Ambiente / Reportage

Partire da un rifugio sui Monti Sibillini

Gestito dall’associazione Monte Vector, “Mezzi Litri” non è solo un luogo di accoglienza. Promuove un’altra idea di montagna e progetti di inclusione

Tratto da Altreconomia 230 — Ottobre 2020
Stefano Cappelli e una delle tende nell’area campeggio del rifugio Mezzi Litri. Nel territorio di Arquata del Tronto (AP), è una delle poche strutture aperte nella zona dopo il terremoto del 2016 © Luca Martinelli

Il 24 agosto 2020 un forte temporale ha abbassato la temperatura sui Monti Sibillini, e Stefano ha acceso il caminetto del rifugio Mezzi Litri. Lì accanto, in cucina, Elena stava preparando la cena per gli ospiti della struttura, escursionisti e camminatori arrivati a scoprire le “terre mutate”, i paesaggi e le cime del Parco nazionale sconvolto dai terremoti del 2016. Il 24 agosto cadeva anche il quarto anniversario dalla prima notte di terribili scosse, che il Comune di Arquata del Tronto (AP) -nel cui territorio ricade il Mezzi Litri- celebra con il lutto cittadino, una giornata in ricordo delle vittime del sisma. Stefano Cappelli è il fornaio del paese, ha impastato pane e steso taglieri di pizze per quarant’anni. Mentre racconta del terremoto, e della sua bottega chiusa per sempre, muove le mani come a sentire la massa: ha compreso dall’interno un modello post terremoto di sostegno alle attività economiche che non ha saputo calarsi in una realtà piccola come Arquata, mille abitanti sparsi in tredici località (“avrebbero potuto parlare con i titolari dei pochi negozi, uno per uno, e chiedere quali erano le nostre esigenze”), e insieme ad altri ha scelto di dedicarsi alla montagna e all’accoglienza. A far conoscere il territorio dell’unico Comune in Italia che si trova ricompreso in due Parchi nazionali, quello dei Sibillini e quello del Gran Sasso e dei Monti della Laga.   

Il rifugio Mezzi Litri lo gestisce l’associazione di promozione sociale Monte Vector (i soci oltre a Stefano sono Elena Pascolini, Mattias Canapini, Marco Cappelli e Silvia Ripa), che ha preso in affitto un bel casale a 1.350 metri sul livello del mare, costruito nei primi anni Ottanta da un imprenditore edile locale. “Il nostro obiettivo è dare a questo territorio una visibilità che vada oltre il sisma, relativa agli aspetti culturale ed enogastronico, alla ricerca, all’attenzione all’ambiente”, spiega Elena.

Il nome lo hanno scelto perché è quello di un canale del Monte Vettore, uno dei valloni che incidono il versante Est della cima più alta dei Sibillini (2.476 metri sul livello del mare). Un paio di chilometri più su, a Forca di Presta (1.550 metri) c’è il valico, che segna anche il confine tra Marche e Umbria: lì inizia la discesa verso la piana di Castelluccio di Norcia (PG). Da Forca di Presta parte uno dei sentieri per l’ascesa al Vettore, e per guardare dall’alto il lago di Pilato, nella conca glaciale all’interno del monte.

Dal rifugio Mezzi Litri passano il Grande Anello dei Sibillini (124 chilometri lungo il perimetro del massiccio), il Cammino nelle Terre Mutate (da Fabriano a L’Aquila) e anche i sentieri riaperti dell’associazione Arquata Potest (vedi Ae 227). La struttura offre, nelle camerate al suo interno, ventuno posti letto, ma è possibile pernottare anche all’ombra degli alberi, piantando la propria tenda nel verde, o usando una di quelle messe a disposizione dai gestori. Il Mezzi Litri è una delle poche strutture aperte in zona: è chiuso il rifugio gestito dall’associazione nazionale alpini a Forca di Presta (resta il ristorante, ma è aperto nell’area SAE di Pretare, una delle frazioni di Arquata), mentre il Rifugio Perugia al Colle le Cese in parte è crollato per il terremoto.

Il contratto d’affitto è decennale, e nonostante l’emergenza Covid-19 -che nel 2020 ha ritardato di due mesi l’avvio di questa prima stagione estiva- i soci di Monte Vector continuano ad investire sulla struttura per migliorare l’accoglienza: l’area campeggio, ad esempio, è dotata di due bagni, uno dei quali con doccia. Il container è costato quasi 7mila euro: un paradosso, considerando tutti quelli arrivati dopo il terremoto. “Abbiamo deciso di investire gran parte degli utili per l’abbattimento delle barriere, per far sì che il Mezzi Litri possa accogliere anche persone con disabilità”, racconta Elena, che è originaria di Ancona, ha un dottorato in Economia sociale all’Università di Urbino ed è arrivata come volontaria dopo il terremoto. Nel giardino troveranno posto almeno un paio di tende del tipo Yurta. Monte Vector ha avviato una collaborazione anche con l’Officina dei Sensi di Ascoli Piceno, il centro polifunzionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e della cooperativa sociale Habilis: “Ci aiuteranno per l’arredo esterno”, spiega Elena, mentre sbuccia pomodori e affetta melanzane che saranno la base di una pasta alla norma. Nella cucina attrezzata (un dono dei gestori del rifugio Perugia) trasforma ogni giorno materie prime fresche, tutte provenienti dal territorio di Arquata: i principali fornitori sono l’azienda Le Terre delle Fate, che produce cereali, legumi, e l’azienda Paoli (castagne, frutta e verdura). Anche macellaio e norcino sono di Arquata del Tronto. La scelta del fresco è quasi obbligata: al rifugio Mezzi Litri la rete elettrica non arriva, si ferma due chilometri più in basso. La corrente è garantita solo da un sistema di pannelli solari dotato di batterie d’accumulo con il supporto (fondamentale) di un generatore. Solo l’allaccio potrebbe garantire la piena fruibilità della struttura anche d’inverno, senza alzare troppo i costi di gestione.

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