Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Diritti

Tobin Tax sì, Tobin Tax no

Il G20 dei ministri delle Finanze appena tenutosi a St Andrews, incantevole località sulla costa orientale della Scozia, doveva essere l’ennesima tappa interlocutoria di un percorso che sta sollevando più di una perplessità, non solo tra gli esponenti della società…

Il G20 dei ministri delle Finanze appena tenutosi a St Andrews, incantevole località sulla costa orientale della Scozia, doveva essere l’ennesima tappa interlocutoria di un percorso che sta sollevando più di una perplessità, non solo tra gli esponenti della società civile, ma anche tra alcuni addetti ai lavori.
In effetti leggendo il comunicato finale del vertice si comprende come le (scarse) aspettative della vigilia siano state rispettate. Di più, sembra che il G20, nuova sede della governance globale, sia incapace di decidere su qualsiasi tema economico e finanziario di rilievo. Però c’è una questione che non va dimenticata così in fretta, come spesso si fa con le chiacchiere che i ministri e i loro sherpa distribuiscono in dosi industriali in queste occasioni. Ci riferiamo alle dichiarazioni fatte dal premier britannico Gordon Brown sulla possibilità di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. Una sorta di Tobin Tax che sta tenendo banco in questi giorni.
La mossa dell’inquilino di Downing Street è stata a dir poco snobbata da un po’ dei ministri arrivati fino in Scozia, tra cui, ciò che più conta, anche dal titolare del dicastero dell’Economia Usa, Timothy Geithner, e dai vertici del Fondo monetario internazionale. Insomma, la Tobin Tax non si ha da fare, come ribadito dal ministro Giulio Tremonti. Per carità, non c’è troppo da essere sorpresi. L’avversione degli Stati Uniti nei confronti di una tassa sulle transazioni finanziarie era già da tempo un dato acquisito, mentre il nostro ministro dell’Economia non è nuovo nel contraddire con i fatti quanto di “rivoluzionario” detto a parole.
Colpisce di più che siano proprio Brown e Alistair Darling (il ministro dell’Economia di Sua Maestà) a dichiararsi in favore di uno strumento fiscale prima mai troppo apprezzato. Certo, dopo le tante reazioni negative è arrivato un mezzo passo indietro. La domanda che però tocca porsi è forse un’altra: il successore di Tony Blair sta provando un disperato tentativo di riconquistare un po’ di voti a sinistra, lasciando per una volta sullo sfondo gli interessi delle grandi banche private? In Inghilterra l’opinione pubblica non ha ancora digerito del tutto i miliardi di sterline dei contribuenti usati per salvare le varie Royal Bank of Scotland o Northern Rock, definite dal alcuni commentatori della BBC le più grandi “charities del Paese”. E se invece di “buttarla là”, Brown provasse a costruire un reale consenso politico a partire dall’Unione Europea su una Tobin Tax riveduta e corretta, che tanto piace ai tedeschi e ai francesi? Infatti quello che anche i governi più aperti rigettano è l’ipotesi di iniziare istituendo una tassa su base regionale – o se si vuole anche nella sola zona Euro. Ricercatori e gli stessi traders finanziari dicono che è possibile e non genererebbe un vero svantaggio per l’industria europea, anzi contaminerebbe numerose altre transazioni globali. Cambiare si può, “oltre il G20”.

* Campagna per la riforma della Banca mondiale

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.


© 2024 Altra Economia soc. coop. impresa sociale Tutti i diritti riservati