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Ambiente

Rifiuti nei cementifici, primo stop al decreto

Il decreto che avrebbe istituzionalizzato la trasformazione dei cementifici in inceneritori di rifiuti non ha passato lo "scoglio" della commissione Ambiente della Camera, che ha espresso parere negativo in merito al provvedimento. Un segnale al governo, che nei giorni scorsi era intervenuto dopo l’appello promosso da associazioni e comitati

Si chiamano combustibili solidi secondari (Css), e sono rifiuti. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini aveva annunciato in aprile un provvedimento che avrebbe reso "normale" smaltirli nei forni dei cementifici. Ma dopo aver passato il vaglio della commissione Ambiente del Senato il 16 gennaio scorso, lo Schema di decreto non ha ricevuto l’avallo dell’omologa commissione della Camera dei deputati, che si è riunita nel pomeriggio dell’11 febbraio.

"La VIII Commissione -si legge nel documento approvato- esaminato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale (atto n. 529);
ritenuto assolutamente necessario svolgere un approfondimento con adeguate forme di consultazione;
valutata la rilevanza delle conseguenze del provvedimento sul funzionamento del sistema dei cementifici e della tutela ambientale e della gestione dei rifiuti;
ritenuto indispensabile il coinvolgimento delle Regioni;
ritenuto quindi necessario rinviare alla prossima legislatura l’adozione del provvedimento in questione
;
esprime:

PARERE CONTRARIO"

Nei giorni scorsi, la mobilitazione di associazioni nazionali e comitati locali aveva portato i membri della commissione a ricevere 550 e-mail con l’invito ad esprimere un parere negativo, a partire dalle seguenti  considerazioni -che riportiamo-:

·   il provvedimento viene giustificato con la "continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento", mentre i dati dell’Ispra certificano che i rifiuti solidi urbani prodotti in Italia nel 2010 sono inferiori a quelli prodotti nel 2006, con un ulteriore calo nel 2012 legato alla situazione di crisi attualmente in atto;

·   la destinazione dei rifiuti a pratiche di incenerimento è contraria alla recente raccomandazione del Parlamento europeo (A7-0161/2012, adottata a Maggio 2012) di rispettare la gerarchia dei rifiuti e di intraprendere con decisione, entro il prossimo decennio, la strada dell’abbandono delle pratiche di incenerimento di materie recuperabili in altro modo;

·   attraverso la trasformazione in CSS, i rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della "chiusura del ciclo" a livello territoriale, vengono trasformati in rifiuti speciali, il cui sistema di tracciabilità, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse;

·   i cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti con e senza l’uso dei rifiuti come combustibile e i limiti di legge per le emissioni di questi impianti sono enormemente più permissivi e soggetti a deroghe rispetto a quelli degli inceneritori classici; ad esempio, considerando solo gli NOx, per un inceneritore il limite di legge è 200 mg/Nmc, mentre per un cementificio è tra 500 e 1800mg/Nmc;

·   la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare in merito alla emissione di diossine/composti organici clorurati e metalli pesanti;

·   nella prossima legislatura potrebbe essere approvato il ddl promosso dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania in merito al contenimento del consumo di suolo agricolo, che comporta, tra l’altro, una moratoria triennale rispetto all’edificazione di nuovi terreni agricoli, con una conseguente riduzione del fabbisogno di cemento pro-capite e quindi dell’attività dei cementifici, e ciò potrebbe comportare un’auspicabile nuova configurazione dell’intero comparto produttivo.
 
(Aggiornato l’11 febbraio, alle ore 17.36)

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