Ambiente / Opinioni

Il teorema del condono e i suoi complici

La legalità urbanistica è stata di nuovo messa in discussione, nell’Italia in cui il 20% delle costruzioni è abusivo. I danni sono culturali. Il commento del professor Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 210 — Dicembre 2018

“A tutti i cittadini italiani posso dire, con orgoglio, che anche quest’anno lasciamo un paesaggio migliore e non solo un Paese migliore. Sono lieto di annunciarvi alcuni importanti risultati di cui l’attuale Governo va fiero, esito di politiche pubbliche che abbiamo fortemente voluto e che hanno accolto alcune istanze dettate dall’attualità dei tempi, dalla necessità di dare risposte a una crisi ecologica in continuo aggravamento, dal coraggioso esempio delle migliori politiche locali e dall’aver raccolto l’urgenza di porre fine, e non solo freno, al consumo di suolo. Abbiamo respinto quanti chiedevano un condono edilizio perché vogliamo lasciare a tutti voi un futuro di legalità urbanistica e di rispetto per la natura”.

È l’inizio del discorso del presidente che vorrei, ma non arriva. Al suo posto ne sono arrivati due stordendoci con la parola che dovrebbe essere proibita a qualsiasi politico italiano: condono. A marzo scorso il forum Salviamo il paesaggio proponeva al governo una legge sulla tutela dei suoli e a novembre la risposta è un condono edilizio. Questo sì che è ascoltare. Il mare blu di Ischia non è una bacchetta magica che autorizza a usare la parola condono e vomitarla sul resto di Italia. Condono è parola vietata, punto. Basta dirla ed è uno tsunami culturale. Proprio a noi, che da anni indossiamo la maglia nera dell’abusivismo (il 20% delle costruzioni in Italia è abusivo, rapporto ISTAT-BES 2017), doveva capitare un governo del (non)cambiamento così geniale? Complimenti! Ci avete davvero sorpresi. Anzi, annichiliti. Neppure i nove annegati in Sicilia il 5 novembre nella villetta abusiva lungo il fiume Milicia, hanno tappato la bocca ai governanti. Si “tira dritto”.

Fare un condono in Italia è come sparare sui soccorritori, a qualsiasi scala lo si propone. Da noi, un condono azzera i resti della cultura della legalità che ancora sopravvivono e riaccende il machismo egoista di chi vuol fare sul suo terreno l’urbanistica che più gli piace. Il governo forse non si rende conto che così fa anche cultura. Ma la peggiore. Quella che rischia di favorire le mafie, i furbi, i disonesti, gli amici degli amici. Quella che se la ride di tutti i duri sforzi fatti per capire che paesaggio e suolo sono beni comuni da tutelare. Ci dicono di stringere la cinghia per la crisi, ma poi ci servono sul piatto un Paese che rinuncia per decreto a riscuotere i crediti da chi ha abusato del suo suolo. Una spintarella sull’orlo del precipizio. La sola idea di condono, trasforma il comportamento abusivo in teorema e noi in complici di meta delitti come: paesaggicidio preterintenzionale, oltraggio premeditato all’art. 9 della Costituzione, induzione al suicidio del piano urbanistico, sovversione delle virtù civiche, evasione fiscale.

9 come i morti annegati nella villetta abusiva in zona a rischio alluvionale. 9 come l’articolo sulla tutela del paesaggio in Costituzione. Tutti offesi dalla proposta dell’ennesimo condono

Già perché ogni abuso è fatto in nero, senza fatture e senza contratti di affitto e di allacciamento ad acqua e luce. Hanno magari pure preteso che il comune portasse fin là la strada e lo scuolabus, ma senza pagare IMU; né TARI per raccogliere i rifiuti anche loro abusivi e buttati qua e là. Ma forse dei condoni piace la loro perversione: stendono una pietra tombale sul passato senza innescare un miglior futuro. Danno una licenza a uccidere alla prossima alluvione o al prossimo terremoto. È un’amnistia preventiva a un reo confesso non pentito. Un fottersene della sicurezza nei cantieri. Due dita negli occhi ai giovani che cercano prospettiva nella legalità. Basta condono, sanatorie, pace fiscale, volontary disclosure, deroghe e scudi. Vorremmo una politica capace di parole, visioni e pensieri alti e senza queste coltellate che sfregiano la storia che viene. C’è?

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “100 parole per salvare il suolo” (Altreconomia, 2018)

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia