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Referendum, se la “riforma” è già finita nei libri di scuola

Un manuale per le scuole superiori contiene un’intera “lezione” dedicata alla revisione della Carta. Agli studenti, però, è illustrata come se fosse già stata approvata, in attesa di “attuazione”. L’appuntamento referendario non viene citato

La “riforma” della Costituzione è già entrata nei libri di scuola. Se n’è accorto un nostro lettore, socio e genitore, dopo che sua figlia, in seconda superiore, gli ha chiesto un aiuto su Diritto. “Mi ha domandato di aiutarla nello studio -racconta- e sono rimasto costernato dal fatto che la materia fosse la nuova riforma Costituzionale”. Il testo in discussione è il volume per il primo biennio “101 lezioni di diritto ed economia”, scritto da Carlo Aime e Maria Grazia Pastorino e pubblicato da Tramontana (gruppo Rizzoli) nel gennaio 2016.

Un’intera lezione “plus” di otto pagine è dedicata alla “riforma”. Il titolo, “La Costituzione che cambia”, è seguito da sette paragrafi illustrativi. L’incedere del testo (da pagina 176 a 183) dà conto di una certezza: la “riforma” è presentata come fosse stata approvata. Deve soltanto essere “attuata”. Dell’appuntamento referendario, dell’iter di revisione, del ruolo dei cittadini previsto dall’articolo 138 della Carta, nessuna traccia. La “riforma […] incide, in modo più o meno significativo, su quasi tutti gli organi costituzionali”, si legge, e “determina effetti rilevanti anche sulle Regioni, sulle Province e sul Cnel”.

L'incipit delle pagine di “101 lezioni di diritto ed economia”, scritto da Carlo Aime e Maria Grazia Pastorino e pubblicato da Tramontana (gruppo Rizzoli)
L’incipit delle pagine di “101 lezioni di diritto ed economia”, scritto da Carlo Aime e Maria Grazia Pastorino e pubblicato da Tramontana (gruppo Rizzoli)

Presente e futuro. “Questa riforma sancirà la fine del cosiddetto bicameralismo perfetto o paritario”. Finalmente, “al termine del percorso di riforma della Costituzione”, “anche in Italia […] sarà presente un sistema di bicameralismo imperfetto”. Che poi, nella sostanza, gli assiomi del volume siano distanti dal contenuto della revisione è un altro discorso. Ciò che colpisce è la scommessa degli autori (e dell’editore) sulle sorti referendarie (mai citate nelle otto pagine “plus”).
I benefici della “riforma” interessano del resto un “sistema politico particolarmente costoso, accusato di una certa inefficienza”. Ecco perché “è stata proposta la riforma del Senato”, e “quando sarà attuata” determinerà la riduzione dei membri di Palazzo Madama.

Il materiale didattico dispensa certezze anche sulla discussa composizione del Senato. È il caso dei 74 consiglieri regionali che la revisione prevede debbano diventare senatori tramite l’elezione da parte dei Consigli d’appartenenza. Secondo le “101 lezioni”, a “designarli” saranno i cittadini “alle elezioni regionali”, che “sceglieranno quali consiglieri regionali dovranno andare a comporre il Senato”. E dove sta scritto? Nella revisione no, tanto che si rinvia a una legge bicamerale nell’attesa della quale si andrà avanti con “listini bloccati” come prescrive una norma transitoria.

Alla fine del terzo paragrafo c’è una tabella da compilare: “Numero dei componenti del Senato”, prima e dopo la “riforma” costituzionale.
Ma il problema del Paese non è solo il “costo” del ceto politico, continua il volume, ma anche “la lentezza nell’emanazione delle leggi”, “sempre stata un grosso problema nel nostro sistema istituzionale”. La “riforma costituzionale […] porterà inevitabilmente a un’accelerazione dell’iter legislativo”. Senza dati di contesto.

L’ultima parte riguarda il Titolo V, il rapporto tra Stato e Regioni. Il volume scolastico è andato in stampa a gennaio 2016, quattro mesi prima dell’approvazione da parte della Camera dei deputati (12 aprile di quest’anno). La prova che il testo confezionato sia fuori tempo è evidenziata da un passaggio. “Le modifiche introdotte (al Titolo V, ndr) non si applicano alle Regioni a Statuto speciale e alle Province autonome fino all’adeguamento dei rispettivi statuti”. C’è un dettaglio: quello che nelle prime letture era stato definito “adeguamento”, è diventato, dopo una serie di modifiche, “revisione”. È un dettaglio tutt’altro che secondario, visti i punti interrogativi che quel passaggio ha aperto sulla reale obbligatorietà per le Regioni “speciali” di adeguarsi al “nuovo” Titolo V.

“Questo è un libro biennale -spiegano da Tramontana, gruppo Rizzoli, disponibili a rispondere alle nostre domande, a differenza del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone-, è uscito l’anno scorso, motivo per il quale era da aggiornare in parecchie altre parti. Ci siamo posti il problema per quei ragazzi che avrebbero potuto averlo nel 2017/18, ovvero l’anno prossimo, in seconda, con in mezzo questo referendum”. Per scongiurare il rischio di non “raggiungere i clienti che compravano il libro quest’anno”, la decisione è stata quindi quella di includere i “cambiamenti” in una lezione “plus”. “Nelle lezioni curricolari, invece, il sistema istituzionale è esattamente quello vigente”. Indubbio, ma resta il fatto che nelle otto pagine dedicate alla “riforma” non vi sia alcun rimando alla tornata referendaria.

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