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Tra mercati e patti con i produttori, come cambiano i Gas di Milano

L’Indagine sul consumo responsabile in Italia realizzata dall’Osservatorio sulla coesione sociale (Ocis) riporta una diminuzione della spesa tramite Gas nella popolazione italiana maggiorenne tra il 2020 e il 2022 © Manuela Valsecchi

Una ricerca indaga la trasformazione dei Gruppi di acquisto solidale in città: c’è chi gestisce mercatini agricolo-biologici e chi stringe rapporti più stretti con gli attori della filiera. Ne pubblichiamo la prima parte. Il dibattito è aperto

Tratto da Altreconomia 246 — Marzo 2022

Insieme ai mercati agricoli, i Gruppi d’acquisto solidale (Gas) hanno a lungo dominato il panorama dell’approvvigionamento di cibo sostenibile nel nostro Paese. Nati a Fidenza (Parma) nel 1994, i Gas si sono diffusi nel corso del tempo in tutta la penisola diventando un fenomeno significativo soprattutto nelle Regioni Centro-settentrionali. Nel 2014, su retegas.org, l’allora sito di riferimento dei Gas italiani, quelli registrati erano 987 ma il numero effettivo era probabilmente più elevato, intorno alle duemila unità. A oggi l’esperienza sembra resistere, ma una parte dei gasisti rileva un calo della partecipazione e un diffuso sentimento di stanchezza nei circuiti del commercio solidale.

Impressioni confermate dai dati dell’Indagine sul consumo responsabile in Italia realizzata dall’Osservatorio sulla coesione sociale (Ocis) che riportano una diminuzione della spesa tramite Gas nella popolazione italiana maggiorenne tra il 2020 e il 2022. A tal proposito occorre tener presente che, negli ultimi anni, l’esperienza dei Gas è stata messa alla prova dall’emergere di una serie di alternative che offrono modalità pratiche e veloci per acquistare cibo sostenibile e di qualità, soprattutto nei contesti urbani e peri-urbani.

Tali esperienze non sono comunque assimilabili a quelle dei Gas, soprattutto per quanto riguarda il livello di coinvolgimento e di progettualità: aderire a un Gas non significa solo acquistare prodotti biologici a chilometro zero ma vuol dire confrontarsi con una serie di tematiche di carattere sociale, politico e ambientale. Il confronto è garantito proprio dal fatto che i Gas siano gruppi al cui interno è possibile “fare cultura” scambiando conoscenze, progettando iniziative condivise e realizzando azioni pratiche, per esempio a sostegno di produttori in situazioni di difficoltà economica, ma non solo. Nonostante questa premessa, è evidente come le realtà profit di rivendita di cibo sostenibile possano risultare particolarmente appetibili per quella quota di cittadini sensibili ai temi ecologici e sociali, ma con scarsa disponibilità al coinvolgimento diretto o scarse risorse di tempo.

A questo riguardo la città di Milano offre un’articolata rete di opportunità. Vediamone alcune. L’Alveare che dice sì è una piattaforma nata sul modello Gas: permette di ordinare online i prodotti e ritirarli, in seguito, presso un punto fisico -l’Alveare, appunto- e presenta a inizio 2022 45 punti di ritiro in città. Le imprese che coniugano e-commerce e consegna a domicilio si moltiplicano: alla piattaforma Cortilia si affiancano realtà esclusivamente biologiche come portaNatura e Bio-express, oppure specializzate nella rivendita di frutta e verdura non standard come BabacoMarket. A fronte dell’elevata domanda di questo tipo di servizio, anche le aziende agricole del milanese e dintorni si sono organizzate costituendo un proprio servizio di e-commerce e spesa a domicilio, Mercato Contadino a Milano, nato durante le fasi più critiche della pandemia da Covid-19. A completare l’offerta sono presenti alternative fisiche che spaziano dai punti vendita di prodotti biologici come EcorNaturaSì che conta al momento 15 negozi nella città, agli stessi mercati agricoli, più numerosi di qualche anno fa. Al momento, solo quelli settimanali sono almeno 25.

A fronte di uno scenario così ricco e complesso, è lecito chiedersi se i Gas costituiscano ancora esperienze di rilievo nella città di Milano e cercare di comprendere quali caratteristiche abbiano. A partire da questa domanda, nel 2021 è stata avviata una ricerca dall’Università Cattolica di Milano sui Gas della città che ha previsto da un lato la realizzazione di una mappatura dei gruppi d’acquisto, dall’altro la conduzione di 17 interviste a persone con esperienza di lungo corso nei gruppi di acquisto milanesi o nel mondo più ampio dell’economia solidale.

Il Mercato Solidando, organizzato negli spazi dell’associazione Ibva di Milano in via Santa Croce 15, è organizzato ogni prima domenica del mese. Vi prendono parte piccoli produttori e aziende, e anche Altreconomia © Archivio IBVA

La mappatura ha rilevato la presenza di 64 Gas che costituiscono, dunque, un fenomeno numericamente rilevante, sebbene variegato dal punto di vista delle pratiche adottate, come emerso dalle interviste. Queste hanno infatti rivelato come, accanto a una maggioranza di Gas che continua a operare secondo modalità “classiche”, ve ne siano alcuni che hanno parzialmente modificato le proprie pratiche d’acquisto in direzioni differenti, da un lato creando accordi maggiormente vincolanti con alcuni produttori, dall’altro appoggiandosi a mercati agricoli da loro stessi gestiti per l’acquisto di diversi prodotti e organizzando sistematicamente le proprie attività in rete.

La maggior parte dei Gas intervistati continua a operare secondo la caratteristica modalità degli ordini collettivi con però alcune specificità. Alcuni gruppi, potendo contare su un nucleo trainante composto dai primi gasisti e su una buona partecipazione, continuano a mantenere un alto livello di progettualità, impegnandosi soprattutto in iniziative di carattere sociale e culturale. Inoltre alcune persone di un Gas intervistato, il Gas Baggio, supportano la costituzione dell’Amap Madre Terra (le Amap, Associations pour le maintien d’une agriculture paysanne, prevedono un accordo più stretto e, al tempo stesso, una distinzione meno netta tra chi produce e chi acquista), con l’obiettivo finale di creare una Comunità a supporto dell’agricoltura (Csa).

Accanto a essi, Gas spesso più piccoli e con meno risorse di tempo sembrano aver ridotto, negli anni, volumi e varietà dei prodotti acquistati a causa delle difficoltà organizzative e del calo di partecipazione. Tale riduzione riflette un calo nell’impegno socio-politico rispetto al passato: se in precedenza uno degli obiettivi primari di questi Gas era sottrarre quote di mercato alla Grande distribuzione organizzata (Gdo) e di promuovere il consumo critico, a oggi tale ideale sembra aver perso di salienza a favore di una maggiore attenzione agli aspetti sociali e conviviali del gruppo in sé. Come afferma la coordinatrice di uno di questi Gas: “Tendiamo a farci dei piaceri […], come se fossimo in un condominio, no? Molti di noi si vedono fuori, prima non accadeva”.

Tra i Gas che continuano a operare secondo la modalità convenzionale, il Gas Baggio ha introdotto lo strumento dei “patti” nel rapporto con due produttori. Tramite tale strumento, il Gas si impegna formalmente ad acquistare una certa quantità di articoli dal produttore nell’arco di un periodo di tempo predeterminato -nel caso specifico, un anno- mentre il fornitore si impegna a comunicare con trasparenza i costi di ciascuna fase della produzione; le due parti definiscono congiuntamente il prezzo finale dei prodotti in modo che sia equo per entrambi. Sebbene, tra i Gas incontrati, questo sia l’unico ad aver sottoscritto tale iniziativa promossa da Co-energia, il suo caso risulta d’interesse perché corrisponde a una ristrutturazione della relazione Gas-produttori nella direzione di una maggiore equità ma anche di un maggiore vincolo per i singoli gasisti nella partecipazione ai singoli ordini.

Le interviste hanno permesso di rilevare anche direzioni di cambiamento diverse che coinvolgono alcuni Gas situati nel Nord-Est della città tra cui Gasics, GAS Nomade e GAS Orto. La prima direzione riguarda l’organizzazione di mercatini agricoli biologici che, da un lato, consentono ai produttori di raggiungere un bacino più ampio di clienti, dall’altro permettono di diffondere la cultura del cibo sostenibile a persone esterne al Gas stesso. I gruppi che gestiscono questi mercatini vi acquistano soprattutto il fresco mentre continuano a ordinare altri prodotti, come la carne, tramite acquisti di rete che rappresentano la seconda direzione di cambiamento intrapresa da questi Gas. Le reti sono costruite sulla base delle relazioni coltivate nel corso degli anni tra i gasisti ma sono aperte anche a chi accede ai mercatini, magari per la prima volta. I Gas coinvolti in questi cambiamenti tendono a perdere la loro natura di gruppo per diventare un nuovo soggetto sociale, che mette in atto comportamenti d’acquisto differenti, che oscillano tra l’individuale -i mercatini agricoli biologici- e il collettivo, cioè gli acquisti di rete.

Chi partecipa a un Gas vede gli acquisti collettivi come la possibilità di accedere a un cibo sostenibile e di qualità, coltivando anche una dimensione sociale-conviviale

Se da un lato questa organizzazione permette a un numero più ampio di persone di accedere ai prodotti del circuito Gas, dall’altro si basa sul lavoro volontario di poche figure centrali di coordinamento, elemento che pone sfide di sostenibilità nel lungo termine. Le indagini condotte finora permettono di effettuare alcune prime considerazioni. Innanzitutto, anche a fronte dell’ampia offerta di cibo sostenibile presente nella città di Milano, i Gas sono ancora presenti e costituiscono, a livello numerico, un fenomeno degno di interesse. L’universo dei Gas appare però popolato da diversi soggetti che stanno modificando i propri obiettivi e le proprie attività secondo direzioni differenti.

Da un lato, vi sono Gas per cui gli obiettivi di trasformazione sociale non sembrano più essere prioritari: gli acquisti collettivi sono visti dai gasisti soprattutto come possibilità di accedere a cibo sostenibile e di qualità e, contemporaneamente, coltivare una dimensione sociale-conviviale con persone affini presenti sul territorio. Dall’altro, vi sono Gas che mantengono una forte vocazione trasformativa. Tali gruppi d’acquisto, tuttavia, tendono a vedere la modalità “classica” di fare Gas in maniera critica in quanto da un lato non garantisce un sostegno sufficiente ai produttori, dall’altro coinvolge solo un gruppo ristretto di consumatori.

A seconda del significato privilegiato, tali Gas stanno agendo in maniera differente, ora instaurando accordi maggiormente vincolanti con i produttori -i cosiddetti “patti”- o supportando progetti di costituzione di Amap, ora creando mercatini agricoli biologici ai fini di facilitare l’ingresso di nuove persone nel circuito Gas attraverso la costituzione di reti d’acquisto. I risultati appena presentati sono i primi di un progetto di ricerca più ampio, tuttora in corso. La successiva fase della ricerca, in corso di svolgimento, avrà l’obiettivo di dimensionare tali cambiamenti al fine di costruire un ritratto più completo dei Gas di Milano. Nel frattempo, approfitto di questo spazio per ringraziare le persone che hanno partecipato alla ricerca mettendo a disposizione il loro tempo e condividendo le loro esperienze.

Cecilia Cornaggia è dottoranda in Sociologia, organizzazioni, culture all’Università Cattolica di Milano, dove studia le trasformazioni dei Gas nella città e collabora con il Centro per lo studio della moda e della produzione culturale (ModaCult). Il suo principale interesse di ricerca riguarda il consumo sostenibile. Fa parte di CSRnatives, un network di giovani interessati alla sostenibilità

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