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Esteri / Attualità

Respingimenti e asilo negato, la ricetta di Orbán

Oggi a Milano il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, incontra il premier ungherese. Che ha fatto della lotta all’immigrazione uno dei cardini della sua politica: poco più di 500 le domande d’asilo accolte nel 2017

Oggi pomeriggio alle 17, il ministro dell’interno e vice-premier Matteo Salvini incontrerà il premier ungherese Viktor Orbán presso la Prefettura di Milano. Luogo dell’incontro e modalità di gestione degli accrediti per i giornalisti -che passano dall’ufficio stampa del Viminale- fanno pensare che si tratti di un incontro ufficiale, mentre i capigruppo del Movimento 5 stelle alla Camera e al Senato lo derubricano a “incontro solo ed esclusivamente politico”.

La gestione dei flussi migratori e i rapporti con l’Unione europea saranno, con ogni probabilità, uno dei temi al centro del confronto di Milano. Di immigrazione, si è discusso anche durante l’incontro avvenuto il 24 agosto a Roma tra il ministro degli esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, e l’omologo magiaro Péter Szijjártó. Il sito della Farnesina lo definisce “un incontro di cortesia”, richiesto dal ministro ungherese che si trovava nella capitale italiana per ragioni private. In quell’occasione, Moavero Milanesi aveva chiesto la disponibilità del governo ungherese ad accogliere parte dei migranti salvati in mare dalla nave “Diciotti”, “riscontrandone la contrarietà”.

Positivo invece il bilancio dell’incontro tratteggiato da Szijjártó, che ha sottolineato la concordanza di vedute tra Roma e Budapest in materia di immigrazione (mentre Moavero Milanesi ha sottolineato i “punti di dissonanza”, in particolare per quanto riguarda la necessità di “un approccio di piena e sistematica condivisione europea di tutti gli oneri relativi alla gestione dei flussi migratori”). “Il governo ungherese coopera con chiunque condivida la visione secondo cui la principale priorità è fermare l’immigrazione illegale e proteggere i confini”, conclude Szijjártó.

L’Ungheria è uno dei Paesi collocati lungo le frontiere esterne dell’Unione europea in cui nel corso dell’anno si sono registrati i numeri più bassi di richieste di asilo: appena 505 domande presentate tra gennaio e luglio 2018 (fonte Eurostat). Secondo le stime di Frontex, l’agenzia europea che monitora le frontiere dell’Unione, i flussi in entrata dalla Serbia, principale punto d’ingresso nel Paese, sono calati del 55% tra il primo trimestre 2018 e gli ultimi tre mesi del 2017.

I tassi di accoglienza delle domande d’asilo in Ungheria, però, sono molto bassi. Secondo le stime di “Hungarian Helsinki Committee” (un’associazione che si occupa di tutela dei diritti umani), nel 2017 sono state presentate circa 3.300 domande di protezione internazionale, ma quelle accolte sono state solo 517. Con un tasso di rigetto del 69%. Persino persone in fuga da Paesi segnati da gravi situazioni di conflitto si sono visti negare lo status di rifugiati o un’altra forma di protezione umanitaria: bocciate il 67% delle domande d’asilo presentate da profughi afghani, il 73% di quelle presentate da iracheni e il 60% di quelle dei siriani. Il trend negativo sembra continuare anche nel 2018, con 267 accolte su 325 domande presentate tra gennaio e aprile.

Chi riesce a presentare domanda d’asilo, però, è solo un’esigua minoranza. In base a una legge varata nell’estate 2016, infatti, i migranti entrati irregolarmente nel territorio ungherese possono essere riportati al di là del confine con la Serbia se fermati dalla polizia entro otto chilometri dalla frontiera. Nel marzo 2017, la legge è stata modificata e può essere applicata a tutto il territorio nazionale qualora si verifichi “uno stato di crisi dovuto a una migrazione di massa”. Introdotto per la prima volta nel marzo 2016, lo “stato di crisi” è stato rinnovato più volte. L’ultima, lo scorso febbraio e resterà in vigore fino al 7 settembre. Sulla base di questa legge, nel 2017 sono stati espulsi 9.136 migranti e altri 10mila sono stati bloccati alle frontiere. Nei primi quattro mesi del 2018, secondo le stime dell’Hungarian Helsinki Committee espulsi e respinti sarebbero 2.363. Provvedimenti che si sommano alla costruzione, avviata nell’estate 2015) di una barriera metallica che corre lungo tutto il confine con la Serbia e a una recente normativa –approvata il 1° luglio 2018- che criminalizza l’aiuto portato da volontari e associazioni ai migranti illegali e ne restringe notevolmente il margine d’azione.

Dal 2015 a oggi il numero di domande d’asilo presentate in Ungheria si è ridotto drasticamente, passando dalle oltre 103mila richieste del 2013 (ma la quasi totalità dei profughi ha approfittato della politica delle “porte aperte” di Angela Merkel per raggiungere la Germania) alle 44mila del 2016, scendendo ancora a circa 3.300 nel 2017.

L’Ungheria si fa dunque carico di un piccolissimo numero di richiedenti asilo. Mentre in Italia, tra gennaio e luglio 2018, sono state presentate 38.545 domande di protezione internazionale. Poco meno della metà rispetto alla Germania dove, tra gennaio e luglio 2018, le domande d’asilo presentate sono state 94.155 (fonte Eurostat). Nello stesso periodo, la Spagna altro Paese collocato lungo le frontiere esterne della “Fortezza Europa”, ha ricevuto poco meno di 30mila domande di protezione internazionale, mentre in Francia le domande presentate in soli cinque mesi (da gennaio a maggio) sono oltre 46mila.

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