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Economia / Opinioni

Proposte per rafforzare il Reddito di cittadinanza

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L’Alleanza contro la povertà avanza precise soluzioni per una revisione dello strumento. Istanze da prendere in considerazione. La rubrica dell’Osservatorio internazionale per la coesione e l’inclusione sociale

Tratto da Altreconomia 243 — Dicembre 2021

A metà novembre si è riacceso il dibattito sulla riforma del Reddito di cittadinanza (Rdc). Nella bozza di legge di Stabilità il governo ha inserito alcune norme tese a rafforzare gli obblighi al lavoro e all’attivazione dei percettori del sussidio, prevedendo il ritiro del trasferimento al secondo rifiuto di un lavoro ritenuto “congruo” e la riduzione del suo importo dopo il primo rifiuto. Pochi giorni dopo, il comitato scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, nominato dal ministero del Lavoro e presieduto dalla sociologa Chiara Saraceno, ha presentato un rapporto nel quale si suggeriscono linee di riforma antitetiche a quelle del governo. Mentre il governo si concentra sul “bastone” necessario, a suo modo di vedere, per costringere i poveri a non oziare sul divano, la commissione, sulla base di un’ampia mole di dati, si concentra su alcuni limiti del disegno del Rdc. Peraltro ben noti a tutti coloro che guardano al tema da una prospettiva non ideologica, si tratta di limiti relativi alla capacità della misura di tutelare in modo adeguato le famiglie in condizioni di maggior bisogno. 

Se da un lato il governo sembra seguire una serie di luoghi comuni, non corroborati dai dati disponibili, sul “fallimento” del Rdc perché non stimolerebbe l’attivazione dei beneficiari, il comitato scientifico, in coerenza con l’obiettivo primario di ogni strumento di reddito minimo, guarda all’efficacia della misura nel contrastare povertà ed esclusione sociale.

Il tema della riforma del Rdc è stato peraltro oggetto di studio da parte dell’Alleanza contro la povertà (alleanzacontrolapoverta.it), un ampio network di associazioni, sindacati ed enti del terzo settore da anni impegnate sul tema. A inizio ottobre 2021, sulla base di analisi e confronti con le principali esperienze estere, l’Alleanza ha presentato un documento contenente otto proposte di riforma, tese ad affrontare i veri nodi che affliggono il Rdc. Queste proposte sono in gran parte sovrapponibili a quelle del “Comitato Saraceno” a conferma della sostanziale unità di visione fra esperti delle linee su cui dovrebbe basarsi una revisione di questo strumento.

Nello specifico, le proposte dell’Alleanza toccano i seguenti temi. La prima è quella di modificare la scala di equivalenza usata per l’accesso e il calcolo della prestazione, che svantaggia i nuclei numerosi. Applicare la scala dell’Isee consentirebbe di accrescere di circa 400mila unità le famiglie beneficiarie, con un costo annuo per le finanze pubbliche di circa 3,2 miliardi di euro. La seconda proposta è ridurre da 10 a 2 gli anni di residenza richiesti ai cittadini extracomunitari per l’accesso, ampliando così la platea di nuclei beneficiari di circa 150mila unità (costo annuo di circa 900 milioni). Terza proposta: migliorare la coerenza dei numerosi requisiti di accesso, allentando il vincolo sul patrimonio mobiliare che penalizza molte famiglie bisognose. Quarta proposta: reintrodurre i punti unici di accesso previsti per il Reddito di inclusione (Rei) al fine di facilitare la predisposizione della domanda da parte dei potenziali beneficiari. 

Quinta proposta: reintrodurre l’analisi preliminare del nucleo beneficiario, in modo da valutare adeguatamente i suoi bisogni multidimensionali per migliorare la capacità di intercettare il disagio sociale. Sesta proposta: rendere volontari i Progetti utili per la collettività (Puc) destinati dai Comuni ai beneficiari del Reddito di cittadinanza. Settima proposta: migliorare i percorsi di riattivazione per meglio tutelare chi è caduto in povertà in seguito alla pandemia. Ottava e ultima proposta: aumentare la cumulabilità fra RdC e reddito da lavoro. È dunque auspicabile che il dibattito parlamentare prenda in considerazione i suggerimenti unanimi degli esperti, anziché continuare a concentrarsi su aspetti che peggiorerebbero senz’altro il benessere dei percettori del Reddito di cittadinanza senza migliorare l’efficacia e l’equità di tale strumento.

Michele Raitano insegna Politica Economica a La Sapienza Università di Roma. Fa parte dell’Osservatorio internazionale per la coesione e l’inclusione sociale

 

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