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Ambiente / Opinioni

Ricerca agricola: è tempo di aprire il dibattito

© Bill Oxford - Unsplash

Le nuove agricolture alternative ed emergenti hanno bisogno di un sistema di ricerca e assistenza tecnica capace di rispondere alle loro sfide. La rubrica della “Rete Semi Rurali” a cura di Riccardo Bocci

Tratto da Altreconomia 235 — Marzo 2021

Raccontare le pratiche dell’agricoltura oggi non è facile senza finire incasellato in uno dei fronti contrapposti così come presentati nella retorica dominante all’interno del mondo agricolo e della ricerca scientifica. Da un lato “i difensori dell’agricoltura che guardano al passato, che rifiutano l’approccio scientifico, impermeabile a qualsiasi innovazione” (in sintesi tutti i seguaci delle agricolture alternative) e dall’altro il futuro e il progresso, declinati ogni volta con una nuova tecnologia da adottare. Il virgolettato è tratto da un editoriale di gennaio 2021 della rivista agricola L’informatore agrario, a firma dei presidenti delle società italiane di genetica agraria e biologia vegetale. In questa narrazione non è possibile  essere scientifici e contemporaneamente avere un approccio critico all’uso delle tecnologie o semplicemente valutarne l’impatto nei diversi contesti. Ieri erano gli Ogm, oggi tocca alle nuove tecniche di genome editing, il succo non cambia: o si sposa la tecnologia o si hanno paure insensate, restando impermeabili a qualsiasi innovazione. Non esiste una terza via.

4,2 milioni sono i fondi dedicati dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali alla ricerca per il biologico e il biodinamico per il periodo 2020-2022

Sembra di essere ancora nel secondo Dopoguerra dove, nel nome della produttività per ettaro per ridurre la fame nel mondo, scienza e politica hanno promosso un modello unico di progresso. La soluzione era la stessa dappertutto: industrializzazione, sementi migliorate, uniformità, concimi e pesticidi chimici e liberalizzazione del commercio. Allora non era possibile neanche immaginare un sistema diverso. Oggi, però, siamo nel 2021, abbiamo potuto vedere gli effetti collaterali di questo modello in termini sociali, ambientali e, anche, economici nel lungo periodo. Sociologia e antropologia ci hanno ampiamente spiegato come gli aspetti sociali vadano integrati nelle pratiche scientifiche per migliorarne l’efficacia, mitigare gli effetti indesiderati e favorire l’accettabilità. Ormai, infatti, è chiaro che le tecnologie non sono neutrali e la loro efficacia è legata al sistema di riferimento in cui sono utilizzate.

Tutti questi messaggi, però, fanno fatica a trovare ascolto nelle facoltà di agraria e diventare pane quotidiano dei cittadini. Nell’accademia, infatti, il nuovo non avanza e nella società si fa fatica a parlare di ricerca e innovazione agricola. È come se si creasse una frattura sempre più profonda tra il mondo della ricerca, che non capisce di aver perso il suo ruolo di esperto ex cathedra, e una parte di società che non si fida di questa ricerca. Per colmare questa distanza i centri di ricerca dovrebbero aprirsi e diventare reali luoghi di sperimentazione e innovazione accogliendo gli stimoli che vengono dal mondo esterno, senza restare nel guscio protetto dei loro laboratori. Allo stesso tempo, chi produce innovazione partecipata nelle aziende agricole dovrebbe cominciare a raccontarlo ai cittadini nei prodotti che arrivano sul mercato, creando un nuovo lessico che non faccia più ricorso al passato e alla nostalgia come strumenti di marketing. Le nuove agricolture alternative che emergono ogni giorno di più hanno bisogno di un sistema di ricerca e assistenza tecnica capace di rispondere alle loro sfide e necessità.

È tempo di aprire un dibattito nella nostra società sulla ricerca agricola, non più vista come politica settoriale ma come elemento chiave di una politica interdisciplinare che coinvolge cibo, alimentazione, salute e ambiente con un impatto sulle vite di tutti noi.

Riccardo Bocci è agronomo. Dal 2014 è direttore tecnico della Rete Semi Rurali, rete di associazioni attive nella gestione dinamica della biodiversità agricola

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