Ambiente / Opinioni

Uno sciopero globale della scuola per il clima

Appuntamento nelle piazze il 15 marzo per gli studenti di tutto il mondo, ispirati dall’azione di Greta Thunberg: in gioco il futuro del Pianeta. La rubrica di Stefano Caserini

Tratto da Altreconomia 213 — Marzo 2019
Dicembre 2018, i giovani delle scuole polacche si sono uniti a uno sciopero ispirato all'adolescente svedese Greta Thunberg © Greenpeace Polska

Quando ci si chiede dove può essere un po’ di speranza per l’attuale situazione del cambiamento climatico, si può pensare a Greta Thunberg. Da poco compiuti 16 anni, questa studentessa svedese nell’agosto del 2018 ha iniziato a manifestare davanti al parlamento svedese a Stoccolma, con lo slogan “Skolstrejk för klimatet” (“Sciopero della scuola per il clima”). Ha continuato per venti giorni prima delle elezioni politiche, poi è passata a uno sciopero settimanale, tutti i venerdì. Non va a scuola e sta in piedi con un cartello in cui chiede di agire contro i cambiamenti climatici.

Ora non è più da sola. La sua azione ha ispirato decine di migliaia di coetanei, che hanno promosso analoghi scioperi in più di 300 città di tutto il mondo portando la questione climatica e l’impegno dei giovani alla ribalta nei principali mezzi di informazione. La mobilitazione #Climatestrike è diventata globale, si è trasformata nei #FridaysForFuture che interessano ormai anche molte decine di città italiane. Il 15 marzo ci sarà una giornata di sciopero delle scuole a livello globale, contro il cambiamento climatico.

Greta Thunberg è conosciuta in tutto il mondo. Ha parlato alla COP24 di Katowice, al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Il suo Ted Talk ha più di 400mila visualizzazioni. In un post su Facebook ha spiegato le sue motivazioni: ha attribuito alla sindrome di Asperger di cui soffre (ma scrive che non è una malattia, è un regalo) il fatto che non ha fondato un’associazione e ha fatto tutto da sola, perché non è brava a socializzare.

A chi gli dice che la crisi climatica è un problema complesso e non si può vedere come solo “in bianco e nero”, risponde: “Sì, la crisi climatica è il problema più complesso che abbiamo mai affrontato, ma la soluzione è in bianco e nero: dobbiamo fermare le emissioni di gas serra. Perché o limitiamo il riscaldamento a 1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali, o non lo facciamo. O raggiungiamo un punto critico dove iniziamo una reazione a catena con eventi ben al di là del controllo umano, oppure no. O andiamo avanti come civiltà, oppure no. Non ci sono aree grigie quando si tratta di sopravvivenza”. Ovviamente ha ricevuto anche odio e critiche paternalistiche, a cui risponde in modo efficace: “Non sto dicendo nulla di nuovo, sto solo dicendo quello che gli scienziati hanno ripetutamente affermato per decenni. E sono d’accordo, sono troppo giovane per farlo. Noi bambini non dovremmo farlo. Ma dal momento che quasi nessuno sta facendo nulla, e il nostro futuro è a rischio, sentiamo che dobbiamo continuare”.

Venti: i giorni di sciopero di Greta Thunberg davanti al Parlamento svedese. L’inizio di una mobilitazione che si è poi diffusa in tutto il mondo

Non è facile dire quale sarà il futuro di questi scioperi. La mobilitazione mondiale sul clima si compone di voci molto diverse, senza un’elaborazione comune sulle cause profonde della crisi climatica, senza per ora rivendicazioni omogenee. Alcune voci chiedono ai Governi un maggiore impegno nelle azioni sul clima o sostengono piattaforme concrete, come la campagna per il disinvestimento, per togliere legittimità sociale al sistema dei combustibili fossili. Altre propongono l’autolimitazione dei consumi, la sobrietà. Anche se parole d’ordine come #schoolshutdown e #Strike4climate possono lasciare perplessi chi pensa che i ragazzi debbano pensare ad andare a scuola, ritengo sia giusto ringraziare Greta e i tanti giovani che hanno deciso di mettersi in gioco in prima persona. E sperare che siano in tanti.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Il clima è (già) cambiato” (Edizioni Ambiente, 2016)

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