Il mare privato

Lo scempio delle coste italiane. Il caso dei porti turistici in Liguria. Le conseguenze di cemento, speculazioni, criminalità A cura di Fabio Balocco
ISBN 9788865162972

Prezzo: 13,00

13×20 cm / 128 Pagine / gennaio 2019


I “porticcioli” – il diminutivo è ingannevole – sono la testa di ponte per privatizzare le nostre coste e il mare. Una storia di cemento che parte dalla Liguria, la regione regina del diporto, ma è la stessa in tutta Italia.

Le coste italiane sono infestate dal cemento, per circa 3.300 km, oltre metà dei nostri litorali. Ma, non paghi di villette ed eco-mostri, gli speculatori hanno spostato le loro ruspe dalla costa fino ai lidi e al mare stesso: è il fenomeno dei “porti turistici”, eufemisticamente detti “porticcioli”.

A differenza dei porti, che sono pubblici e al servizio della comunità, i porticcioli sacrificano un bene comune sull’altare dell’interesse privato e della ristretta cerchia che può permettersi il “diporto”. Il business che sposa nautica e cemento
 è diffuso in tutta Italia ma in Liguria – quasi 24mila posti barca – è eclatante. Il libro denuncia lo scempio ambientale e il fitto intreccio di rapporti fra politica, imprenditoria e – in alcuni casi – malaffare. Racconta perché i porti turistici sono i cavalli di Troia che aprono
la strada a case di lusso, parcheggi, aree commerciali.

Spiega la normativa che ha permesso ai porticcioli di proliferare, a partire dal “Decreto Burlando”. Ne descrive l’impatto, spesso devastante, su spiagge e ambiente costiero. Svela le connessioni con la criminalità organizzata in Liguria. Un’opera dedicata a chi ha a cuore la tutela della bellezza del nostro Paese e alle comunità che “resistono”.

Con la prefazione dell’urbanista Paolo Berdini e gli importanti contributi di numerosi scienziati, attivisti, giornalisti: Sebastiano Venneri, Giampietro Filippi, Marco Piombo, Franco Zunino, Franca Guelfi.

“Se questo libro portasse ad un più vasto pubblico una maggiore consapevolezza sulle mostruosità che deturperanno i Comuni costieri, avrebbe raggiunto un grande obiettivo.”

Rassegna stampa

Note dell’autore, Radio Popolare, audio
Il cemento è tra le tante minacce subite dal nostro territorio, non solo per gli ecomostri ma anche per il dramma dei porticcioli che arriva fin dentro al mare

La riviera, 14 marzo 2019
I porti turistici sono esemplari della dissennata politica liberista attuata in questi decenni nel nostro paese

La terra di mezzo, Radio Popolare, minuto 42:40
i porti turistici oltre a eliminare le spiagge esistenti e, a causa dello loro strutture e dello spostamento delle correnti, hanno causato la riduzione o sparizione delle spiagge adiacenti

popolis.it
quasi nessuno, con la ragguardevole eccezione di Antonio Cederna, si era infatti occupato fino ad oggi della problematica dei porti turistici o “porticcioli” (così impropriamente definiti, visto che a volte si parla di 1.500 posti barca)

salviamoilpaesaggio.it
“[…] c’è stata in questi decenni una volontà politica locale favorevole alla privatizzazione, ma agevolata da provvedimenti legislativi ad hoc volti a snellire le procedure per la realizzazione dei porti

Il fatto quotidiano
Ma porti turistici non significano solo privatizzazione di beni comuni, non significano solo alterazione di territorio e ambiente, non significano solo graziosi regali dei politici: significano anche (come spesso accade in Italia, dove domina il cemento) criminalità organizzata

Volerelaluna.it
Tanto siamo entrati nell’ottica che i beni pubblici possano non essere più pubblici che non ci si fa nemmeno caso quando li si perde

rivieratimes.news
dettagliata inchiesta sulla speculazione edilizia circostante i porti turistici in tutta Italia, con particolare riferimento ai casi presenti in Liguria

Clicca sulla foto e guarda l’intervista su rivieratimes.news

Dalla prefazione

Di Paolo Berdini

[…] L’ideologia trionfante in questi trenta anni di liberismo selvaggio ha demonizzato questa insostituibile prerogativa programmatoria delle pubbliche istituzioni, chiedendo a gran voce – una voce sostenuta dai potenti mezzi di comunicazione di massa che finanza grandi costruttori e altri controllano – la piena libertà di azione: basta con i lacci e laccioli che ritardano il dispiegarsi dell’iniziativa privata.

Ma questa è una pretesa fraudolenta perché nasconde accuratamente la questione principale, e cioè che le ingenti spese per la realizzazione di dighe foranee, di porti e porticcioli, dei “pennelli” e ogni altra opera indispensabile a fermare la scomparsa degli arenili si è resa necessaria proprio a causa della disinvolta diffusione di precedenti “colate” in cemento armato, che hanno mutato le correnti marine e provocato l’erosione delle spiagge.

Gli spensierati sostenitori dell’interventismo in materia di opere pubbliche, in altri termini, giocano d’azzardo: sia perché non valutano o non conoscono gli effetti sistemici che ogni opera a mare provoca e i suoi sconvolgimenti del paesaggio costiero, sia perché – ciò che più conta – si fingono imprenditori ma in realtà utilizzano a piene mani il fiume di denaro pubblico che alimenta la proliferazione di inutili attracchi.

Se, come dimostra bene questo straordinario libro, quasi ogni Comune della Liguria pretende di avere un porto (o un porticciolo) in nome del mito dello sviluppo, il processo che si innesca è evidentemente insostenibile e andrebbe invece governato proprio dalle autorità pubbliche. Con la cultura liberista si è dunque perfezionata una spirale perversa: si impongono opere molto costose localizzate a pioggia e sostenute da piccole e grandi lobby, ben evidenziate in molti passi del volume; si svuotano le casse dello Stato; si deturpa permanentemente il Bene Comune rappresentato dalle coste e dagli arenili, che d’altra parte molto spesso formano un’insostituibile risorsa per sostenere le economie di prossimità e un turismo intelligente.

Sono certo che questo volume contribuirà a fermare molti scempi e il primo modo per farlo sarà proprio quello di bloccare ogni opera, a meno che non provenga da una previsione di politiche nazionali sostenute da quadri conoscitivi autorevoli e indipendenti dagli interessi lobbistici.

Dall’introduzione

Di Sebastiano Venneri

[…] Se volete avere un’idea di come sia possibile cambiare i connotati della costa fate un giro su Google Maps lungo il litorale Nord Orientale della Sicilia fra Milazzo e Sant’Agata di Militello, passando per Patti e Capo d’Orlando. È un susseguirsi di barriere frangiflutti poste in prossimità di spiagge sempre più risicate alternate a imponenti strutture portuali, decisamente sovradimensionate per l’utenza locale, ma che avrebbero dovuto rappresentare, nelle migliori intenzioni di progettisti e amministratori, il volàno per il rilancio dell’economia del territorio. Di certo tutte queste opere a mare hanno fatto la fortuna di tante aziende del settore dell’edilizia e del movimento terra che hanno drenato appalti milionari per opere inutili, a volte dannose, che hanno irrigidito e artificializzato la nostra costa.

Tra Santo Stefano di Camastra e Furnari (sotto la Rocca di Tindari), in provincia di Messina, corrono poco più di 56 chilometri che attraversano 14 piccoli Comuni, tutti abbondantemente sotto i 15mila abitanti. In questo lembo di costa sono in attività due porti turistici (Porto Rosa e Capo d’Orlando), uno è in fase di completamento (Sant’Agata di Militello), un altro è finanziato (Santo Stefano di Camastra) e ancora altri 5 sono progettati (in pratica, uno ogni 8 chilometri) per un totale di migliaia e migliaia di posti barca.

Anche qui può essere utile fare un giro sul sito www.erosionespiagge.eu messo a punto sapientemente dal circolo Legambiente dei Nebrodi per raccogliere materiale sul tema. È sconcertante la galleria fotografica che racconta, come solo le immagini sanno fare, il cambiamento della linea di costa nell’ultimo periodo. Quanti anni sono passati da quando c’era così tanto spazio sulla spiaggia di Capo d’Orlando che si montavano addirittura le giostre per la festa della Madonna? E ora è sparito tutto e il mare aggredisce il lungomare…

E quanti campionati di calcio sono passati da quando la squadra del Sant’Agata disputava le sue partite su un bel campo regolamentare vista mare costruito addirittura di traverso sulla spiaggia? E c’era anche lo spazio per tirare a secco le barche dei pescatori. Oggi quelle barche hanno invaso la sede stradale, lo stadio non c’è più e di quella spiaggia lunga centinaia di metri è rimasto poco o nulla. E sono rimasti pochi granelli di sabbia anche della spiaggia di San Gregorio, quella che accoglieva l’abbraccio dei due amanti nel finale di “Sapore di sale”, la canzone di Gino Paoli ispirata proprio da quella spiaggetta.
Era il 1963.

Indice
  • Prefazione / Il futuro scritto sulla sabbia di Paolo Berdini
  • Introduzione / Le coste italiane e il cemento: i porti turistici nel bel paese di Sebastiano Venneri
  • Il report “Mare monstrum” di legambiente
  • Capitolo 1 / La normativa in materia di porticcioli di Fabio Balocco
  • Capitolo 2 / Breve storia dei porticcioli in Liguria di Fabio Balocco
  • Capitolo 3 / Gli effetti dei porticcioli sulla costa. Il caso Liguria di Giampietro Filippi
  • I porticcioli turistici oggi in Liguria
  • Capitolo 4 / L’impatto ambientale dei porticcioli. L’allarme del WWF di Marco Piombo
  • Storie 1 / Un porto che si farà: l’incredibile storia di Ospedaletti di Fabio Balocco
  • Storie 2 / Un porto che (forse) non si farà: la Margonara di Franco Zunino e Giampietro Filippi
  • Storie 3 / La piattaforma Maersk a Vado Ligure: una storia che farà storia di Franca Guelfi
  • Capitolo 5 / I porticcioli turistici e i fenomeni criminali di Massimo Acanfora
  • Capitolo 6 / Fronte del porticciolo: c’è chi dice no di Massimo Acanfora
  • Documentazione: i libri e i siti web essenziali
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Gli autori

Fabio Balocco

È ambientalista, avvocato, blogger per Il Fatto Quotidiano e scrittore in campo ambientale e sociale. È autore, fra l’altro, di “Poveri. Voci dell’indigenza, l’esempio di Torino” (Neos ed.) “Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni” (Il Babi Editore) e - con altri autori - di “Torino: oltre le apparenze”(Arianna ed.), “Verde clandestino” (Neos ed.) e “Loro e Noi” (Neos ed.).