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Perché non possiamo fare a meno dell’Europa

Contro la retorica anti-euro di sovranisti e populisti Di Alessandro Volpi
ISBN 9788865163108

Prezzo: 13,50 10,80

13×20 cm / 144 pagine / gennaio 2019


L’egoismo sovranista e le nostalgie autarchiche mettono in discussione l’Europa. Ci sono invece ottime ragioni per restare europeisti.

L’Unione europea, l’euro e l’idea stessa di Europa sono oggi sotto attacco: dalla Brexit alla Italexit, la retorica dei nuovi sovranisti e populisti la addita infatti come istituzione “matrigna” e origine di tutti i mali nazionali.

Alessandro Volpi spiega perché numerose considerazioni storiche, geografiche, economiche dimostrino invece, con chiarezza, che l’Europa e la sua moneta sono indispensabili, smontando le visioni nostalgiche delle monete nazionali, le tesi autarchiche, le derive protezionistiche e la logica dei muri eretti contro i migranti.

L’autore affronta punto per punto – con un approccio critico, ma costruttivo – le grandi questioni legate all’Europa: le dure ripercussioni di un’eventuale uscita del nostro Paese dall’euro; le condizioni a cui si possono tenere sotto controllo il debito pubblico e i suoi interessi; Il ruolo fondamentale della Banca Centrale Europea; il rapporto tra le politiche industriali e gli investimenti pubblici, necessari per far partire la ripresa; il delicato nodo della spesa sociale e della lotta alla povertà, che va ben oltre i proclami dei politici; le conseguenze negative del protezionismo in termini sociali e ambientali; il “punto caldo” delle migrazioni e l’inutilità dei “muri”; le oscillazioni tra rappresentanza e “democrazia diretta”.

A pochi mesi dalle votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo (Le elezioni europee del 2019 si terranno nei 27 stati membri dell’Unione europea tra il 23 e il 26 maggio), “Perché non possiamo fare a meno dell’Europa” affronta – con successo – la complessità e contrappone la forza dei fatti alla vacuità degli slogan sui social, ricapitolando in modo efficace le buone ragioni per restare europeisti e attivarsi per costruire l’Europa del futuro.

“Alla prova dei fatti, senza moneta comune e senza una (per quanto flebile) idea di Europa, i singoli Stati affonderebbero rapidamente come dimostra il fatto che ad ogni sussulto “troppo nazionalistico” il mondo, e non solo i mercati, si spaventa e reagisce per evitare il disastro di un pianeta retto solo da Trump, Putin e Xi Jinping; gli unici interessati non alla sparizione ma alla sudditanza dell’Europa.”

La rassegna stampa

Radio 24, “Europa Europa“, Gigi Donelli
“La nostra economia ha un cuore europeo”

Radio Articolo 1, Scaffale lavoro, Emiliano Sbaraglia
“L’Europa deve avere la capacità come soggetto collettivo di farsi carico di un processo di integrazione globale”

Popolis
Un saggio che affronta – con successo – la complessità del tema e contrappone la forza dei fatti alla vacuità degli slogan

Vanity Fair, 20 febbraio 2019
E se a dirlo è uno storico viene da crederci…

RSI, rete Due, Moby Dick, 30 marzo 2019, Good Morning Brexit

Affari italiani
“Ma c’è un secondo motivo, oltre alla questione del debito, per cui l’Italia ha bisogno dell’Europa. E sono gli scambi commerciali”

L’indice

Premessa
EPPURE L’EUROPA C’È
di Alessandro Volpi

Introduzione
L’ECONOMIA DEGLI SLOGAN
Perché le parole contano più dei fatti

Capitolo 1
EURO VS. LIRA
Perché l’operazione nostalgia “non s’ha da fare”!

Capitolo 2
L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL DEBITO
Perché senza una moneta forte non si trovano “benefattori”

Capitolo 3
NE ABBIAMO D’AVANZO
Perché, se ci crediamo, possiamo farcela

Capitolo 4
EUROPA: CRESCITA E DEFLAZIONE
Perché le regole “vecchie” vanno cambiate

Capitolo 5
POLITICHE INDUSTRIALI E INVESTIMENTI PUBBLICI
Perché la ripresa non riparte da sola

Capitolo 6
LA SPESA È SOCIALE
Perché sconfiggere la povertà è molto difficile, e non basta esultare sul balcone

Capitolo 7
IL “PUNTO CALDO” DELLE MIGRAZIONI
Perché non si può fermare la storia a cannonate

Capitolo 8
LE POLITICHE FISCALI INEVASE
Perché se tutti pagano, tutti pagano di meno

Capitolo 9
IL PROTEZIONISMO CHE INQUINA E IMPOVERISCE
Perché i “muri” non servono

Capitolo 10
AUTODETERMINAZIONE E “DEMOCRAZIA DIRETTA”
Perché la rappresentanza è una cosa seria

Conclusioni
PERCHÉ L’EUROPA È INDISPENSABILE

Bibliografia

L’introduzione

L’ECONOMIA DEGLI SLOGAN
PERCHÉ LE PAROLE CONTANO PIÙ DEI FATTI

“Il linguaggio contemporaneo pare vivere una duplice esperienza. Da un lato tende a prevalere una semplificazione dei contenuti e delle forme espressive, indotte dalle modalità di comunicazione dei social media, che obbligano a comprimere in pochissimo spazio qualsiasi enunciazione, anche la più complessa, di fatto bandendo la stessa complessità dal novero delle categorie di racconto e di interpretazione della contemporaneità. Si assiste, lungo tale percorso, al rifiuto dell’argomentazione, considerata ipso facto come un inutile aggravio rispetto alla ben più efficace e più diretta proclamazione degli slogan, funzionale alla vera e propria infantilizzazione dei lessici da adoperare. Un simile processo ha, di fatto, contribuito a ridurre in maniera fin quasi imbarazzante il peso dei contenuti e soprattutto della loro coerenza e della concreta possibilità di realizzarli, estendendo a dismisura, invece, gli spazi della più diretta narrazione emotiva.

Dall’altro lato è in corso un costante richiamo ad un passato mitizzato che non ha però una dimensione temporale reale e definibile. Nella retorica celebrata dai sovranismi degli Stati nazionali si recuperano pezzi di storia senza alcuno sforzo di approssimarsi alla verità e rimuovendo anche le più consolidate chiavi di lettura in nome di un recupero originale degli “spiriti primitivi”, per usare termini ora molto praticati, snaturati proprio dalle successive, manipolatorie, utilizzazioni fatte dalla “cultura dominante”, pericolosamente sovranazionale, globalista e antipatriottica. […]

La combinazione di banalizzazione dei linguaggi e di recupero del passato, privo di senso storico ma gloriosamente celebrato come la “vera storia” tradita, tende insomma a generare oggi alcune pericolose “mostruosità”, poi tradotte in formule “social”, spesso gridate e assai accattivanti, che rischiano persino di diventare i principi fondativi della politica economica italiana […]”

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Gli autori

Alessandro Volpi

Docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Ha insegnato presso numerosi Master e corsi di perfezionamento in varie sedi universitarie italiane ed è autore di numerose pubblicazioni e articoli sulle tematiche della storia economica e dell’economia contemporanee. Collabora con il mensile Altreconomia e con il quotidiano Il Tirreno. È stato sindaco di Massa dal 2013 al 2018. Ha scritto “Mappamondo postglobale” (Altreconomia, 2008), “Una crisi tante crisi” (Pacini, 2009), “Sommersi dal debito” (Altreconomia, 2011), “La globalizzazione dalla culla alla crisi” (Altreconomia, 2013), “Fare gli Italiani, a loro insaputa. Musica e politica dal Risorgimento al Sessantotto” (Pacini, 2017).