Interni / Inchiesta

Tamponi rapidi e interessi dei privati in Lombardia: il caso della Fondazione Harmonia

In tre Comuni della Brianza un ente costituito solo nel novembre 2020 svolge il servizio di test antigenici a pagamento, definendolo “core business”. Uno spaccato illuminante in una Regione dove il sistema di tracciamento pubblico anti Covid-19 è collassato

© Greg Rosenke - Unsplash

In Lombardia anche i tamponi veloci sono diventati un “business” per i privati. “Core business” per usare le parole della Fondazione Harmonia, ente che a partire dal 7 novembre 2020 effettua in modalità “drive-through” i test rapidi (“nasali e sierologici”) nei Comuni di Concorezzo e a seguire di Carugate e Mezzago, in Brianza. Le tre amministrazioni locali che hanno patrocinato e pubblicizzato il servizio, posto al di fuori del sistema sanitario regionale (Ssr), ne hanno elogiato i prezzi abbordabili: la tariffa a tampone va infatti dai 15 euro per i residenti ai 35 euro per chi viene da fuori.

Queste “condizioni” hanno messo però in secondo piano un aspetto rilevante: la Fondazione è stata costituita solo il 3 novembre 2020, lo stesso giorno in cui la Giunta regionale lombarda guidata da Attilio Fontana, travolta dal collasso del sistema di tracciamento pubblico, ha fornito le indicazioni per l’utilizzo dei test antigenici rapidi in forma privatistica e in ambito extra Ssr. Sfugge come sia stato possibile ad esempio per il Comune di Mezzago, tra i partner di Harmonia, dare il via libera alla collaborazione e quindi aprire sul territorio un punto per la somministrazione dei test ai cittadini, alla luce -come recita la delibera di Giunta del 17 novembre- del “know how” della Fondazione.

Quale esperienza può avere un ente nato 14 giorni prima e che peraltro nei propri scopi non cita mai il tema della “salute” o della “prevenzione sanitaria” quanto piuttosto quello della formazione professionale?
Veniamo alla Fondazione. I soci fondatori di Harmonia sono sei: Paolo Colitti (presidente), Alberto Cuzzucrea, Paolo Provino, Rosario Mancino (vicepresidente), Vito Giovanni Pomes e Angelo Colitti. Ognuno ha contribuito al patrimonio iniziale della Fondazione versando 5.005 euro tramite assegno circolare emesso -nel caso di tutti e sei i soci- dalla stessa banca e della stessa filiale di Brembate (BG). Si tratterebbe di un unico conto corrente intestato alla “Associazione Fondazione Harmonia” (altra “neonata” con partita Iva attivata il 15 giugno 2020), spiega Mancino ad Altreconomia, che tra le altre cose è coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia per la circoscrizione di Monza e Brianza.

La ricostruzione di Mancino non è sempre lineare, come dimostra la vicenda della nascita della Fondazione. Il vicepresidente, infatti, ha prima sostenuto fosse avvenuta “nel 2018” salvo poi, di fronte all’atto del notaio che lo smentiva, doversi correggere e affermare che era il gruppo di lavoro “che ha portato alla nascita della Fondazione” ad aver “iniziato a collaborare nel 2018”.
In ogni caso nel 2020 quel “gruppo” avrebbe deciso, sempre secondo Mancino, di “stanziare una quota di solidarietà per il Covid-19 al fine di aiutare la Brianza che con la seconda ondata era la provincia più colpita, e l’abbiamo fatto acquistando i tamponi da donare alle strutture che eseguivano i test per la popolazione”.

La “quota di solidarietà” ammonterebbe a 12mila euro. Con quel budget Fondazione Harmonia sostiene di aver acquistato “circa 1.300” tamponi veloci all’ingrosso a nove euro l’uno.
“L’idea era quella di darli alle farmacie del territorio di Concorezzo perché in quella fase avrebbero dovuto fare i tamponi”, continua Mancino. La cosa però non si è più fatta e Harmonia ha deciso di avviare “in proprio” il servizio, sollecitata e “cercata” a dire di Mancino dalle stesse amministrazioni comunali.
Chi si occupa della sanificazione è JustSAN, azienda sponsor dell’A.C. Monza Calcio e che ha la sede legale allo stesso indirizzo della Fondazione (nel Comune di Pessano con Bornago, Milano).
La Multiservice Ambrosiana -di cui è socio uno dei fondatori di Harmonia, Vito Giovanni Pomes-, anche questa “collaboratrice” del Monza Calcio, metterebbe a disposizione secondo Mancino il “Covid manager” e “l’addetto che sanifica”.
Poi ci sono i medici a partita Iva da pagare a ore. Chi segue la parte di “contrattualistica” è l’Ente nazionale bilaterale italiano (Enbital), di cui il presidente di Harmonia, Paolo Colitti, risulta vicepresidente. In questa galassia si muove anche la Harmonia Srl, omonima della Fondazione, costituita anch’essa da pochissimo (17 settembre 2020) e che per oggetto sociale svolge “attività di certificazione” e vede come soci i già citati Paolo e Angelo Colitti, lo stesso Mancino, Pomes e Salvatore Virzì.

“Il tampone a 15 euro è un tampone in perdita”, tiene a precisare Mancino. “Tra acquisto del test, sanificazione, onorario del medico e sicurezza siamo intorno ai 28-30 euro”, prosegue. “Ecco perché arriveremo a dicembre e poi basta, altrimenti dovremo stanziare altri fondi ed è un ragionamento che faremo con l’anno nuovo”. In realtà Fondazione Harmonia, che dovrebbe essere l’unica a emettere direttamente la ricevuta ai “pazienti”, non ha sempre “a carico” i medici, cioè la voce di costo più rilevante. A Carugate ad esempio i medici sono quelli di base messi a disposizione dal Comune. Inoltre gli spazi e il ritiro dei rifiuti speciali sono garantiti dai Comuni, oneri inclusi. “Se potessi pagare il medico 15 o 20 euro all’ora, il tampone a 15 euro potrebbe anche garantire un equilibrio. Però questi non si alzano la mattina per quelle cifre. Regione Lombardia ha esteso recentemente a ostetriche e igieniste dentali la possibilità di fare i tamponi, potrebbe essere un mezzo per abbassare il costo medio del tampone, perché sicuramente un igienista dentale non ti chiede all’ora quanto un medico”.

Contrariamente a quanto riferito dal vicepresidente, però, non è sempre la Fondazione a produrre la “ricevuta”. È il caso di Concorezzo, infatti, dove una di queste, pur intestata alla Fondazione e con timbro, reca la partita Iva dell’associazione omonima (11304840967 e non invece 11462810968, si veda sotto). E nessun accenno pare esser fatto all’esenzione Iva o ai requisiti di una ricevuta per prestazione sanitaria.

Mancino respinge però ogni accusa, riconosce che qualche “errore” può essere stato commesso e rilancia: “Non è che i privati non li facevano prima i tamponi fuori dal circuito Ats, li facevano. Una catena di palestre ha attivato in tutte le sue strutture un circuito di tamponi rapidi. Diversi ortopedici, scarseggiando il lavoro, si sono messi a fare i tamponi a 50 euro l’uno”. Sarebbe dunque riferibile a “chi vende a 50 euro i tamponi” e ai loro “parenti”, è la tesi di Mancino, il “fastidio” verso Harmonia.

Sta di fatto che chi dovrebbe controllare e autorizzare i privati a fare i tamponi è l’Agenzia di tutela della salute competente, Ats Brianza in questo caso. “La decisione di avviare l’effettuazione dei test antigenici rapidi in forma privatistica -spiegano dall’Ats Brianza- va comunicata all’Ats competente per territorio, anticipatamente al suo avvio, secondo flussi e modalità definiti dalle singole Ats e comunicati dalle stesse sui propri siti istituzionali entro 15 giorni dall’emanazione dell’atto”, cioè il 19 novembre 2020.

Quando abbiamo chiesto all’Ats se fosse a conoscenza dell’attività di Fondazione Harmonia nei tre Comuni e quale convenzione fosse in vigore, la struttura regionale ha fatto sapere che al 25 novembre 2020 non era ancora pervenuta alcuna “comunicazione da Fondazione Harmonia per quest’attività” e che sarebbe stata quindi “avviata una verifica della situazione segnalata”.
In realtà l’Agenzia era informata dei movimenti della Fondazione già prima del 19 novembre, termine fissato dalla delibera regionale, tanto da doverlo riconoscere pochi giorni dopo la prima presa di distanza. “A breve sul sito di Ats, a tutela degli assistiti, sarà pubblicato l’elenco ufficiale dei soggetti autorizzati”, ha fatto sapere ad Altreconomia l’agenzia regionale. È già trascorso quasi un mese dalla delibera regionale.

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