Economia / Approfondimento

Il Reddito di Cittadinanza continua a essere discriminatorio per i cittadini extra Ue

Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Inps, la misura risulta erogata solo nel 6% dei casi a un cittadino extra-comunitario con un permesso di soggiorno. La situazione appare ancora più grave se si considera che, stando al rapporto Instat “La situazione del Paese”, il rischio di povertà per gli stranieri è quasi il doppio rispetto a chi vive in famiglie composte da soli italiani

Il Reddito di Cittadinanza continua a essere una misura discriminatoria, in cui la cittadinanza del soggetto richiedente conta più della condizione di povertà. La percentuale minima degli stranieri che hanno avuto accesso alla misura conferma questo elemento. A poco è servito il Decreto ministeriale pubblicato il 21 ottobre 2019 da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che stabiliva l’elenco degli Stati da cui era “oggettivamente impossibile” ottenere la certificazione per i redditi e il patrimonio posseduto nel paese di origine che sembrava potesse sbloccare, in parte, la situazione.

I dati rilasciati dall’Osservatorio statistico dell’Inps, pubblicato il 20 gennaio 2020 con dati aggiornati al 7 gennaio, sottolineano come la percentuale di cittadini stranieri che hanno avuto accesso alla misura “non è variata rispetto a quella delle domande presentate fino al mese di settembre, pur in seguito allo sblocco dei pagamenti di 40mila domande di cittadini extracomunitari avvenuto nel mese di dicembre”. Rispetto alla cittadinanza del richiedente, la misura (i dati comprendono sia il Reddito di cittadinanza sia la pensione di cittadinanza) risulta erogata solo nel 6% dei casi a un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno (58.194), nel 3% a un cittadino europeo (36.897). Il restante 90% risulta erogato a un italiano (935.015): un dato sconcertante, se si considera che secondo il rapporto Istat “La situazione del Paese”, pubblicato nel 2017, il rischio di povertà per gli stranieri è quasi il doppio rispetto a chi vive in famiglie composte da soli italiani (49,5% contro il 26,3%). Inoltre, vi è una differenza anche nell’importo erogato. Per i cittadini italiani l’importo medio mensile è di 537,11 euro, per i cittadini Ue è di 514,16 e per i cittadini extra Ue l’importo è di 460,20 euro. Una differenza di quasi 80 euro tra italiani e stranieri. 

Il Decreto del 21 ottobre, come chiarito dal messaggio Inps pubblicato il 3 dicembre 2019, sbloccava le domande presentate da cittadini non comunitari dal mese di aprile 2019 e la ripresa dei pagamenti di quelle presentate a marzo 2019 ed erogate fino a settembre 2019. Erano esenti da questo provvedimento, le domande presentate da cittadini di 19 paesi elencati in calce al testo. La previsione di fornire la documentazione riguardante redditi e patrimoni nel paese d’origine era però solo uno dei profili discriminatori nell’accesso alla misura di sussistenza, denunciati dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) già nel febbraio 2019 e spiegati ad Altreconomia in questo articolo. In attesa degli esiti dei vari ricorsi proposti da Asgi, la parità di trattamento nell’accesso al Reddito di cittadinanza è ancora lontana.

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