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Trattori in città – Ae 75

Resistono le aziende agricole di periferia. Come Cascina Gaggioli che, a pochi chilometri dal Duomo di Milano produce carne, riso e mais biologici. Ma la minaccia della speculazione edilizia incombe Il primo campo lo vedi già quando sei in coda…

Tratto da Altreconomia 75 — Agosto 2006

Resistono le aziende agricole di periferia. Come Cascina Gaggioli che, a pochi chilometri dal Duomo di Milano produce carne, riso e mais biologici. Ma la minaccia della speculazione edilizia incombe


Il primo campo lo vedi già quando sei in coda al semaforo di via Ripamonti. Arrivato in fondo, i palazzi spariscono: giri in via Selvanesco, e finisci in Cascina Gaggioli. Tra il mais, i cavalli e le mucche. Ti chiedi se sei ancora a Milano e la risposta è sì. Non in provincia, non nell’hinterland: in città. Nella metropoli c’è ancora spazio per l’agricoltura.

Francesco Bossi è agronomo. La sua famiglia è qui dal 1948. Guida un’azienda che vanta 40 ettari (400 mila metri quadri) di terreno tra mais, riso, frumento e prato. Molti, considerando che la media lombarda è di 25 ettari per terreno. In più ha una cinquantina di capi tra vacche e vitelli (razza “limousine”).

Le aziende agricole del comune di Milano sono ufficialmente 144, quelle con allevamenti 41, per un totale di oltre 3.500 ettari coltivati, dai micro appezzamenti di terreno ai fondi più grandi. Francesco invece stima: “Io direi una quarantina di aziende per 3 mila ettari. Sono tutte famiglie: ma negli ultimi 10 anni almeno 4 hanno mollato”.

Dal 1998 Cascina Gaggioli inizia la conversione al biologico, la certificazione arriva qualche anno dopo. “Una scelta dettata da ragioni ideali -dice Francesco- che però credo alla lunga sarà vincente anche dal punto di vista economico”.

I prodotti dell’azienda sono in vendita per i privati anche nel negozio interno alla cascina (aperto dal giovedì al sabato: per gli orari www.cascinagaggioli.it) dove finisce metà del riso prodotto, un po’ di mais e tutta la carne ottenuta dal bestiame, anch’esso in conversione al bio. “Senza negozio, e quindi la vendita diretta, il biologico sarebbe insostenibile -spiega Francesco-. Eppure preferirei produrre di meno e vendere tutto qui, piuttosto che alla risiera e alle società che ci comprano frumento e mais”.

Della Cascina sono clienti anche alcuni Gruppi di acquisto solidali, soprattutto per il riso e la carne. Grazie al negozio (che vende anche prodotti di altre aziende) la cascina si è aperta alle visite dei “cittadini”, che spesso vengono qui non solo per trovare cibo genuino ma per respirare anche un po’ di aria di campagna. Anche per questo dal 2001 la cascina ha aperto un agriturismo da cinque camere.

Per l’agricoltura, la città costituisce una minaccia e un’occasione. La minaccia sono il cemento, i palazzi, la speculazione edilizia, le strade e le infrastrutture, quell’incendio “grigio” che erode terreno agricolo molto più velocemente del fuoco. L’occasione è la città stessa. “Il modo tradizionale di intendere l’agricoltura non vale più” sostiene Paola Santeramo, presidente della Confederazione italiana agricoltori delle Province di Milano e Lodi.

“Non dobbiamo più guardare alla sola produzione, ma anche alla qualità del prodotto, al contributo al paesaggio e all’ambiente, alla tutela della salute del cittadino. Solo un bilancio complessivo di questo tipo svela i vantaggi dell’agricoltura e il beneficio che può portare alla qualità della vita urbana”.

La città chiede prodotti di qualità ma anche aree verdi e un nuovo rapporto con il territorio. L’agricoltura urbana avvicina il consumo alla produzione locale, instaurando un rapporto economico e culturale tra il territorio e i cittadini, ma permette anche di ridurre i costi per il consumatore dando al tempo stesso maggiori opportunità ai produttori agricoli. Riduce l’impatto dei trasporti e del confezionamento delle merci, facilita maggiori controlli sulla provenienza e sull’intera filiera.

“Gli spazi agricoli devono quindi essere riconosciuti sul piano sociale, politico e amministrativo. E per questo incentivati: altrimenti per i Comuni converrà sempre cedere terreni all’edilizia”.

Nella partita che si gioca sui terreni cittadini gli agricoltori sono però solo spettatori. Solo un quarto dei campi coltivati appartiene alle aziende agricole. La maggior parte dei contadini lavora campi che non possiede, per i quali paga un affitto. Il Comune di Milano ha 57 contratti, per lo più con aziende familiari. 550 ettari di terreno che affitta a 350 euro all’anno per ettaro. Verde di cui gode la città, e che invece di essere un costo per la municipalità, come lo sono i parchi pubblici e le aiuole che hanno bisogno di manutenzione, è un introito per le casse comunali. Il resto appartiene a enti (come l’Ospedale Maggiore) o privati (primo fra tutti, il gruppo del costruttore Ligresti).

La pressione dell’urbanizzazione passa anche dall’incertezza contrattuale, con contratti di affitto rinnovati di anno in anno e proprietari che aspettano solo che il proprio terreno diventi edificabile per sfrattare i contadini.

Cascina Campazzo è ancora più “cittadina” di Cascina Gaggioli. È a 300 metri dalla fermata di piazza Abbiategrasso della metropolitana: a poco più di 4 chilometri dal Duomo di Milano c’è un allevamento di 150 capi, che produce 15 quintali di latte al giorno. Da un paio d’anni è possibile comprare latte crudo, quasi accarezzare la mucca dal quale è stato appena munto: basta portarsi una bottiglia. I 35 ettari di prato per il foraggio sono di proprietà del Comune, ma la cascina, cuore del Parco del Ticinello (vedi box) e punto di riferimento per gli abitanti di tutta la zona, non ha più contratto di affitto ed è minacciata di sfratto dal proprietario. Con contratti così brevi è impossibile investire nell’azienda. Tempo fa è crollato il tetto di una stalla: spendere soldi per rimetterlo a posto potrebbe non avere senso.



Uova, latte e formaggi: qui la vendita è diretta

Oltre a Cascina Gaggioli (via Selvanesco 25, tel. 02-57.40.83.57) e Cascina Campazzo (via Dudovich 10, Tel. 02-89.50.05.65), di cui parliamo in queste pagine, altre cascine agricole della città fanno vendita diretta al pubblico. Ad esempio la Cascina Campi di via Rizzardi 15, che vende carni, latte, uova e formaggi (www.cascinacampi.it), oppure l’azienda Fedeli di Cascina Battivacco di via Barona 111 (pasta, riso e pane, tel. 02-81.33.351) e ancora l’azienda Verga di via Airaghi 49 (tel. 02-48.20.26.28). L’elenco completo lo cura la Provincia (per info tel. 02-77.40.30.57, agricoltura@provincia.milano.it).  Molte delle aziende agricole meneghine si trovano all’interno del Parco agricolo Sud Milano, che si estende per 47 mila ettari e tocca 61 comuni compreso Milano: al suo interno lavorano 750 aziende. Istituito dalla Regione Lombarida nel 1990, il parco è gestito dalla Provincia di Milano (www.provincia.milano.it/parcosud).



Parco del Ticinello, che passione il terzo polmone…

L’idea è del 1982: un parco agricolo “urbano” di 800 mila metri quadri, terzo polmone verde cittadino per estensione. Ma il Parco del Ticinello, Milano Sud, esiste nella passione dell’associazione che da 15 anni chiede che il Comune mantenga le sue promesse.

A maggio l’ultima beffa: la giunta non ha deliberato l’esproprio di Cascina Campazzo, sede dell’associazione, lasciandola alla proprietà che vuole sfrattare le famiglie che vi risiedono e lavorano. Proprietaria della cascina è la società Altair spa, che fa capo al gruppo Ligresti, il costruttore (nei guai con la giustizia all’epoca di Mani Pulite) che è anche il maggior proprietario privato di terreni nella città. Se lo sfratto dovesse avvenire, senza cambiare destinazione urbanistica la cascina potrebbe diventare un complesso residenziale. A Ligresti appartengono anche la non distante Cascina Selvanesco e il vicino terreno su cui sorgerà la discussa “Città della scienza”. Info: www.parcoticinello.it



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