Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Ambiente

Panama, la diga scricchiola prima di iniziare a funzionare

La denuncia delle ong, in prima fila l’italiana CRBM

Le turbine dell’impianto idroelettrico di Dos Mares, finanziato con un prestito di 220 milioni di dollari dalla Banca europea per gli investimenti e promosso da due società sussidiarie della francese GDF Suez, sono crollate a seguito delle violente piogge che la scorsa settimana hanno investito il territorio di Panama. Fortunatamente per il momento non si ha notizia di persone che sono rimaste ferite a causa dell’evento.
 
L’incidente è avvenuto ancor prima che le turbine entrassero in funzione, giustificando così tutte le preoccupazioni espresse nei mesi passati dalle realtà della società civile locale, le quali hanno sempre sostenuto che l’opera fosse stata realizzata in maniera del tutto inadeguata.
 
Tali preoccupazioni erano state riprese nel rapporto redatto a metà del 2011 dal network di associazioni europee Counter Balance, di cui fa parte anche l’italiana CRBM. Nel documento si denunciava come i canali di adduzione erano stati completati solo con la posa di pellicole di plastica e non di cemento, come previsto in una procedura corretta, tant’è che le stesse pellicole si erano già staccate, cadendo in acqua.
 
La Odebrecht, la compagnia costruttrice della diga, è accusata dal sindacato locale Suntrac di aver ucciso uno dei suoi membri nel 2001 e di adottare degli standard lavorativi molto carenti.
 
Tra l’altro non è la prima volta che il progetto incontra delle difficoltà, visto che già nell’agosto del 2010 un villaggio nei pressi dell’impianto fu allagato a causa  dello scarico d’urgenza di un grande quantitativo d’acqua anch’esso dovuto alla stagione piovosa.
 
Counter Balance, inoltre, ha evidenziato come il progetto sia costato tre volte l’importo medio per questo tipo di infrastrutture e come le terre impiegate per la realizzazione dell’opera siano state acquisite a prezzi ben al di sotto dei valori di mercato e senza consultare in maniera corretta le comunità locali.
 
“In considerazione di tutte le criticità legate al progetto, abbiamo chiesto alla Banca europea per gli investimenti di procedere a una valutazione d’urgenza -ha dichiarato Caterina Amicucci della CRBM-. Purtroppo la Banca non ha fatto nulla, dimostrando una totale incapacità nel monitorare le opere che finanzia con i soldi dei contribuenti europei anche nei casi a rischio come quello di Dos Mares, ovvero la cronaca di un disastro annunciato” ha concluso l’Amicucci.
 
Val la pena rammentare che già all’inizio del 2010 un altro progetto finanziato dalla Banca europea per gli investimenti, l’impianto idroelettrico Gilgel di Gibe II in Etiopia, era parzialmente crollata ad appena un paio di settimane dalla sua inaugurazione.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.


© 2024 Altra Economia soc. coop. impresa sociale Tutti i diritti riservati