Ambiente / Attualità

Sui pesticidi le norme in vigore non bastano a tutelare salute e ambiente

La commissione Pest del Parlamento europeo mette in fila le criticità legate all’autorizzazione e all’uso di queste sostanze, tra cui mancanza di monitoraggio in campo e l’ampio uso di questi prodotti anche a scopo preventivo. Anche in Italia il Piano d’azione resta “largamente inattuato”

© Greenpeace / Ángel Garcia

Il Parlamento europeo ammette  che le regole in vigore per l’autorizzazione dei pesticidi non bastano a garantire la salute dei cittadini e la qualità ambientale. La commissione Pest, creata a febbraio 2018 (poco dopo il rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato fino al 2022) ha pubblicato la sua prima bozza di rapporto mettendo in fila le criticità dell’iter autorizzativo. A cui si affianca anche il tema dell’uso dei pesticidi: l’Europa chiede di spargerli in modo sostenibile, ma rimane spesso inascoltata. E i problemi riguardano anche l’Italia: eccellenza dell’agroalimentare nel mondo, ma con un Piano d’azione sul tema (Pan) ancora in gran parte inattuato e casi come la Toscana, dove la norma che dovrebbe tutelare le acque per il consumo potabile è in realtà una deroga mascherata.

Oggi l’autorizzazione dei principi attivi avviene a livello europeo, mentre per i formulati commerciali sono direttamente i Paesi a dare il via libera. Un iter che “è risultato non sufficientemente trasparente trasparente nel corso dell’intera procedura, dalla mancanza di accesso del pubblico agli studi completi e ai dati grezzi fino alla fase di gestione del rischio”, si legge nella prima bozza del rapporto, messa a punto dai relatori Norbert Lins (Partito popolare) e Bart Staes (Verdi europei).

Il documento, che sarà modificato da qui a dicembre attraverso gli emendamenti dei vari gruppi politici, parla anche di metodi di valutazione che “non sempre riflettono lo stato attuale delle conoscenze scientifiche e tecniche”, mancanza di dati su sostanze attive (coformulanti e miscele di prodotti), carenze di organico e di finanziamenti sia nelle autorità nazionali, sia in quelle europee. “Mentre Paesi come Gran Bretagna, Germania, Francia e Paesi Bassi hanno delle agenzie nazionali per l’autorizzazione di questi prodotti, in Italia c’è solo una commissione di esperti presso il ministero della Salute -spiega Ettore Capri, docente di Chimica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, durante la sua audizione di fronte agli eurodeputati-. Manca un punto permanente di valutazione”.

“Oggi nelle loro valutazioni gli Stati si basano sulle ricerche delle aziende e non rendono pubblici gli studi su cui si sono basati per le loro decisioni. Cosa che non fa neanche l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare Efsa. Serve una maggiore indipendenza delle istituzioni dalle lobby, bisogna riconquistare la fiducia dei cittadini”, dice Bart Staes. Il deputato dei Verdi spera che il lavoro possa essere un input per la nuova Commissione in carica dopo le elezioni europee di maggio 2019: “Nel 2020  i produttori richiederanno il rinnovo delle autorizzazioni per il glifosato. Se riusciremo a garantire che quel processo sia trasparente, allora il nostro lavoro sarà stato utile”, aggiunge.

Accanto alle criticità nelle autorizzazioni, però, rimangono anche dei nodi da sciogliere rispetto all’uso dei pesticidi. La stessa commissione Pest denuncia la mancanza di monitoraggio in campo e l’ampio uso di questi prodotti anche a scopo preventivo. Per Ettore Capri, più che nell’iter di autorizzazioni, il problema sta nel fatto che l’uso sostenibile dei pesticidi, richiesto dalla Commissione europea già dal 2009, in molti casi non è diventato realtà: “In Italia il Piano d’azione è largamente inattuato. L’unica parte che si è concretizzata riguarda la lotta integrata, diventata praticamente obbligatoria. Le misure di mitigazione che nel Nord Europa sono diffuse da noi rimangono inesistenti”.

Vedi il caso della Toscana: nella regione simbolo nel mondo di agroalimentare di qualità e paesaggi stupendi. L’amministrazione regionale a luglio 2018 ha varato un provvedimento che apre all’uso dei pesticidi anche in aree a rischio contaminazione idrica. Se infatti pubblicamente non mancano gli annunci del governatore Enrico Rossi  (“Noi abbiamo già detto no al glifosato dal 2021 e entro il 2019 lavoriamo per disincentivare l’impiego di questo prodotto”) il suo decreto appena varato consente di spargere l’erbicida e un’altra trentina di pesticidi anche nelle aree di salvaguardia delle falde acquifere ad uso potabile senza nemmeno bisogno di un piano aziendale che valuti le caratteristiche ambientali e dei suoli, come invece chiesto dalla normativa nazionale. Con questo trucco il PUFF (Piano per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) toscano di cui fa parte il decreto, “diventa un grande ‘BLUFF’ che paradossalmente elimina il divieto d’uso di tutti i pesticidi nel raggio di 200 metri dai punti di captazione dell’acqua per uso potabile in vigore da 12 anni”, è il commento amaro dei Medici per l’ambiente (Isde) e un’altra decina di associazioni.

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