Ambiente / Opinioni

Un nuovo lessico per l’agrobiodiversità

“Antico”, “vecchio”, “da custodire”: la museificazione del mondo agricolo ricco di diversità ne promuove la scomparsa. Va contrastata trovando le parole giuste. La rubrica della “Rete Semi Rurali” a cura di Riccardo Bocci

Tratto da Altreconomia 225 — Aprile 2020
© Joshua Lanzarini - Unsplash

Grani antichi sugli scaffali dei supermercati, varietà vecchie o tradizionali e varietà da conservazione ricercate dagli agricoltori; misure per la conservazione delle specie vegetali a rischio di erosione genetica o per razze animali minacciate di estinzione attuate dalle regioni, nei piani di sviluppo rurale (PSR); anagrafe delle risorse genetiche a rischio di erosione e agricoltori custodi nella Rete Nazionale istituiti dalla legge 194/2015 sulla tutela della diversità agricola: sono solo alcuni degli esempi che raccontano come il mondo della biodiversità sembri ostaggio del passato. Antico, vecchio, conservazione, estinzione, agricoltore custode sono le parole che ricorrono più spesso quando ci si riferisce all’agrobiodiversità come se tutto ciò non avesse rilevanza per il futuro dell’agricoltura.

Anche le politiche pubbliche favoriscono una museificazione della diversità che, nel tentativo di congelare un passato mitizzato, non fa altro che sancirne la definitiva scomparsa. Quel mondo agricolo ricco di diversità che ha caratterizzato la nostra agricoltura fino alla modernizzazione del secolo scorso, infatti, finisce per essere funzionale solo a una nicchia di mercato, facendo breccia nei consumatori in grado di spendere un po’ di più. O alla peggio diventare uno zoo ad hoc, come dimostra l’esperienza del parco del cibo FICO a Bologna. Senza cambiare di una virgola il resto del sistema produttivo: l’agricoltura industriale uniforme continua la sua strada incurante del deserto che si lascia dietro, vista come unica traiettoria di progresso scientifico possibile. Basta leggere la recente campagna in favore delle Nuove tecnologie di miglioramento genetico (NBT), presentate come la panacea di tutti i problemi dell’agricoltura, per capire quanto sia forte la retorica della contrapposizione tra antico/passato e moderno/progresso, dove chi coltiva diversità finisce schiacciato nel primo binomio. Per superare questo dualismo e diversificare l’agricoltura è necessario un salto culturale e linguistico.

160, milioni di euro previsti dalle Regioni per le misure di conservazione delle risorse genetiche in agricoltura nei PSR 2014-2020

Parlare solo di conservazione depotenzia la forza innovativa che la diversità agricola potrebbe esprimere nel cambiare dal profondo il sistema. Continuare a usare l’aggettivo “antico” su questi prodotti non racconta al consumatore l’importanza della scelta varietale e il motivo del ricorso a qualcosa che non è moderno. Non dice, ad esempio, che a partire dall’antico si sta costruendo una nuova modernità nelle campagne, lanciando la sfida a tutto il nostro sistema agroalimentare a partire dalle sementi. Parla alla pancia del consumatore piuttosto che alla sua testa.

Per questi motivi si sta facendo strada un altro paradigma che guarda alla diversità agricola in un’ottica dinamica, con una forte componente sociale, non fissandola nel tempo e nello spazio. Si tratta della gestione collettiva o comunitaria della diversità, studiata e raccontata, tra gli altri, dal progetto di ricerca europeo DIVERSIFOOD (diversifood.eu). Questo approccio può includere varie modalità di gestione della diversità: case delle sementi comunitarie, progetti partecipativi di miglioramento genetico, aziende e cooperative di sementi locali, fiere ed eventi di scambio. Diversità si sposa con innovazione per delineare finalmente un’altra traiettoria di progresso. Siamo partiti dalle varietà antiche o vecchie, quelle moderne e migliorate sono già ostaggio dell’agricoltura convenzionale, come chiameremo allora le nuove varietà diversificate? Mai come ora per costruire nuovi mondi abbiamo bisogno delle parole giuste.

Riccardo Bocci è agronomo. Dal 2014 è direttore tecnico della Rete Semi Rurali, rete di associazioni attive nella gestione dinamica della biodiversità agricola

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