Ambiente / Intervista

Alberto Peruffo. Gli affari che contaminano la salute

La sottovalutazione della gravità dell’inquinamento da composti chimici perfluoroalchilici (Pfas) in Veneto va contrastata con la divulgazione. Ecco chi ci sta provando

Tratto da Altreconomia 216 — Giugno 2019
Alberto Peruffo

Ricercatore culturale che si divide tra scrittura e arti performative e attivista con una forte passione per la montagna, Alberto Peruffo è nato nel 1967 a Montecchio Maggiore (VI), a sette chilometri dall’azienda, in fallimento, Miteni spa di Trissino (VI), ritenuta responsabile dello sversamento nell’acqua dei composti chimici perfluoroalchilici (Pfas). Tra i promotori del movimento No Pfas, Peruffo è autore del nuovo libro “Non torneranno i prati. Storie e cronache esplosive di Pfas e Spannoveneti” (Cierre, 2019). Quest’ultimo neologismo è un “omaggio” al presidente del Veneto, Luca Zaia, che “disse che la Regione avrebbe fissato dei limiti ai Pfas ‘spannograficamente’. In quel momento, da un punto di vista lessicale, è nata una nuova razza che fa affari a spanne, a discapito della salute dei cittadini e dell’ambiente”, racconta nella sua libreria “La Casa di Giovanni”, dove lo incontriamo.

Nei tuoi lavori il linguaggio ha un ruolo centrale, per l’uso di alcuni neologismi e del dialetto vicentino.
AP La consegna di un nuovo lessico è uno strumento per uscire dal disastro. Servono le parole giuste al momento giusto: cerco di usarle in modo molto preciso, talvolta duro, sempre creativo. Per esempio, la prima parola d’ordine con cui abbiamo comunicato l’inquinamento da Pfas è stata “Pfiori”: fiori con una P davanti, qualcosa di comprensibile anche a un bambino. Il gioco virtuoso delle parole ci serve soprattutto perché i grandi poteri usano le parole in modo equivoco: le manipolano per nascondere dei crimini. Il mio obiettivo, al contrario, è fare chiarezza con le parole che abbiamo a disposizione e inventarne delle nuove che possano diventare strumenti di relazione e di analisi. In altri casi, invece, è il dialetto a venirci in aiuto. È la lingua dell’amicizia, un registro informale che usiamo per rompere gli schemi della forma istituzionale italiana e attingere alle fonti della satira popolare per evitare dei tranelli normativi. A proposito di comunicazione, da poco è nato il progetto “Pfas.land”.

“Non torneranno i prati. Storie e cronache esplosive di Pfas e Spannoveneti” (Cierre, 2019) è il nuovo libro di Alberto Peruffo

Di che cosa si tratta?
AP È un sito d’informazione sui temi correlati alla vicenda Pfas in Veneto, che ha un forte fondamento scientifico e uno scopo divulgativo. In molti casi, i media hanno minimizzato -o peggio, negato- la gravità di questo inquinamento e spalleggiato i responsabili. Abbiamo sentito allora il bisogno di avere un altro strumento per parlare alle persone. La redazione -aperta a nuove collaborazioni- è formata da una decina di persone con diverse competenze: medici, insegnanti, scienziati, ricercatori. Ogni mese scegliamo un tema e ci lavoriamo insieme revisionando i testi, che per essere approvati devono avere il consenso di almeno due terzi della redazione. Il nostro metodo è prendere dei dati scientifici che già sono a disposizione di tutti, ma incomprensibili ai più, e renderli popolari, che non significa banali, ma comprensibili. Lo abbiamo fatto, ad esempio, con le ricerche del dottor Carlo Foresta dell’Università di Padova sulla stima dei danni sanitari sulla popolazione esposta ai Pfas, o con lo studio del dottor Enzo Merler, commissionato dall’assessorato alla Sanità della Regione Veneto, sulla persistenza dei Pfas nel sangue degli operai della Miteni (le concentrazioni più alte finora riportate nella letteratura mondiale).

“L’impressione è che la gravità di questa situazione stia sfuggendo di mano a chi dovrebbe gestirla. Oltre al disastro ambientale e al dramma sanitario, sono tuttora nascoste le conseguenze economiche dell’inquinamento”

Qual è il ruolo degli enti locali in questa vicenda?
AP L’impressione è che la gravità di questa situazione stia sfuggendo di mano a chi dovrebbe gestirla. Oltre al disastro ambientale e al dramma sanitario, sono tuttora nascoste le conseguenze economiche dell’inquinamento, che esploderanno quando saranno diffusi i dati sulla contaminazione alimentare da Pfas. A metà aprile abbiamo pubblicato il GIS di Pfas.land, la prima mappa digitale navigabile sulla contaminazione da Pfas, dove ciascuno può verificare online l’inquinamento dei pozzi, delle risorgive, dei fiumi e delle acque del territorio. Offre una visuale che lascia un’idea chiara di quanto sia contaminata anche la terra sottostante. Dati che la Regione ancora non sta diffondendo in modo georeferenziato. C’è un continuo rimpallo di competenze sulla questione delle responsabilità e del potere decisionale, per esempio, sui limiti dei Pfas. Ne emerge alla fine un conflitto tra l’economia e il ben vivere, una salubrità che abbiamo portato ai minimi termini. Caduto il principio di precauzione, tutto si deve basare su calcoli, numeri e norme, anziché su relazioni di buon senso capaci di prevenire il pericolo e intervenire prima che sia irreversibile. In questo anno scolastico sono stati fatti molti incontri nelle scuole del vicentino per parlare di Pfas.

Qual è il ruolo dei giovani in questa storia?
AP Loro sono l’unica via di salvezza che ci resta. In una terra violentata, è possibile decidere di restare e dare un futuro ai propri figli? Di fronte a questa desolazione, lo scrittore Luigi Meneghello parlava del “dispatrio”, la dolorosa scelta di lasciare la terra dei padri, che si trasforma così in una terra senza padri. Ma oggi vediamo nei giovani un nuovo protagonismo: riconoscono gli errori fatti dai loro genitori e trovano finalmente il coraggio di distaccarsi. Le generazioni passate hanno fallito: è il territorio che parla, attraverso le voci dei nostri figli. Per sostenere questo processo, abbiamo investito molto quest’anno in un progetto educativo che facesse quello che le istituzioni non hanno fatto: informare partendo dalle scuole, coinvolgendo i docenti e i rappresentanti degli studenti. In sei mesi abbiamo incontrato 1.500 ragazzi tra i 12 e i 19 anni, e 353 genitori in sei scuole, con l’obiettivo di formare una cittadinanza attiva, capace di difendersi e tracciare una strada nuova. È questa forse l’occasione per un cambiamento radicale.

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