Esteri / Attualità

Dodici storie di resistenza e speranza

“I movimenti sociali sono in aumento e segnano vittorie importanti” scrive il Transnational institute, che ha selezionato dodici vicende emblematiche del 2017. Dagli Stati Uniti al Guatemala, dalla Francia al Brasile un anno di lotte per la difesa della terra e per la tutela dei diritti

Washington, protesta contro il "Muslim ban" (Foto di Ted Eytan, via Flickr)

Il 2017 sarà un anno da ricordare per i movimenti sociali. “I flussi di cattive notizie sono stati incessanti. Tuttavia, dietro ai titoli dei giornali i movimenti sociali sono in aumento e segnano vittorie importanti”, scrive il Transnational Institute (TNI) che ha selezionato dodici storie di resistenza e speranza “che ci ispirano ad agire per il 2018”. Storie di lotta provenienti da tutto il mondo, dalle piazze del Brasile a quelle degli Stati Uniti, passando per l’arena virtuale di Twitter dove il 2017 sarà ricordato (anche) per l’hashtag #metoo, twittato 1,7 milioni di volte dalle donne di 85 Paesi per denunciare le molestie sessuali.

La maggior parte di queste vicende non ha trovato grande spazio sui media internazionali. Una fra tutte, la vittoria delle comunità contadine del Salvador che hanno ottenuto, nel marzo 2017, l’approvazione da parte del governo di una norma che vieta le attività di estrazione di metalli nel Paese. Un risultato importante arrivato al termine di una lotta iniziata nel 2004: “Le comunità contadine hanno costruito una coalizione nazionale per resistere alla repressione su vasta scala (compreso l’omicidio di molti attivisti), hanno costruito una rete di alleanze internazionali e sfidato la multinazionale canadese OceanaGold”, scrive TNI. Il 2017 è stato un anno di lotta anche in Guatemala dove, dopo due anni di proteste, le comunità indigene hanno ottenuto l’approvazione di una norma che garantisce loro maggiore autonomia.

Anche l’Africa è stata protagonista di questo anno di lotta. Nel piccolo Gambia, il presidente Yahya Jammeh -che ha retto per 22 anni il Paese con pugno di ferro- è stato costretto a rinunciare al potere dopo aver perso le elezioni nel dicembre 2016, anche a causa delle manifestazioni e dell’attivismo dei più giovani a favore del suo sfidante. “Jammeh ha cercato di ribaltare l’esito del voto -scrive TNI- ma l’intensa opposizione da parte dei sindacati, associazioni professionali e dei Paesi confinanti lo hanno spinto a rinunciare”. Un’altra importante vittoria della società civile arriva dalla Zambia dove un gruppo di agricoltori hanno vinto in appello contro la società mineraria britannica Vedanta. Ora potranno procedere con una causa legale nel Regno Unito e chiedere così un risarcimento per l’inquinamento causato da una controllata della multinazionale nella regione del fiume Kafue.

Il tema delle responsabilità delle multinazionali è al centro anche di una nuova legge varata in Francia nel marzo 2017 che, per la prima volta, obbliga le società a “individuare i rischi e prevenire gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della salute e della sicurezza delle persone e dell’ambiente” che possono derivare dalle attività del loro gruppo societario e dalla loro catena di approvvigionamento in Francia e all’estero.

Tra le vicende evidenziate da TNI ci sono anche episodi che hanno trovato spazio sui media di tutto il mondo, come le manifestazioni dei cittadini americani che sono scesi in piazza per protestare contro il “Muslim Ban” varato dal presidente Donald Trump a pochi giorni dal suo insediamento. O il referendum australiano che lo scorso agosto ha approvato a larghissima maggioranza i matrimoni tra le persone dello stesso sesso. E ancora le proteste dell’aprile 2017 che hanno portato in piazza oltre 35 milioni di brasiliani per protestare contro le riforme in materia di lavoro e pensioni imposte dal governo Temer. “Lo sciopero generale è riuscito a fermare le più grandi città del Brasile, São Paulo, Rio de Janeiro, Porto Alegre e Brasilia e ha evidenziato una crescente opposizione popolare a Temer”, scrive TNI.

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