Ambiente / Opinioni

I boschi in fumo. Come le risorse per i Parchi

Il 2017 è stato un anno drammatico: gli incendi hanno distrutto migliaia di ettari di parchi. Ma i rubinetti dei finanziamenti a sostegno dell’ambiente sono chiusi da tempo

Tratto da Altreconomia 199 — Dicembre 2017

A novembre sono andati in fumo migliaia di ettari di boschi e con loro un’intera generazione di biodiversità. In una settimana abbiamo perso ciò su cui la natura aveva lavorato per migliaia di anni. Le prossime piogge scivoleranno a valle più velocemente perché il freno alle alluvioni si è rotto e ci vorranno decenni per ripristinare tutto. Assieme, bosco e suolo, formano la spugna migliore che esista. Al netto di piromani e incendiari ai quali va tutta la nostra inappellabile condanna, non sono mancate le polemiche riguardanti la manutenzione dei boschi: vanno puliti o non vanno puliti? Sicuramente vanno monitorati e ben gestiti. Per farlo occorrono uomini e risorse, altrimenti la cura dell’ambiente va in crisi.

Ma qual è la spesa delle Regioni ad esempio per i parchi, visto che là stavano gran parte dei boschi bruciati? I parchi regionali non sono una cosuccia da poco in Italia: occupano mediamente il 6,4% delle Regioni. In Lombardia addirittura il 20%. Ora, reggetevi forte, il trasferimento finanziario corrente dalle Regioni ai parchi è in discesa libera: nel 2014 era mediamente lo 0,05% dei loro bilanci. 83 milioni di euro nel 2014, 78 nel 2016 (fonte: Federparchi). Mezzo centesimo per metro quadro per anno! Idem per i parchi nazionali: da 67,6 milioni nel 2011 a 64 nel 2017 (e pure con un parco in più: Pantelleria).

0,52: cento volte meno di mezzo euro per metro quadrato di parco per anno. Il trasferimento corrente medio dalle Regioni italiane ai parchi nel 2016. Con queste cifre, i boschi vanno in fumo ben prima del fuoco

Insomma ai parchi hanno chiuso i rubinetti molto tempo prima degli incendi. Quindi che cosa possiamo aspettarci se i trasferimenti sono così miseri e sono pure calati? Più o meno sorveglianza? Più o meno prevenzione? Più o meno sensibilizzazione? Tutte cose che si fanno con i soldi. Facile asciugarsi con la sinistra le lacrime per i boschi fumanti dopo aver tagliato la spesa per i parchi con la destra. E dire che bisognerebbe investire ben al di là dell’ordinaria gestione.

È così che non si formano piromani. Dalle iniziative a scuola, alle nuove forme di comunicazione. Dalla ricerca, ai media. Dalla formazione per i politici, all’aggiornamento per i tecnici. Se non si investe in cultura ambientale, tutti continueranno a non rendersi conto che se bruciano i boschi, si allaga la casa, aumentano le tasse e ci si ammala di cancro. Continueranno a pensare che l’ambiente, tutto sommato, è un orpello inutile al benessere e allo sviluppo. Se le radici culturali seccano, così seccherà la sensibilità dei nostri giovani e dei nostri giovani politici.

Meno male che c’è la finanziaria 2018 a sollevarci il morale con nuove proposte green. Di parchi, che sono una cosa per tutti e che “presidiano il territorio”, questa non se ne occupa. Di balconi privati, invece sì. Chi ha attici con terrazzi o ville con parco -i più poveri tra noi- potrà comprarsi piante e recuperare il 36% della spesa in 10 anni. Un provvedimento necessario per salvare l’ambiente? Forse lo sarebbero stati i tetti verdi, ma è un’altra storia. Qui le perplessità sono molte perché la cosa, tutto sommato, somiglia più a una strenna per florovivaisti o per “indigenti” proprietari di terrazzi e boschi verticali. Eppure più di un ministro dice che così diminuiscono CO2 e polveri sottili. Peccato che le piante non assorbono CO2 solo su terrazze vista Colosseo, ma anche quando sono in parco, in bosco, lungo fiume o in campo, dove peraltro ne godiamo tutti. C’è da capire una cosa: se le piantine del signor Rossi muoiono dopo un mese lui continuerà a essere rimborsato? Se sì, è la beffa, perché tutti noi respireremo la CO2 che non verrà più sequestrata (e che però avremo pagato). Ma perché ci arrivano leggi così? Ce le meritiamo? Anche no. Buon 2018.

Paolo Pileri è professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro
è “Il suolo sopra tutto” (Altreconomia, 2017)

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