Ambiente

Petrolio e abusi in Kazakhstan

Le compagnie petrolifere impegnate nello sfruttamento del greggio kazako violano sistematicamente i diritti dei lavoratori, a cominciare da quello di sciopero. La denuncia dell’ultimo rapporto di Human Rights Watch

Le compagnie petrolifere impegnate nello sfruttamento del greggio kazako violano sistematicamente i diritti dei lavoratori, a cominciare da quello di sciopero. Il nuovo rapporto di Human Rights Watch, “Striking Oil, Striking Workers: Violations of Labor Rights in Kazakhstan’s Oil Sector”, mette l’accento su un altro aspetto controverso legato allo sfruttamento degli idrocarburi in Kazakhstan, dopo che in passato il lavoro di altre organizzazioni non governative (tra cui l’italiana Re:Common) aveva messo a fuoco i danni ambientali legati allo sviluppo della piattaforma off shore di Kashagan e degli impianti sulla terraferma per il trattamento del greggio, realizzate da un’impresa partecipata dall’italiana Eni

La multinazionale di San Donato Milanese è anche una delle tre oggetto del focus di Hrw, che ha intervistato lavoratori e dirigenti della Ersai Caspian Contractor LLC, partecipata da Saipem, a sua volta controllata da Eni. Le altre imprese sono KarazhanbasMunai JSC, una joint-venture tra la compagnia nazionale kazaka KazMunaiGas Exploration and Production e la cinese CITIC group e la OzenMunaiGas, a sua volta controllata dalla compagnia statale kazaka.

Human Rights Watch, nel corso di due missioni sul campo, ha condotto 64 interviste con lavoratori, inclusi dirigenti sindacali ed esperti. Tra gli episodi più cruenti, vi è quello legato alla repressione nel sangue di una manifestazione sindacale indetta per il 16 dicembre del 2011, nella quale furono uccise -ufficialmente- almeno 12 persone. Sindacalisti e testimoni oculari hanno però raccontato un’altra verità: secondo loro le vittime sarebbero state quasi un centinaio. Durante tutto il periodo di lotte sindacali, durato oltre 6 mesi -dal maggio 2011- sono stati in tutto oltre 2mila i lavoratori che hanno perso il proprio lavoro. E numerosi oggi sono sottoposti a giudizio.

Interpellate tramite lettera scritta da Hrw, le società Ersai Caspian Contractor e OzenMunaiGas hanno difeso il proprio operato, mantenutosi -secondo loro- all’interno delle leggi nazionali. Chi ha preferito il silenzio, rifiutandosi di opporre alcuna motivazione all’osservatorio internazionale, è stata la KarazhanbasMunai JSC.

"Lo sfruttamento petrolifero è alla base della forte crescita dell’economia del Kazakhstan, ma il governo e le compagnie non si degnano di rispettare alcun diritto dei lavoratori, che portano il greggio sul mercato operando in un contesto complicato e rischioso", ha detto Mihra Rittmann, ricercatrice per conto di Hrw nell’Asia centrale nonché autrice del rapporto. "I diritti dei lavoratori", ha proseguito, "vengon sistematicamente calpestati, e questi non hanno alcun referente cui rivolgersi".

Ricordando -qualche anno fa- una foto dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi ad Astana, per “promuovere” gli interessi di Eni in Kazakhstan, e quella più recente di Mario Monti, in visita nel Paese asiatico nel marzo scorso, il ministero degli Esteri italiano dovrebbe prender nota e provvedimenti conseguenti al documentato monito di Human Rights Watch:  "E’ quanto mai rischioso stringere alleanze commerciali con governi che intimidiscono, perseguitano e incarcerano lavoratori colpevoli di battersi per i propri diritti", ha continuato Rittmann. "Le aziende e i Paesi coinvolti negli affari petroliferi in Kazakhstan devono prendere coscienza dei "problemi" connessi al mancato rispetto dei diritti, impegnandosi affinché questo regime cessi, così come i continui abusi".

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