Ambiente

Una caserma di quartiere

L’ex Curtatone e Montanara, nel centro storico di Pisa, è vuota da mesi, dopo lo sgombero del Municipio dei beni comuni. L’Agenzia del demanio si era detta disponibile ad affidare l’immobile agli attivisti. Che adesso lanciano “DìxDì=42. Moltiplica lo spazio comune", una campagna di progettazione partecipata

Il Municipio dei Beni Comuni ha avviato un percorso partecipato a Pisa, per decidere “che fare” degli spazi dell’ex caserma “Curtatone e Montanara”. Una campagna di progettazione partecipata da costruire assieme alla cittadinanza per riaprire ad uso sociale e pacifico quello che per qualche mese, dopo un’occupazione a inizio 2014, era ribattezzato “Distretto 42” (leggi il reportage di Altreconomia da Pisa). Alla conferenza stampa di sabato 17 gennaio hanno partecipato più di cinquanta persone, e diversi erano gli abitanti del quartiere che ospita l’immobile, San Martino, affacciati alle finestre della propria casa. Quegli abitanti che -dopo lo sgombero di aprile- applaudirono il corteo spontaneo che si creò dopo una giornata di resistenza sugli alberi del Parco interno alla ex caserma, dedicato ad Andrea Gallo.

“Negli ultimi due mesi sono state molte e contraddittorie le voci emerse intorno al futuro del ‘Progetto Caserme’, cioè l’accordo tra Comune, Demanio e Difesa per l’acquisizione da parte dell’amministrazione comunale delle caserme Bechi-Luserna, Artale e Curtatone-Montanara in cambio della realizzazione di una nuova ad Ospedaletto, alla periferia della città” spiegano gli attivisti del Municipio. Il Comune avrebbe poi avviato un processo di “valorizzazione” dell’area.

Nel corso della conferenza stampa, gli attivisti hanno descritto la loro idea di “progettazione partecipata”: “Bisogna ristabilire da subito un contatto di vicinanza effettiva con il quartiere San Martino, che fu ed è ancora il primo sostenitore dell’esperienza del Distretto 42, e i cui bisogni reali (suoi e della città) saranno ‘fotografati’ da un questionario che i volontari del Municipio dei Beni Comuni sottoporranno agli abitanti. La nostra presenza cercherà di essere capillare, visibile nei luoghi di aggregazione che fanno del quartiere San Martino uno spazio tra i più vivi in città. Informare, consultare, discutere, parlare, comprendere lo stato di cose di una realtà che muta e che muta bisogni”.
Per avviare questo progetto di partecipazione collettiva, chiamato “DìxDì=42. Moltiplica lo spazio comune” (il questionario è in allegato), il Municipio avvia un “esperimento sociale” che -spiegano gli attivsti- proverà ad “essere concreta applicazione dei principi costituzionali a partire dall’articolo 42 (La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale, ndr), e che dia corpo alle campagne condotte in questi anni di recupero, riqualificazione e riutilizzo del patrimonio comune. Una campagna che abbia un obiettivo chiaro: riaprire e restituire alla città le aree della ex caserma Curtatone e Montanara”.

La consultazione permanente realizzata a partire dal questionario porterà “contenuti” ai tavoli di lavoro organizzati nei giorni 31 gennaio e 1° febbraio. Durante queste due giornate, infatti, è previsto un incontro diffuso in alcuni spazi chiave del quartiere San Martino: il cinema Arsenale, il Cantiere San Bernardo, Il Circolo Imago, il circolo Agorà, il Distretto di economia solidale, la sede di Libera. “Realtà che -spiegano gli attivisti- vogliamo fin da ora ringraziare per la loro entusiastica partecipazione, e per il loro fondamentale contributo alla riapertura del Distretto 42”.

Sei workshop (economia solidale, ambiente, attività ludiche e associative, campagne cittadine e nazionali, migranti, città dei bambini; qui il programma e la mappa dei tavoli di lavoro) saranno la base dalla quale proporre, vagliare, riflettere insieme un futuro per sottrarre all’abbandono e all’incuria quello spazio, che è vuoto dopo lo sgombero coatto eseguito fra il giorno di Pasquetta e il 25 aprile dello scorso anno. 


Il Comune avrebbe avuto il compito di convocare un tavolo con l’Agenzia del demanio e il Municipio dei Beni Comuni, ma fin’ora quest’opera di “mediazione” non si è realizzata, e il tavolo non è mai stato aperto. Il demanio aveva però dichiarato la propria disponibilità a seguire -nel caso dell’ex caserma pisana- le direttive della legge sul “federalismo demaniale”, e quindi a cedere lo spazio dell’ex distretto militare Curtatone-Montanara al Municipio dei Beni Comuni per un immediato riutilizzo sociale senza fini di lucro. 
Tale disponibilità era anche confermata dall’immobilità del ministero della Difesa che non ha mai preso reale possesso del bene, pur reclamando la realizzazione del cosiddetto “Progetto Caserme” interne alla città di Pisa. È di pochi giorni fa invece, però, l’annuncio della chiusura della base militare statunitense di Camp Derby (fra Pisa e Livorno), e l’assessore Ylenia Zambito. che ha deleghe all’Urbanistica e al Recupero e riuso del patrimonio edilizio esistente, ha dichiarato immediatamente di voler trasferire lì tutte le caserme presenti nella città di Pisa, di fatto proiettando il “Progetto caserme” all’interno dell’area di Camp Derby. 
Stando così le cose -evidenziano gli attivisti- sorge un forte dubbio: se il “Progetto Caserme”, com’era concepito, è morto, che fare delle caserme abbandonate e di quelle ora attive che verranno dismesse? A tale proposito, il Municipio dei Beni Comuni si è pronunciato per una riconversione ad uso civile e pacifico di tutte le aree militari. Dalla giunta, guidata da una maggioranza Pd-Sel, non è arrivata alcuna risposta.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia