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Opinioni

Una Marcia per il futuro dell’Italia

Contro una politica che approva riforme in malafede serve una lotta, che non è solo per il lavoro ma è anzitutto per riaffermare la semplice verità della dignità umana. Con gli esempi della Marcia del sale di Gandhi in India o di quella per il lavoro e la libertà di Martin Luther King negli Usa. Contro ogni idea di un "Mercato sovrano"

Tratto da Altreconomia 165 — Novembre 2014

La prima menzogna. Da essa derivano le falsità quotidiane che invadono la mente in materia di economia, con conseguenze su ogni aspetto dell’esistenza. La menzogna fa credere che il denaro sia al di sopra delle persone, che il Mercato sia il sovrano che ha il diritto di governare il mondo e che spetti ai Mercati di decidere della vita di tutti. Chi si adatta alla falsità diventa ogni giorno più schiavo. Non si accorge più del fatto che la menzogna è diventata la sua casa, la sua “economia”. Il “Jobs Act” di Renzi (con il provincialismo di chiamarlo in inglese per renderlo più moderno), abolisce l’articolo 18 e prepara la cancellazione dello Statuto dei lavoratori. Il provvedimento è stato legittimato dicendo che “il mondo è cambiato”. È la posizione di chi a scuola non ha studiato che la storia non cessa mai di ospitare il cambiamento.
Alla povertà culturale si somma l’incapacità di discernimento etico e politico, poiché il governo rinuncia a valutare se la novità dinanzi a cui tutti dovrebbero prostrarsi sia accettabile o no. Renzi traveste da riformismo il cinismo che elude la responsabilità di contrastare i cambiamenti negativi e di promuovere quelli benefici. Ad assecondare la deriva del peggio sono buoni tutti. Questo governo, nato da accordi di palazzo e non da regolari elezioni, oppone i tutelati dall’art.18 ai non tutelati e, invece di estendere la tutela a tutti, la toglie ai primi con la scusa di tutelare gli “ultimi”.

La lotta contro questa politica in malafede non è solo per il lavoro, ma è anzitutto la lotta per riaffermare la semplice verità della dignità umana. Perciò credo che sia il momento di organizzare un’immensa Marcia per la dignità nella quale milioni di persone -lavoratori e disoccupati, studenti e pensionati- possano esprimere con forza il loro rifiuto di arrendersi alla falsità. Spesso nella storia, quando si è toccato l’abisso della malafede, la risposta vitale è stata quella di una marcia di popolo per rendere evidente la realtà delle cose e per proclamare intollerabile l’ingiustizia. La Marcia del sale in India nel 1930, guidata da Gandhi, o la Marcia per il lavoro e la libertà nel 1963 a Washington, guidata da Martin Luther King, sono esempi illustri di questa sollevazione nonviolenta. La nostra situazione è diversa per molti aspetti, ma non per l’essenziale: i termini della realtà sono rovesciati e questo si traduce in oppressione e sofferenza per tutti, tranne che per i dominatori e i loro funzionari.

Lo so, una marcia per riaffermare la verità della dignità nell’Italia odierna è la cosa più improbabile da immaginare. La sfiducia, il cinismo, la dispersione e la divisione tra i soggetti che potrebbero risollevare la democrazia prevalgono. La “verità” è parola ritenuta inservibile, la rivendicano quasi soltanto i familiari delle vittime di mafia o delle stragi politiche. Solo a nominarla si viene accusati di essere enfatici e retorici, se non proprio dei fanatici. A sua volta la dignità è stata la prima a essere accantonata per cercare piuttosto di sopravvivere senza troppi danni in una società costruita come un videogioco pieno di trappole. Oggi parole come verità, dignità e democrazia non ci rispecchiano perché le parole che abitiamo noi sono molto diverse: paura, rassegnazione, flessibilità, competizione. Ma ogni giorno resta valido il dovere di provare a rialzare la testa, personalmente e insieme, e mai sappiamo prima, dopo tanti tentativi vani, quale sarà l’occasione in cui il coraggio di ribellarsi porterà frutti. Le proteste sparse e lo sciopero generale non bastano. Bisogna chiamare i cittadini, i movimenti, le associazioni disponibili, a partire da quelle dell’altreconomia, a dare una forma più alta e incisiva alla lotta nonviolenta.
Non abbiamo un Gandhi, è vero, eppure ci sono in Italia persone credibili che danno speranza a molti. Penso per esempio a Maurizio Landini nel sindacato, a don Luigi Ciotti nella lotta contro le mafie, a Stefano Rodotà nella cultura del diritto. A loro, e ad altri parimenti autorevoli, chiedo di prendere l’iniziativa di convocare una Marcia per la dignità che dia voce a quei milioni di cittadini che non accettano l’ingiustizia. Una marcia non per prendere il potere, come quella fascista del 1922, ma per cominciare a trasformarlo in servizio e cura del bene comune, partendo dal rilancio del lavoro e dei diritti essenziali. Allora questi valori torneranno a essere così centrali nella coscienza collettiva che nessun governo potrà continuare a offenderli e nessun partito potrà chiamarsi “democratico” mentre si ostina a demolire la democrazia. —
 

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