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Una Repubblica fondata sulla stecca

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I dati dell’Istat sulla sicurezza dei cittadini mostrano livelli di accettazione della corruzione impietosi. Le leggi -importanti- non bastano. La rubrica di Pierpaolo Romani

Tratto da Altreconomia 272 — Luglio/Agosto 2024

Nell’Indagine sulla sicurezza dei cittadini nel 2015-2016 l’Istat ha introdotto per la prima volta una batteria di domande per comprendere le dinamiche della corruzione in Italia. Il focus centrato sul ruolo delle famiglie viene realizzato su otto settori chiave, quali sanità, assistenza, istruzione, lavoro, uffici pubblici, giustizia, forze dell’ordine, public utilities, tenendo conto dell’effettivo contatto dei rispondenti con i servizi e/o le figure rilevanti per ciascun settore specifico. Nell’ultima edizione di questo lavoro di ricerca, presentato lo scorso 7 giugno a Roma, sono emersi una serie di dati particolarmente interessanti. Uno tra i primi è che per un italiano su cinque (20,1% con punte del 23,4% al Sud) è accettabile pagare una tangente per trovare un lavoro a un proprio figlio. Un altro dato meritevole di riflessione è quello secondo il quale 2,9 milioni, tra imprenditori e liberi professionisti, hanno risposto che capita spesso o, addirittura, sempre, di dove

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