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Siamo in riserva

Eccoci arrivati, anche per il 2014, all’Earth Overshoot Day: il 19 agosto, l’umanità ha finito le risorse a disposizione sul Pianeta. Da oggi, e fino al 31 dicembre, la nostra “impronta ecologica” graverà sulle generazioni future
 

In meno di otto mesi abbiamo esaurito l’intero “budget” energetico per il 2014,  e -da oggi- viviamo all’interno di una situazione di deficit ecologico. La stima è del Global Footprint Network, un centro di ricerca internazionale sulla sostenibilità con uffici in Nord America, Europa e Asia che studia l’andamento dell’imponta ecologica dell’umanità rispetto alla biocapacità naturale, cioè la capacità del pianeta di ricostituire le risorse e di assorbire i rifiuti, compresa la CO2.
L’Earth Overshoot Day è il giorno in cui l’impronta dell’umanità in un certo anno supera la capacità rigenerativa della Terra di quell’anno. Dal 2000, secondo i calcoli del  Global Footprint Network, l’impronta ecologico del Pianeta continua a crescere, e così l’Earth Overshoot Day si è spostato dall’inizio di ottobre (nel 2000) al 19 agosto.

“Il problema del superamento della capacità rigenerativa sta diventando una sfida caratteristica del 21° secolo. È sia un problema ecologico che economico” ha spiegato Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network e co-creatore del concetto di “Impronta ecologica”, un sistema scientifico di contabilità delle risorse. “Le nazioni con deficit di risorse e basso reddito sono particolarmente vulnerabili. Anche i Paesi ad alto reddito che hanno avuto la possibilità economica di proteggersi dagli effetti più diretti generati dalla loro dipendenza dalle risorse devono rendersi conto che devono trovare una soluzione a lungo termine per superare tale dipendenza prima che diventino problemi troppo grandi rispetto alle loro capacità economiche”.

Nel 1961, l’umanità usava solo tre quarti della capacità della Terra di generare cibo, fibre, legname, risorse ittiche e di assorbire i gas che generano effetto serra. La maggior parte delle nazioni aveva una biocapacità più grande della loro rispettiva “impronta”. Verso l’inizio degli anni Settanta, però, la crescita economica e demografica hanno aumentato l’Impronta ecologica dell’umanità portandola ad un livello superiore alla capacità di produzione rinnovabile del pianeta: siamo quindi andati in una situazione di superamento ecologico.

Oggi, l’86% della popolazione mondiale vive in nazioni che richiedono alla natura più di quanto i loro ecosistemi nazionali riescano a produrre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network, oggi ci sarebbe bisogno di 1.5 Terre per produrre le risorse ecologiche rinnovabili necessarie per sostenere l’Impronta attuale dell’umanità. Proiezioni moderate riguardanti la popolazione, l’energia e il cibo indicano che l’umanità potrebbe richiedere la biocapacità di tre pianeti ben prima della metà di questo secolo. Questo potrebbe essere fisicamente irrealizzabile.

I costi della nostra spesa ecologica eccessiva stanno diventando sempre più evidenti. L’interesse che stiamo pagando sul crescente debito ecologico che si concretizza in deforestazione, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di CO2 nella nostra atmosfera va di pari passo con i crescenti costi umani ed economici.

I governi che ignorano i limiti delle risorse nel loro processo decisionale potrebbero mettere a rischio  la loro performance economica a lungo termine. In tempi di persistente “overshoot”, i Paesi che si trovano in situazione di deficit di biocapacità si renderanno conto che la riduzione della loro dipendenza dalle risorse coincide con i loro interessi. Al contrario, i Paesi che sono dotati di riserve di biocapacità hanno un forte incentivo a preservare questi beni ecologici che costituiscono una crescente vantaggio competitivo in un mondo caratterizzato da vincoli ecologici sempre più stringenti.

A fronte di tutto ciò, un crescente numero di nazioni si sta attivando in vari modi.

Le Filippine stanno per adottare l’Impronta ecologica come indicatore per le loro politiche nazionali, e saranno il primo Paese nel Sud-est asiatico a farlo, attraverso il loro Land Use Act Nazionale.
Questa legge, la prima del suo genere nelle Filippine, è stata pensata per proteggere i territori dallo sviluppo caotico e per pianificare l’utilizzo e la gestione delle proprie risorse fisiche. I legislatori stanno quindi cercando di integrare l’Impronta Ecologica nella politica nazionale, ponendo il tema dei limiti delle risorse al centro del processo decisionale.

Gli Emirati Arabi Uniti, un Paese ad alto reddito, intendono ridurre in modo significativo la loro  Impronta ecologica pro capite -uno delle più alte al mondo- a partire dalle emissioni di Co2.
Il loro standard per l’efficienza energetica nell’illuminazione comporterà solo prodotti ad alta efficienza per l’illuminazione interna che saranno disponibili su tutto il territorio entro la fine di quest’anno.

Il Marocco è interessato a collaborare con il Global Footprint Network per il riesame -basato sull’Impronta Ecologica- del “Plan Maroc Vert”, una strategia nazionale di 15 anni per lo sviluppo sostenibile in agricoltura.
Il Marocco è anche interessato a collaborare con il Global Footprint Network per valutare complessivamente in che misura il piano contribuisce alla sostenibilità del settore agricolo, nonché alla transizione verso la sostenibilità dell’intera società.

Secondo il Global Footprint Network, la cui iniziativa è rilanciata in Italia da Rete Civica italiana, in collazione con il Kyoto Klub, il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, l’Associazione Energia Felice e l’Associazione Co-energia, “indipendentemente dalle specificità di un Paese, incorporare il rischio ecologico nella pianificazione economica e nella strategia di sviluppo non è solo un atto di lungimiranza, è un atto necessario ed urgente”.

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