L’economia è cura

Una vita buona per tutti: dall’economia delle merci alla società dei bisogni e delle relazioni di Ina Praetorius
ISBN 9788865163207

Prezzo: 12,00

128 pp / 13×20 cm / marzo 2019


L’economia è cura. E prendersi cura, di sé e degli altri, è il primo passo per un radicale cambio di prospettiva: la reciprocità e la dipendenza consapevole dall’altro/a sono l’antidoto più sovversivo all’individualismo. Per una vita buona.

“Il passaggio da una società di mercato centrata sulla produzione di merci e sul profitto a una società di economia domestica, centrata sul bisogno e sulla libertà-in-relazione di tutti gli esseri umani, significa il cambio di paradigma decisivo della nostra epoca.”

Il libro “L’economia è cura” di Ina Praetorius è un invito a cambiare paradigma, a partecipare a una “care revolution” che costruisca un linguaggio e un’economia differenti, alla ricerca di una “felicità interna lorda” e di un sistema economico e sociale capace di soddisfare i bisogni di tutti, senza discriminazioni.

Scrive nella postfazione il filosofo Roberto Mancini: “quando Praetorius afferma che l’economia è cura non sta semplicemente proponendo un’altra economia, ci sta richiamando a vedere il senso del modo umano di stare al mondo”. Contro la logica del potere (maschile), Praetorius “ci fa riconoscere che esiste la coralità umana e dei viventi”.

Un libro che non solo auspica una profonda e radicale trasformazione del sistema di vita che oggi informa il mondo globalizzato, ma che ci chiede di prenderci cura
di tale transizione.

La bella traduzione e il saggio introduttivo sono della curatrice del volume, Adriana Maestro, responsabile del Centro Studi Mediterraneo Sociale e dell’associazione Rita Atria-Giancarlo Siani, a Napoli. L’appassionata prefazione è di Luisa Cavaliere. La Posfazione di Roberto Mancini. La copertina 
è dell’illustratrice turca Hülya Özdemir, instagram.com/huliaozdemir

Rassegna stampa

La repubblica, Solidarietà, Equo e solidale
Contro la logica del potere (maschile), Praetorius “ci fa riconoscere che esiste la coralità umana e dei viventi

La libreria delle donne
un viaggio nel pensiero e nella storia occidentale che ci porta nel cuore del presente

Dalla prefazione di Luisa Cavaliere “Cura e noncuranza”

“Con il femminismo ho imparato che il prendersi cura di sé è il primo gesto per comprendere quanto sia necessario un radicale cambio di prospettiva per vivere e per vivere bene. Per fronteggiare un’esistenza che si definisce, definisce la sua essenza, attraverso la consapevolezza primaria della sua finitezza.

La necessità prioritaria della cura di sé e la consapevolezza della natura relazionale della soggettività sono le conquiste più significative del movimento delle donne. Certamente non inedite. A essere inedita, radicalmente inedita, rispetto al tanto che la riflessione maschile pure ha prodotto su questo tema, è l’esperienza che generò questa consapevolezza, il luogo che la rese possibile. I gruppi di autocoscienza sbrogliarono la matassa incandescente e indistinta del desiderio femminile di soggettività, di padronanza sul reale, di parole per dirsi, di ricchezza simbolica e scoprirono che la storia raccontata da ciascuna era storia di relazioni. Primarie, come quella con la madre e con la lingua che lei trasmetteva, ma anche sussidiarie, con le maestre, le madri simboliche, le sorelle. Con le altre. Da quella matassa emerse e si definì quanto la struttura relazionale della soggettività fosse la sua sostanza e che senza il sapere di essa non potevano avere origine, generarsi, né trascendenza, né vita consapevole, né pensiero di sé, né parola, né etica, né, meno che mai, cura.

Quella cura avvilita da una sottovalutazione che l’ha tenuta fuori dai grandi sistemi conoscitivi come attività minore adatta per questo alle donne, e che oggi, grazie alla riflessione del femminismo, si profila come possibile fonte di un sapere capace di rispondere con efficacia alle domande del presente. L’assumere le relazioni di cura come paradigma per un radicale cambiamento garantisce approdi ancora magmatici che delineano un orizzonte che non esorcizza né rimuove – e come potrebbe? – lo scacco che ci infligge la finitezza dell’esperienza umana. Se so, perché guardo il mondo, che niente posso fare per agire sul tempo dell’esistenza, so anche che per poter conservare la vita, riprodurla, renderla buona, devo misurarmi e imparare ad agire con la coscienza del limite. L’altro o l’altra, che ho di fronte e da cui dipendo, mi ricordano continuamente che sono essenziali alla cura che devo avere per me e mi fanno anche comprendere chi sono e fino a dove può arrivare la mia azione consapevole”.

Dalla presentazione di Adriana Maestro “Ripensare il mondo”

“[…] Credo non si colga appieno la cifra di questo lavoro se lo si considera un libro sulla “cura”. O meglio, occorre capire in che senso lo è. Certamente non è un libro sull’economia della cura. Capiamo perché. Oggi il tema della cura è molto frequentato, grazie soprattutto a una parte del pensiero femminista che ci ha lavorato assiduamente in questi anni, ponendolo al centro delle proprie riflessioni . Si parla ormai abbastanza comunemente di cura, lavori di cura, economia della cura, anche con tutte le trappole che questi termini e queste tematiche portano con sé. Ed è un dibattito che si è sviluppato soprattutto nell’ambito del pensiero femminista – già a partire dagli anni Settanta del Novecento con le discussioni sul lavoro domestico, in particolare di Adriana Maestro, curatrice e traduttrice negli Stati Uniti – perché ancora oggi i lavori di cura interessano prevalentemente le donne. Tanto quelli non pagati, i lavori di accudimento che si svolgono tra le pareti domestiche, quanto quelli retribuiti, come ad esempio i lavori di assistenza e di cura degli anziani, dei bambini, dei disabili, dei malati, in strutture pubbliche o private, negli ospedali, o i lavori nei settori della ristorazione, e così via.

La proposta che qui però Praetorius chiaramente ci fa è di considerare la cura come il centro stesso, l’oggetto precipuo dell’economia e non come un settore specifico di essa che chiede riconoscimento senza, con questo, mettere sostanzialmente in discussione il concetto di economia come oggi viene comunemente accettato. Tra l’altro, «cura» non viene qui intesa nel senso restrittivo di lavoro di accudimento, ma nel senso più ampio, proposto dalle autrici dell’«ABC des guten Lebens » , di cura per il mondo, preoccupazione per il mondo attraverso l’impegno per una trasformazione culturale. Ma la novità importante è che non si dice: le attività di cura sono da considerarsi anch’esse attività economiche, hanno anch’esse una valenza economica – per questo motivo, parlare semplicemente di economia della cura come un settore specifico nell’ambito più generale dell’economia è riduttivo oltre che fuorviante – bensì, in maniera ben più radicale: l’economia è cura”.

Dalla postfazione di Roberto Mancini “Per la salvezza del mondo”

“[…] questo testo di Ina Praetorius è un lucido contributo alla lenta, contrastata ma ormai irreversibile gestazione di una coscienza collettiva congruente con la realtà della storia, fedele alla vita intesa come comunità dei viventi e capace di promuovere la salvezza che ci riguarda. L’autrice smonta la rete di dicotomie tipica della logica del potere e della mentalità patriarcale e procede alla rottura dell’ordine simbolico dualistico. Per lei l’ecologia (espressione di un logos che si sviluppa secondo la vita e l’armonia con la natura) deve ricondurre l’economia al suo senso specifico, quello di rispondere al bisogno umano di preservare la vita e la sua qualità, promuovendo la giustizia negli equilibri sociali e nel rapporto con il mondo vivente.

Lucidamente Praetorius fa notare che non esiste una via nichilista oltre l’ordine dicotomico, non ci sono scorciatoie, infatti non si tratta affatto di “prendere il potere”; piuttosto bisogna generarne con pazienza un nuovo ordine del mondo. Un ordine che abbia nella saggezza del prendersi cura il suo criterio operativo trasversale e sistematico. Che cos’è la cura? È la risposta adeguata al valore dei viventi, che si rende presente in vari gradi di intensità negli esseri umani, negli animali, nelle piante, nelle relazioni. Inoltre la cura è accoglienza, sollecitudine, promozione di forme di vita integre e armoniose, garanzia di futuro migliore.

La cura, anche se non ha la facoltà di assicurare una salvezza definitiva ed escatologica, per sua indole guarda verso il futuro dei viventi, è appassionamento al loro essere e alla vita sensata. La cura è per la salvezza, mai per consegnare qualcuno alla morte. La logica dicotomica del potere va nella direzione opposta: spezza le relazioni, produce disintegrazione, mortifica ogni realtà, porta alla rovina e alla desolazione. Giacché il modo di organizzare la società l’economia stessa non dipende da un dato di natura, se non per quei vincoli ecologici che il modello neoliberista trionfante pretende di calpestare, ma dipende dall’orientamento culturale prevalente, non può esserci alcun vero mutamento senza anzitutto una profonda trasformazione del modo di pensare. Ed è su questo piano che l’autrice apre prospettive decisive”.

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Gli autori

Ina Praetorius

Teologa, economista e scrittrice svizzera, è oggi una delle voci più importanti del femminismo teologico militante e “radicale”. Si autodefinisce “una rompiscatole postpatriarcale”. Tra i numerosi libri è autrice di “Penelope a Davos. Idee femministe per un’economia globale”, Quaderni di Via Dogana (2011)