Altre Economie / Attualità

La Spagna solidale che batte monete complementari

Nel Paese si sono consolidate una cinquantina di “valute” basate sull’economia reale, l’accesso ai beni di prima necessità e il contrasto a speculazione e povertà. Sarebbero circa cinquemila in tutto il mondo

Tratto da Altreconomia 199 — Dicembre 2017
Un momento della festa organizzata a Jerez per festeggiare i 10 anni de Zoquito

Turuta, Puma, Eki, Henar, Eco, Zoquito, sono solo alcune delle monete complementari locali attualmente utilizzate in Spagna. Stime non ufficiali ne contano circa cinquanta in tutto il Paese e cinquemila in tutto il mondo. Non è facile avere numeri precisi visto che si tratta di esperienze di economia informale che nascono in momenti di emergenza per poi sparire poco dopo. E che non sempre vengono registrate dalle statistiche ufficiali.

Una delle monete più longeve della penisola iberica viene utilizzata a Jerez de la Frontera, dove nell’ultimo fine settimana di ottobre si è tenuto il sesto incontro annuale di monete locali spagnole, definite “sociali” da alcuni studiosi come Yasuyuki Hirota – dottorato in Economia Sociale all’Università di Valenzia – per la loro capacità di incidere positivamente nelle economie locali e di rendere accessibili beni e servizi anche a persone che rimangono fuori dal circuito economico tradizionale. La scelta della assolata cittadina andalusa per l’incontro annuale non è stata un caso, il Zoquito, la moneta nata a Jerez, ha festeggiato nel 2017 i suoi primi dieci anni.

Utilizzata da un centinaio di persone e accettata da circa sessanta esercizi commerciali, il Zoquito nasce da un idea di Maki Iizuka, arrivata in Spagna dal Giappone ventidue anni fa, ancora memore della crisi che attraversò il suo Paese negli anni Novanta e delle esperienze delle monete locali nate per fare fronte alle difficoltà di quel periodo: “Mi sono sempre interessata di economia collaborativa e solidale, ero affascinata da questo sistema di scambio alternativo, ma non ne sapevo molto. Nel 2007 anche in Europa, e in Spagna in particolare, è iniziata la crisi: molte persone qui a Jerez non potevano permettersi neanche i beni essenziali, fu in questo frangente che insieme ad un gruppo di persone dell’associazione di produzione e consumo di prodotti ecologici El Zoco, (parola spagnola che indica il mercato tradizionale che a sua volta deriva dal termine arabo souk, ndr) abbiamo provato a sperimentare questo strumento. Eravamo una quindicina di persone, sono passati dieci anni e oggi siamo molti di più a festeggiare il traguardo della nostra moneta”.

A Jerez, situata in una delle province più povere della Spagna con picchi di disoccupazione che arrivano al 40%, con il Zoquito si possono acquistare prodotti della terra ma anche lezioni di inglese, o un bicchiere di sherry in un tabanco, locale tipico di Jerez, che mescola il concetto di osteria con l’attività di spedizione dei vini. Gli scambi vengono fatti senza un vero e proprio biglietto, ma vengono registrati in una cartellina, sia dall’acquirente che dal venditore.

Quella del Zoquito è l’esperienza più longeva in Spagna ma non l’unica. Grandi città come Madrid, Murcia, Bilbao, Siviglia, Santiago de Compostela, Valencia e Oviedo, ma anche cittadine più piccole come Vilanova i la Geltrù (Barcellona) Alcalà de Henares (Madrid), sono solo alcuni centri che hanno, o hanno avuto, un circuito di moneta alternativo. Nella maggior parte dei casi si tratta di esperienze nate da associazioni di cittadini all’inizio della crisi del 2007, alcune si sono già concluse, altre sono in piena espansione e altre ancora agli esordi. A Santa Coloma de Gramanet, Puerto Real e nella stessa Barcellona, le rispettive amministrazioni comunali stanno studiando un progetto per istituire una moneta alternativa che potrà essere accettata anche per il pagamento delle imposte locali, come già succede a Bristol, nel Regno Unito.

“Nel 2007 in Europa, e in Spagna in particolare, è iniziata la crisi: molte persone qui a Jerez non potevano permettersi neanche i beni essenziali” (Maki Izuka)

Secondo Julio Gisbert, collaboratore dell’Instiuto de moneda social (monedasocial.org), esperto di economia collaborativa e promotore di alcune iniziative a Madrid, sono coinvolte circa mille persone in tutta la Spagna. È difficile avere stime ufficiali sul volume di scambi o del corrispettivo in euro e anche se i numeri non sono alti, l’importanza di queste esperienze è data più che altro dalla fiducia che si crea tra gli utenti, e dalle relazioni che nascono e si rafforzano attorno all’utilizzo di queste “valute”. In tutte queste esperienze la moneta non è altro che uno strumento per raggiungere degli obiettivi.

In alcuni casi l’obiettivo è quello di favorire gli acquisti presso i piccoli negozi nei centri storici delle città, danneggiati dall’apertura di grandi centri commerciali, come il caso dell’Eki a Bilbao. In altri casi si vuole favorire il commercio di prodotti ecologici e a chilometro zero come l’Eco di Tarragona. Altri ancora si vuole dare un valore reale a beni e servizi che fuori dal circuito non ne avrebbero creando una moneta socialmente accettata da un piccolo gruppo, come evoluzione della banca del tempo.

Caratteristica comune a tutte le monete è che si basano sull’economia reale e non è possibile fare speculazioni (niente a che vedere con il bitcoin che nasce con presupposti completamente differenti), alcune hanno previsto un cambio con l’euro, però con uno sconto se ne chiede la conversione, altre hanno una percentuale di ossidazione, cioè perdono valore se non vengono utilizzate per molto tempo, proprio perché uno dei punti fondamentali è che la moneta circoli e non venga accumulata. Per Marianna Zungri, italiana di nascita e andalusa d’adozione, coordinatrice dell’associazione el Zoco “l’utilizzo di una moneta complementare aiuta anche a cambiare stile di vita, a essere più responsabili e ad avere meno impatto sull’ambiente. Nel caso del Zoquito per esempio quando si ha bisogno di qualcosa si cerca prima di tutto all’interno del gruppo, solo se non si trova nella rete poi si cerca fuori”.

Un caso strutturato di moneta complementare locale in Italia, che è diventato un punto di riferimento a livello europeo, è quello del Sardex (sardex.net), nato in Sardegna come sistema di credito muto tra imprese per fare fronte alla crisi di liquidità e al difficile accesso al credito. Si tratta del caso più grande in Europa che oggi coinvolge quattromila imprese e un volume di scambi del valore di 60 milioni di euro. Altri esempi europei interessanti sono il Wir svizzero, il Bristol Pound inglese (bristolpound.org), il Sol Violeta di Tolosa, ma è in Giappone con circa 700 casi e in Brasile con 200, che si conta il numero più alto di esperienze.

Secondo Tom Dalmau e Carme Datis Alonso, dell’associazione “Ecol3vgn” e fondatori della moneta Turuta di Vilanova i la Geltrù: “Una cosa importante è che con queste monete si offre un’alternativa al sistema economico-monetario attuale e si crea la consapevolezza che esistono anche delle alternative”.

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