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Ambiente

Quando il metano non dà una mano

I principali gas climalteranti hanno raggiunto la loro massima concentrazione mai registrata dal periodo preindustriale. Questa dichiarazione ai limiti dell’ottimismo è dell’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) e, giusto per non farci mancare nulla, sottolinea come tra le principali preoccupazioni della comunità…

I principali gas climalteranti hanno raggiunto la loro massima concentrazione mai registrata dal periodo preindustriale. Questa dichiarazione ai limiti dell’ottimismo è dell’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) e, giusto per non farci mancare nulla, sottolinea come tra le principali preoccupazioni della comunità scientifica mondiale c’è il possibile rilascio di grandi quantità di metano dai depositi (per ora) ghiacciati nell’Artico.
Nonostante la crisi economica mondiale, che deprime economie ed animi, i gas climalteranti non hanno mai smesso di crescere e secondo Michel Jarraud, segretario generale della WMO "sarebbero potuti essere ben più alti se non ci fosse stata un’azione internazionale per ridurli".  Il biossido di carbonio vince la gara, risultando il primo gas climalterante di origine antropica con il suo 63,5% di potere radiativo (il rapporto tra la radiazione entrante in atmosfera e quella riflessa nello spazio, più è positivo più è responsabile del riscaldamento globale) rispetto a tutti gli altri gas. La sua concentrazione, stabile tra le 260 e le 280 parti per milione (ppm) fino al 1750, è cresciuta fino a superare le 394 ppm nel giugno 2010.
Ma a preoccupare gli scienziati è il metano. Secondo solo alla CO2 per potere radiativo, è aumentato dal 1750 ad oggi del 158% i due terzi del quale deriva da attività umane (come l’allevamento, la coltivazione di riso e l’estrazione di combustibili fossili). Ma sotto l’occhio vigile della comunità internazionale c’è non tanto il CH4 già presente in atmosfera, ma quello che rischia di finirci se le temperature medie dovessero continuare ad aumentare, portando ad ondate di calore eccezionali alle latitudini artiche, dove sono sepolte sotto metri di permafrost milioni milioni di tonnellate di gas, o forti precipitazioni nelle zone umide tropicali com’è successo nel 2007 e nel 2008.
Un articolo pubblicato su Independent nel 2008, una missione scientifica nell’artico russa e svedese ha trovato concentrazioni di metano 100 volte più elevate rispetto al normale in diverse zone della settentrionale siberiana.
Secondo uno dei ricercatori presenti, Gustaffson, citato dall’Indipendent sarebbe stata trovata un’area estesa di rilascio intensivo di metano: "in altri siti abbiamo trovato elevati livelli di metano dissolto [nell’acqua di mare]. Ieri per la prima volta abbiamo documentato una zona in cui il rilascio era così intenso che il metano non aveva tempo di dissolversi nell’acqua di mare, ma formava bolle che raggiungevano la superficie".
 

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