli ha respinto ogni addebito: “non abbiamo bloccato il preventivo, io lo inizierei domani: me li dà lei 150 milioni di euro?”, ha cercato di spiegare rivolta ad Altreconomia.
 
 
Ed è stata proprio Altreconomia, insieme alle documentate obiezioni dell’immunologo Fernando Aiuti e del medico Vittorio Agnoletto (già presidente della Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS), ad aver causato ritardi all’altrimenti serena marcia della ricerca di Barbara Ensoli avviata verso il “traguardo” fissato al 2018. “Ad ogni step per trovare i fondi sono successe queste cose tipo Altreconomia, Aiuti, Agnoletto” capitate proprio quando la squadra Ensoli stava “andando avanti”. “Se fossimo stati una Pharma -ha aggiunto- forse saremmo già arrivati”.
 
 
L’ultimo, amaro, passaggio Barbara Ensoli lo ha dedicato ai rapporti con l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Fu lui che nel 2010 si spese direttamente a sostegno dell’operato del suo team di ricerca, elogiando pubblicamente l’intuizione nazionale nel “capire l’Aids e ad impegnarsi come governo e classe scientifica sul piano della prevenzione e del vaccino”. Oggi quell’intesa si è apparentemente incrinata, dato che è stata la stessa Ensoli ad aver sistemato Letta nella teca di quei “politici” dalla scarsa coerenza con i quali “non sai mai che succeda”. Esattamente come per il vaccino italiano contro l’Aids.
 

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