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Ambiente / Approfondimento

Se l’ambiente perde il suo Corpo

Il Governo con la legge Madia sulla pubblica amministrazione mette mano al Corpo forestale dello Stato, che svolge compiti preziosi nel campo della sicurezza agroalimentare. C’è, secondo i sindacati, il rischio che venga accorpato al corpo dei Carabinieri: il 14 ottobre si terrà una conferenza stampa a Roma e un volantinaggio all’Expo 2015, per informare sui cambiamenti legati a questa ipotesi. L’approfondimento tratto da Altreconomia 175. Tutti i numeri del CFS in una infografica

Tratto da Altreconomia 175 — Ottobre 2015

A fine luglio il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato 17 milioni di litri di vino, nell’Oltrepò pavese. Sarebbero stati imbottigliati come Doc o Igp/Igt, senza averne le caratteristiche. Poche settimane prima, aveva sequestrato nella Riviera del Brenta 80 chilogrammi di pellami tra pelli intere di lucertola, varano e ben 129 pelli intere di alligatori e coccodrilli. Il Corpo forestale (Cfs) è infatti quella forza di polizia che si occupa di sicurezza agroalimentare (e per questo dipende dal ministero dell’Agricoltura), ma è anche incaricato nel nostro Paese di assicurare il rispetto della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES). È -lo dicono i numeri- la principale forza di polizia ambientale italiana: il 48% di tutti gli ecoreati commessi nel 2014 e censiti da Legambiente nel rapporto “Ecomafie 2015” sono infrazioni portate alla luce dal Corpo forestale dello Stato; negli ultimi cinque anni, inoltre, il Cfs ha scoperto un migliaio di reati legati al settore agro-alimentare.

Questi sono solo due esempi, che raccontano come la Forestale sia “un corpo tecnico con funzioni di polizia giudiziaria, e negli ultimi decenni ha maturato grandi competenze: riesce ad affrontare il reato ambientale sotto l’aspetto scientifico e giudiziario” come spiega ad Altreconomia Maurizio Santoloci, giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Terni. Secondo Santoloci, che è anche direttore dell’ufficio legale della LAV (Lega anti vivisezione), “il personale del Corpo forestale ha la capacità di cogliere i collegamenti tra i settori agro-alimentare, ambientale e di salute pubblica, portando avanti operazioni in cui queste tre visioni interagiscono”. Il personale -circa 7.500 persone- garantisce una presenza diffusa e capillare, “anche in aree remote -suggerisce Santoloci-, dove spesso vengono consumati i reati ambientali, da quelli considerati minori, come il bracconaggio, allo sversamento illegale di rifiuti”.

Gli agenti del Cfs sono però destinati a sparire: è dalla loro la forza di polizia che il Governo ha scelto di partire per “riformare” il sistema (per dare un’idea degli ordini di grandezza, Carabinieri e Polizia di Stato contano circa 100mila effettivi in servizio). Il “ddl Madia” di riforma della pubblica amministrazione (prende il nome dal ministro, Marianna Madia), convertito in legge ad agosto, delega il governo a normare una “riorganizzazione del Corpo”, anche se appare evidente che l’“eventuale assorbimento in altra Forza di polizia” -previsto dallo stesso articolo 8 comma 1 lettera a) del disegno di legge- sia l’opzione prioritaria dal governo. Pesano contro questa scelta le parole del Capo del Corpo forestale Cesare Patrone, pronunciate a maggio 2015 davanti alla commissione Affari costituzionale della Camera: “La polizia non è culturalmente attrezzata per affrontare il reato ambientale”. E rimaste inascoltate.

“Fatico un po’ a gestire lo sconcerto dei collaboratori” racconta Amedeo De Franceschi, responsabile del NAF, il Nucleo Agroalimentare Forestale del Corpo: “Le nostre indagini nascono dall’esame del territorio, e da alcuni indici e marcatori di criticità lungo le filiere. Nel corso del 2015, ad esempio, ci siamo concentrati sull’olio, e in particolare sulla produzione etichettata come Dop o Igp, ma anche sulle produzioni da agricoltura biologica: per affrontare il problema della mosca olearia, che nella campagna 2014 ha ridotto la produzione, sono stati fatti numerosi trattamenti, anche con sostanze illecite. Ad aprile, così, abbiamo sequestrato nel viterbese olio extra vergine di oliva contenente residui  di ‘Clorpirifos etile’, un prodotto fitosanitario vietato in olivicoltura e in agricoltura biologica”. Secondo Santoloci, “l’iper-attività della Forestale per alcuni rappresenta un problema: i reati ambientali sono stati contrastati in gran parte dal Corpo forestale e dalle polizie provinciali: le seconde sono già state eliminate, e se venisse a mancare anche l’apporto del primo sarebbe un vulnus spaventoso”. Perché la Forestale scopre discariche abusive e arresta piromani in fraganza di reato (vedi box a p. 37). “Diluire le competenze investigative del Corpo all’interno di altre forze di polizia significa disperdere questo patrimonio” chiarisce Santoloci.

È d’accordo con lui Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente, che prova a guardare oltre: “Noi speriamo che questa operazione di semplificazione serva a creare una nuova polizia ambientale che faccia tesoro di tutto il know-how che il Corpo forestale ha consolidato in anni di attività, costringendo il governo a creare una nuova Polizia ambientale. Dopo il lavoro fatto per arrivare all’approvazione della legge sugli eco-reati (vedi Ae 173), potrebbe valer la pena coordinare il lavoro dei migliori investigatori della forestale e di quelli dei Carabinieri, che insieme lavorano per combattere le ecomafie -dice Ciafani-. Lo schema -aggiunge- sarebbe quello utilizzato nella prima metà degli anni Novanta quando venne istituita la Direzione investigativa antimafia, mettendo insieme personale proveniente da diverse forze dell’ordine”. Il 9 settembre ENPA, LAV, Legambiente, Lipu e Wwf hanno diffuso un comunicato stampa, accusando il governo di prepararsi a realizzare “un regalo alle ecomafie e zoomafie”. Il decreto attuativo in fase di redazione non terrebbe conto delle indicazioni condivise nelle loro interviste da Ciafani e dal magistrato Maurizio Santoloci, che chiede “trasparenza” e “condivisione”. Il provvedimento è rischioso anche per la gestione delle aree protette del nostro Paese: “Non sarebbe possibile proseguire nella gestione sostenibile delle 130 riserve naturali statali, costituite su terreni demaniali” ha detto Patrone in audizione in Parlamento.

Una legge del 2013 ha affidato al Corpo forestale dello Stato la tutela dei patriarchi verdi, gli alberi monumentali. “La valorizzazione e la tutela dei grandi alberi del nostro Paese necessita di regolamenti regionali e nazionali in grado di identificare i criteri di monumentalità e di eccezionalità di un albero, comprese le indicazioni riguardanti penali per l’eventuale danneggiamento -spiega Tiziano Fratus, autore per Laterza de “L’Italia è un bosco”-. Oggi questo quadro è finalmente attivo, mentre il Paese deve ancora capire il valore della convivenza con creature di 300-400-500 anni”. Non è chiaro se il “futuro” Corpo forestale potrà occuparsi di portare a termine il censimento.
Intanto, mentre l’Italia pensa di poterne fare a meno, la Commissione europea ha chiesto ufficialmente al nostro Paese un rafforzamento del Corpo forestale dello Stato, nell’ambito di una pre-procedura d’infrazione (EU Pilot) relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. —

L’estate 2015 del Corpo forestale dello Stato
Nei mesi di giugno, luglio e agosto del 2015, mentre l’opinione pubblica dava già per “accorpato” il Corpo forestale dello Stato, i nuclei investigativi (quelli di polizia ambientale e forestale, quello antincendio boschivo, quello  per i reati in danno agli animali, tra gli altri) hanno portato a termine numerose inchieste. Oltre agli arresti di alcuni piromani tra Lucchesia e Colli Euganei, lo spettro delle operazioni aiuta a comprendere gli ambiti d’azione del Corpo.

Giugno 2015

Il pellet che fa male
Sequestrate in 5 regioni 100 tonnellate di pellet contaminato, prodotto da un’azienda di Lecco. Erano presenti concentrazioni indebite di nichel, cromo, zinco, cadmio e rame.

Corni di rinoceronti, avorio e corallo
Un’operazione internazionale sul traffico illegale di specie di flora e fauna ha portato il Corpo a sequestrare in Italia 5 corni di rinoceronte, 60 pezzi di avorio, 30 pezzi di corallo e oltre 50 pelli di coccodrillo del Nilo

La discarica di Calvi Risorta (Caserta)
Il Corpo forestale ha scoperto una discarica illegale con un’estensione di circa 25 ettari e un volume di 2 milioni di metri cubi di rifiuti. L’indagine della Forestale è durata circa un anno, mossa dalle denuncia di due giornalisti.

Rifiuti e comitati: a Bergamo
In un’area di circa 400mila metri quadrati, nella bergamasca, erano stati smaltiti illegalmente 100mila metri cubi di materiali da scavo. L’inchiesta del Corpo forestale fa seguito agli esposti del Comitato spontaneo di cittadini “No alla discarica del Monte Castra”. 

Luglio 2015
La falsa birra “artigianale”
13 tipologie di birra e oltre un milione di etichette fraudolente: venivano commercializzate con la dicitura “artigianale”, ma erano prodotte in impianti industriali.

Agosto 2015
Isernia: fagiolini e caporalato
Il Comando Stazione di Venafro (IS) ha individuato in un terreno agricolo una quarantina di persone intente alla raccolta di ortaggi (fagiolini). Nessuno aveva un regolare rapporto di lavoro.

Valle dei Templi: via il cemento abusivo
Il personale del Corpo ha sovrainteso ai lavori di abbattimento di edifici abusivi costruiti nella zona A del Parco archeologico Valle dei Templi, dal 1997 Patrimonio Unesco.

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