Economia / Opinioni

Tanti saluti al Mercato

Non esistono soluzioni automatiche o magiche per diventare davvero liberi. Si comincia dagli stili di vita, dal modo di organizzare le relazioni interpersonali, il lavoro, il consumo. Si arriva a rifondare famiglia e scuola sull’etica, l’etica del bene comune

Tratto da Altreconomia 192 — Aprile 2017
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Tanti saluti al Mercato. Ecco come suona l’inizio di un’epoca non più di “crisi”, ma di fioritura del mondo. Facciamo il punto: contro che cosa e per quale altra cosa stiamo combattendo noi che vogliamo un’altra economia e un’altra società? Il giorno nel quale l’umanità rinsavirà sarà il giorno in cui sarà guarita dall’abitudine di affidare tutto al Mercato globale e alla sua modalità di determinare ogni cosa. Una modalità che peggiore non si può, perché è un impasto di avidità, prepotenza e cieco automatismo.
Nella sua essenza il Mercato è semplicemente una logica. Gli uomini hanno consegnato la loro facoltà di decisione e il loro destino a una logica universale. È un dispositivo che, benché costruito da mani umane, è diventato autoregolato, capace di produrre infinite conseguenze attraverso lo svolgimento delle implicazioni necessarie del proprio criterio: il capitale è il valore, è la condizione di tutto e va sempre accresciuto. Istupiditi dall’obbedienza a una logica simile, uomini e istituzioni rinnovano ogni giorno questa schiavitù senza rendersene conto.

Le correnti del pensiero critico del Novecento ci hanno avvertito: il male non è altro se non una logica senza coscienza che diventa un sovrano impersonale. Essa viene elevata a soggetto e noi ridotti a oggetti. Coloro che hanno studiato i meccanismi del male -Max Horkheimer, Theodor Adorno, Herbert Marcuse, Hannah Arendt, René Girard, Michel Foucault e molti altri- ci hanno messo in guardia dalla forza totalitaria non soltanto della logica del potere, ma più sottilmente del potere della logica, se diventa un circuito di senso autonomo al cui funzionamento pratico e organizzativo gli esseri umani si adattano senza discutere. Non deve stupire il fatto che la semplicità e l’impalpabilità di questa cessione di soggettività, per cui diamo tutto il potere a una logica automatica, siano in grado di edificare una potenza globale così influente sulle sorti della società.

È come se, per vivere, ognuno pagasse una tassa, con la moneta della propria libertà, a un’unica idea -in realtà una menzogna-, che così conquista tutta la ricchezza del mondo. Il giorno della liberazione arriverà quando smetteremo di consegnarci a questa logica. Non lo faremo di colpo, tutti insieme. Non esistono soluzioni automatiche o magiche per diventare davvero liberi. Iniziano quelli che intanto si sono svegliati dal sortilegio, poi se ne aggiungeranno altri. Si comincia dagli stili di vita, dal modo di organizzare le relazioni interpersonali, il lavoro, il consumo. Si arriva a rifondare famiglia e scuola sull’etica, l’etica del bene comune, in maniera che le generazioni giovani e quelle adulte siano disintossicate dalla stupidità della logica dominante e maturino la reale capacità di vivere in società. Allora si riuscirà a rigenerare la politica: in essa potranno tornare il pensiero critico, la lucidità morale, la dedizione alla vita comune, la partecipazione democratica, i progetti di progresso autentico, tutte cose ora espulse dalla pseudopolitica asservita alla finanza.

Lo shock salutare per risvegliarci dallo stato di ipnosi in cui quasi tutti si trovano sta nello sradicamento della logica del capitale dal suo stesso terreno, quello dell’economia. Le forme di prassi e di riorganizzazione che seguono la coscienza della dignità umana e della natura sono in grado, man mano che si diffondono, di spezzare l’incantesimo. La democrazia è l’ordinamento collettivo della società nel quale, qualunque sia la logica adottata per risolvere i problemi dell’umanità, essa non viene mai assolutizzata. Ci si rifiuta di obbedire a comandi automatici. Piuttosto si impegnano le coscienze, il dialogo, la responsabilità creativa delle persone e dei popoli. Così le istituzioni restano umane e non si ritorcono più contro di noi. Considerata da questo punto di vista, l’altra economia è una condizione decisiva della democrazia. Ecco perché è con la gioia della libertà che sempre più persone mandano tanti saluti al Mercato.

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